COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL

La sedicesima edizione del Courmayeur Noir in Festival (diretto da Emanuela Cascia, Marina Fabbri e Giorgio Gosetti) si svolgerà da martedì 5 a lunedì 11 dicembre, come sempre all’ombra del Monte Bianco e come sempre restando fedele al suo modello originale di mix tra il grande cinema in anteprima, la migliore letteratura di genere mystery, i linguaggi paralleli come la televisione, la grafica, la fotografia, la cronaca.
Cinque le sezioni in cui si articola il programma dell’edizione 2006. Vediamole più da vicino.
La selezione ufficiale per il cinema, conta 15 titoli in anteprima assoluta, di cui 10 in concorso per il Premio Valle d’Aosta Cinema, il Premio Napapjiri per il migliore interprete e il Premio Speciale della Giuria. Il Premio del Pubblico - Fox Crime andrà invece al film più votato dagli spettatori. Tra i titoli più attesi: il ritorno della coppia Tony Scott/Denzel Washington nell’adrenalinico Déja vu con New Orleans squassata da un attentato terroristico; i francesi La tourneuse des pages (una delle rivelazioni dell’ultimo festival di Cannes) e il pluripremiato OSS 117 - Il Cairo, nido di spie; cospicua la lista di titoli americani: si parte da Alpha Dog di Nick Cassavetes e The Trials of Darryl Hunt (entrambi in odore di scandalo), passando per l’omaggio alle atmosfere del noir più classico di Lonely Hearts, per il B-Movie 10th & Wolf di Robert Moresco, finendo con lo sconvolgente ritratto del dittatore Idi Amin nell’inglese The Last King of Scotland. E ancora: l’atteso horror Non aprite quella porta - L’inizio di Jonathan Liebesman, il fantastico The Covenant di Renny Harlin, il capolavoro ritrovato del 1929 L’uomo forte. Interessante inoltre sottolineare la presenza del documentario Il mago del cinema, di Luigi Sardiello e Nico Guidetti, piccolo omaggio a Roger Corman, noto produttore low-budget americano. Da seguire, infine, due opere nordiche: Children di Ragnar Bragason, film islandese candidato all’Oscar e Jade Warrior di Antti-Jussi Annida, il primo film di kung-fu mai prodotto in Finlandia.
Per la sezione letteraria quest’anno è centrale il tema della metropoli, a cui viene dedicato l’incontro Le città in nero. Scrittori italiani e stranieri raccontano le loro città, diventate, da semplice sfondo, veri e propri personaggi delle storie contemporanee della violenza. Oltre a Elmore Leonard (a cui verrà assegnato il Premio Raymond Chandler), definito dalla critica americana il ‘Dickens di Detroit’, partecipano all’incontro: James Hall cantore della Miami violenta dei nostri anni, Harlan Coben con la sua New York tra leggenda e realtà, l’islandese Arnaldur Indridason vera scoperta della “nuova onda” scadinava e gli italiani Enzo F. Carabba, Marcello Fois e Marco Vichi, curatore dell’antologia Le città in nero (Guanda). Tra gli altri protagonisti del circolo Napapjiri: gli americani Harlan Coben autore di Suburbia killer (Mondadori), James W. Hall con il bestseller Acqua profonda (Piemme) e l’inglese Andrew Taylor autore di Il ragazzo americano (Editrice Nord), magistrale ricostruzione degli anni londinesi di Edgar Allan Poe. Uno sguardo particolare è rivolto al noir dei paesi scandinavi con la presenza di Jo Nesbo autore de Il pettirosso (Piemme) e Arnaldur Indridason con La signora in verde (Guanda). Tra gli italiani, non poteva mancare quest’anno Giorgio Faletti con il suo nuovo libro Fuori da un evidente destino (Baldini&Castoldi). Noir americano e italiano infine si confrontano nell’antologia The Dark Side (Einaudi) presentata al Festival dal curatore Roberto Santachiara insieme ad alcuni degli autori dei racconti pubblicati.
MINI Noir sarà ancora una volta una sorta di festival nel festival con film per i più giovani come Alex Rider - Stormbreaker e le avventure create dal geniale disegnatore John Dilworth (Leone il cane fifone) e anteprime assolute come Flushed away (Giù per il tubo), ultimo lavoro della pluripremiata Aardman di Wallace & Gromit. Saranno inoltre attivati dei laboratori creativi realizzati in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design - IED Milano che, per l’occasione, ha anche realizzato due mostre: una grafica dedicata all’illustrazione di due racconti di Carlo Lucarelli e una fotografica, creata sui temi del noir dai giovani allievi dell’istituto.
La Televisione in noir sarà al centro di uno spazio autonomo con le anteprime di alcune delle serie americane più attese del momento (In Justice di Mick Jackson, Robert King e Michelle King, Six Degrees di J.J. Abrams, Day Break di Rob Bowman e Boston Legal di David E. Kelly), in accordo con Buena Vista Entertainment e grazie all’accordo con Fox Crime, e uno speciale omaggio all’antologia italiana Crimini, in onda su Raidue proprio in contemporanea con il Festival.
La sezione Doc Noir, col sostegno dell’Accademia d’Ungheria, è dedicata quest’anno alla rivoluzione ungherese del 1956 e alle conseguenze internazionali di quelle che furono definite le due settimane più lunghe del dopoguerra. In quell’anno il mondo tremò: equilibri, bene o male consolidati, furono messi a dura prova. La sfida di una piccola nazione contro la potente Unione Sovietica fu infatti uno dei maggiori drammi per l’Occidente durante la Guerra Fredda. Nei giorni del festival verranno proiettati alcuni filmati inediti di produzione ungherese, italiana e americana, tra i quali spicca il film di Márta Mészáros, L’uomo mai sepolto, dedicato al rapimento e all’uccisione del premier ungherese Imre Nagy. Il 10 dicembre una tavola rotonda con Bernardo Valli, Demetrio Volcic, Andras Nagy, Attila Szakolczai, Márta Mészáros e altri ospiti internazionali, rifletterà sugli eventi di quell’anno e sulle conseguenze che ne subì l’assetto politico internazionale. L’inchiesta pone al centro due misteri: uno sovietico e uno americano. Il primo è la scomparsa (e il ritrovamento) del corpo del primo ministro ungherese del 1956, Imre Nagy, evento narrato nel film di Márta Mészáros. L’opera ripercorre la storia drammatica del primo ministro, sequestrato dai sovietici, ucciso nel 1958 in segreto e sepolto varie volte, l’ultima, con gli onori di Stato, solo nel 1991. Il secondo mistero riguarda la morte a New York del diplomatico delle Nazioni Unite Povl Bang-Jensen. Fu licenziato dalle Nazioni Unite nel 1958 dopo aver svolto l’incarico di vice segretario generale della commissione d’inchiesta sui problemi d’Ungheria costituitasi l’anno prima. Bang Jensen si era rifiutato di fornire ai suoi superiori la lista dei testimoni della rivolta ascoltati a porte chiuse, temendo che i nomi venissero resi noti. Un anno dopo fu trovato morto - apparentemente suicida - in un parco di New York nei pressi del Palazzo delle Nazioni Unite. Nel suo stomaco fu rinvenuto un antidepressivo usato dai servizi segreti sovietici. Era veramente un suicidio?
Infine i premi letterari: oltre al Premio Giorgio Scerbanenco - La Stampa per il migliore romanzo italiano (i cinque finalisti si conosceranno all’inizio di dicembre), verrà assegnato (come già accennato prima) il Raymond Chandler Award a Elmore Leonard, grande sceneggiatore e romanziere americano, per la prima volta in Italia. Di Leonard, lo scrittore preferito da Quentin Tarantino, è in uscita per Einaudi a fine novembre l’ultimo libro Hot Kid, mentre al cinema è atteso Killshot, l’ultima trasposizione firmata dal regista inglese John Madden. Ma su Leonard, Hollywood ha ben due progetti pronti per il 2007: il remake di Quel treno per Yuma, per la regia di James Mangold, con Christian Bale e Russell Crowe (l’originale del 1957, in omaggio a Glenn Ford, si vedrà a Courmayeur), mentre si parla di un esordio alla regia dell’attore americano Don Cheadle (Hotel Rwanda) con Tishomingo Blues, probabilmente prodotto da parte della coppia Clooney-Soderbergh.
Insomma, ancora una volta il Festival più noir d’Italia si conferma evento di spicco, con un programma decisamente ricco di ottimi prodotti e spunti di riflessione. La commistione di letteratura, cinema e televisione, tutto ovviamente all’insegna del noir, rende il Courmayeur Noir in Festival evento imperdibile per gli appassionati del genere e non solo: anche chi non è avezzo al noir, avrà infatti modo di poter seguire un percorso, ottimamente tracciato dai curatori del Festival, che lo porterà a scoprire, passo dopo passo, la potenza di un genere sempre attuale e che mai, cadrà nel dimenticatoio.

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