SEMAINE INTERNATIONALE DE LA CRITIQUE 2004

Solo poche righe per presentare i sette film del cartellone principale della “Settimana delle critica” che pur giunta ad una considerevole età (la quarantatreesima edizione), si è distinta quest’anno per un’invidiabile giovinezza di sguardo e come una delle sezioni più vivaci di tutta Cannes. Ciò grazie ad una impostazione molto mirata e partigiana nelle rigore delle scelte e nelle nulle (o quasi) concessioni alla spettacolarità tradottasi in una selezione che, a parte l’inevitabile omaggio al cinema di casa propria (Brodeuses di Ėléonore Faucher), ha privilegiato pochi punti geografici del pianeta: il mondo francofono di Belgio (Calvaire di Fabrice du Welz) e Canada (Cq2 di Carole Laure, l’unica opera seconda di tutto il cartellone) oppure il Messico risorgente e postmodern di Fernando Eimbcke (Temporada de patos); ma è stata soprattutto l’area arabo& israeliana a calamitare l’interesse dei selezionatori con ben tre film: la coproduzione italo-marocchina À Casablanca, les anges ne volent pas di Mohamed Asli, Atash (Israele/Palestina, 2004) di Tawfik Abu Wael e Or (Francia/Israele). A quest’ultimo film è andata la prestigiosa “Caméra d’or”, un riconoscimento alla qualità dell’opera di Keren Yedaya ma anche, pensiamo, a tutto il complesso della scelte compiute. Un bravo quindi ma anche una domanda agli amici della “Settimana”: in una selezione tanto mirata e precisa, cosa c’entrava il film di chiusura, Sotto falso nome di Roberto Andò, palesemente dissonante - a prescindere da qualunque giudizio di valore - rispetto al resto dei lavori presentati?
[maggio 2004]

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