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Altered carbon (Stagione 1) - Teste di Serie

Pubblicato il 16 febbraio 2018 da Stefano Colagiovanni
VOTO:


Altered carbon (Stagione 1) - Teste di Serie

"Il tuo corpo non é ció che sei..."
- Takeshi Kovacs

Nel vasto universo Netflix, nel quale si spazia senza mezze misure tra i generi, approda una nuova e ambiziosa serie, destinata a destare l’interesse di numerosi spettatori e amanti della fantascienza cyber-punk. Altered carbon, trasposizione del primo romanzo della trilogia scritta da Richard K. Morgan (titolo italiano Bay City), è stata ideata per il piccolo schermo dalla sceneggiatrice Laeta Kalogridis (Alexander, Shutter island, Terminator genesys e il futuro Alita – Angelo della battaglia), che ne aveva già opzionato i diritti del romanzo ben quindici anni fa, in attesa dell’occasione giusta per confezionare tale trasposizione, considerata eccessivamente borderline da svariati studios e network per via dei contenuti adatti a un pubblico adulto.

L’intera vicenda si svolge a Bay City, una delle numerose metropoli ultramoderne dislocate su svariati pianeti colonizzati e resi vivibili. Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman, già ammirato nell’ultima stagione di House of cards) è un ex agente del protettorato, poi entrato a far parte dell’armata rivoluzionaria guidata dalla ricercata Quellcrist Falconer (Renée Elise Goldsberry), intenzionata a distruggere il meschino ordine sociale capeggiato dai nobili miliardari Mat. Kovacs viene risvegliato (sarebbe meglio dire riportato in vita) da un influente Mat, Laurens Bancroft (quel James Purefoy dal marcato aplomb inglese, già antagonista in The following), in un corpo non suo (il che gli causerà non pochi problemi). A Kovacs spetta il compito di risolvere il complesso caso di omicidio di Bancroft che, essendo stato risvegliato in un corpo-clone, non riesce a ricordare chi sia stato ad assassinarlo. Ma sulle tracce di Kovacs c’è la solerte agente di polizia Kristin Ortega (Martha Higareda), che sembra sapere molto più di quanto lasci trasparire…

Altered carbon attinge a piene mani da tutti i topoi della fantascienza cyber-punk a cui diede vita, per lo meno sul grande schermo, quell’intramontabile capolavoro che è Blade Runner: dal film culto di Ridley Scott, Kalogridis estrapola l’intero comparto visivo che determina la struttura di un ambiente urbano opprimente, perennemente bagnato da una fitta pioggia, striato da vicoli e strade ad altissima densità di popolazione, composta da mercanti allucinati, abbacinanti insegne al neon, squallidi bordelli, delinquenti dal look stravagante e uomini sfuggenti ammantati da lunghi soprabiti. Ma non solo Blade Runner, poiché Altered carbon ripropone in maniera abbastanza esplicita la rivoluzionaria scintilla narrativa sviluppata dal maestro Masamune Shirow nel suo manga-capolavoro The ghost in the shell (edito da Kōdansha a partire dal 1991, spunto imprescindibile per la realizzazione della saga Matrix per stessa ammissione dei fratelli Wachowski): i corpi umani non sono altro che involucri, custodie pronte ad accogliere la coscienza (il ghost nel manga di Shirow) contenuta in pile piatte e dalla forma circolare, inserite alla base del cranio; queste possono essere estratte e inserite in altri corpi/custodie alla morte fisica dello stesso, introducendo il genere umano verso un’apparente soglia di immortalità perpetua.

Vien da sé che un plot di tale ideazione postponga tutta una serie di riflessioni e analisi etico-morali-religiose. Se in Blade Runner la figura degli androidi catalizzava la propria attenzione sul peso e l’importanza del dono della vita, mentre in The ghost in the shell Shirow riesce addirittura ad amplificare tale riflessione, tratteggiando un mondo civilizzato preso alla gola dall’inarrestabile evoluzione informatica e tecnologica, Altered carbon cerca di trovare una via di mezzo tra le due opere (è possibile trovare svariati riferimenti narrativi ad altre opere non citate), grattandone tuttavia la sola scorza, senza mai condurre i protagonisti in analisi approfondite, che avrebbero dovuto incidere sulle rispettive azioni e sulle evoluzioni psicologiche. Altered carbon si affida, invece, a una magniloquenza visiva strabordante e accattivante, al riparo dietro un’estetica lussuosa, dalla quale spesso è difficile distogliere lo sguardo, qualificandola come un prodotto costruito più per stupire che per indurre alla catarsi; gli addestramenti e le acrobazie, gli scontri sanguinosi e i numerosi plot-twist offuscano con prepotenza l’introspezione dei singoli protagonisti, relegata ad abbellimento che, nel caso, non incide minimamente, poiché data per scontata o sottintesa come elemento iper-abusato da opere precedenti.

Paradossalmente, considerata la messa in scena composita, Altered carbon riesce ad attirare maggiormente l’attenzione nella sua veste noir/hard-boiled, nel dispiegamento delle indagini di Kovacs per risolvere l’omicidio di Bancroft, mentre la deriva thriller-action sulla quale si sviluppa il lungo flashback sul passato del protagonista, di sua sorella Reileen (Dichen Lachman) e della missione dell’armata guidata da Quellcrist, appesantita ulteriormente dalla prevedibile e fin troppo annunciata storia d’amore tra la leader rivoluzionaria e Kovacs, mette in serie una trafila di risvolti narrativi eccessivamente stereotipati. Ne deriva la presenza di un antagonista (la sorella Reileen) svuotato di furore e sentimento, come i vari cloni di cui dispone, addirittura concettualmente insensato (il passaggio da vittima a carnefice appare quantomai ingiustificato, seppur dovuto da una causa amorevole nei confronti del fratello un tempo perduto e ora ritrovato).

Altered carbon ha il merito di accattivarsi lo spettatore grazie alle alte aspettative distillate nei primissimi episodi e il demerito di preferire l’effetto e l’essenzialità con il passare degli stessi: è venuto meno il coraggio e l’ambizione di concentrarsi maggiormente sulle tematiche spinose venute pian piano in superficie, le quali costituiscono la fonte di maggior interesse dello show (il rapporto/conflitto tra la disparità delle classi sociali, la sregolata distribuzione della ricchezza, la strumentalizzazione della vita umana ormai dominata dall’irrefrenabile sviluppo tecnologico, il rapporto tra religione, etica e scienza, quest’ultimo trattato quasi come un fastidioso inconveniente), soprattutto perché supportata da una messa in scena di contenuti forse addirittura alieni al mood dell’attuale serialità televisiva. Magari, al prossimo risveglio…


(Altered carbon); genere: fantascienza, thriller, noir, azione; sceneggiatura: Laeta Kalogridis, Richard K. Morgan (soggetto); stagioni: 1 (in attesa di rinnovo); episodi prima stagione: 10; interpreti: Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry; produzione: Skydance Media, Mythology Entertainment; network: Netflix (U.S.A., 2 febbraio 2018), Netflix (Italia, 2 febbraio 2018); origine: U.S.A., 2018; durata: 60’ per episodio; episodio cult prima stagione: 1x05 - The wrong man (1x05 - Il ladro)


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