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Americana - Dark Blue

Pubblicato il 12 ottobre 2011 da Lorenzo Vincenti


Americana - Dark Blue

Nato tra la curiosità degli addetti ai lavori e del pubblico appassionato si conclude dopo appena due stagioni l’avventura televisiva di Dark Blue, cop drama di impronta spionistica creato da Danny Cannon e prodotto per il canale via cavo TNT dal guru di Hollywood Jerry Bruckheimer. Con buona pace del suo portafogli (che di certo non si rammaricherà poi tanto) è proprio il Mr. Blockbuster dell’entertainment questa volta a doversi rammaricare dell’insuccesso di pubblico raccolto nel biennio 2009-2010. La creatura televisiva da lui fortemente voluta per replicare, almeno nelle intenzioni, il successo dei suoi precedenti CSI e Cold Case, non è andata mai oltre la media dei 2,5 milioni di telespettatori negli USA, raccogliendo poco consenso e permettendo una dolorosa ma inevitabile cancellazione dai palinsesti. L’elemento che più stupisce riguarda però l’inadeguatezza della reazione del vecchio producer di fronte al flop della prima stagione, un fallimento sul quale si sarebbe potuto intervenire in maniera differente o che avrebbe meritato sicuramente scelte drastiche e di ben altra prospettiva (che non si limitassero alla semplice introduzione di un personaggio nuovo). Non solo invece non c’è stato quel cambio di marcia che tutti si attendevano ma la seconda stagione di Dark Blue ha ceduto nettamente il passo ad una mancanza d’ispirazione degli scrittori e al conseguente calo di appeal delle vicende narrate. Rispetto all’efficacia narrativa della prima stagione, alla sua forza visiva e alla carica adrenalinica offerta allo spettatore attraverso una dose di action pura, spigolosa e gagliarda (alla Jerry Bruckheimer insomma), c’è stato un mutamento drastico dell’approccio al genere e un riposizionamento concettuale del format che ha reso il tutto improvvisamente più prevedibile e meno graffiante. E’ evidente come, mettendo a paragone stralci dell’una e dell’altra serie, sia sopraggiunto un cambio di strategia produttiva (per non parlare di fallimento vero e proprio) a trasformare l’essenza di plot inizialmente costruiti sul ritmo tambureggiante e sull’angoscia, in semplici schemi polizieschi già visti in più occasioni. Un altro segnale di questo passaggio voluto ma infruttuoso si ritrova nella caratterizzazione dei personaggi, nel progressivo declino della loro complessità. Il tenente Carter Shaw e i componenti dell’unità investigativa speciale appaiono in questa seconda stagione svuotati della forza che li ha resi affascinanti. Il loro status di soggetti borderline svanisce di colpo mentre la loro natura misteriosa, tipica dell’infiltrato con doppia personalità (particolarmente sviluppata nel corso della prima stagione), appare improvvisamente (e inspiegabilmente anche) meno importante di fronte alle loro pulsioni sentimentali (fattore coltivato maggiormente in questo secondo anno) e alle dinamiche investigative delle singole puntate. E’ proprio quest’ultimo punto a costituire l’elemento di differenziazione maggiore rispetto allo stile originale della serie. La decisione di privilegiare la parola e il racconto della strategia investigativa alla CSI piuttosto che continuare a coltivare l’istinto rocambolesco della prima stagione e l’estremizzazione efficace del concetto di suspense, ha non solo ridotto il tutto ad un insieme audiovisivo statico ma ha legittimato un tradimento imperdonabile nei confronti dello spettatore. Ha permesso, infatti, che il pubblico attirato dalle atmosfere dei primi dieci episodi (tinteggiati di noir, intrisi di azione spinta, forgiati sull’essenza del mistero e del rischio) venisse a sua insaputa posto di fronte ad una melliflua composizione di storie “corrette e digeribili”, dall’elaborazione classica e decisamente distante da ciò che con ansia si attendeva di rivedere sullo schermo. Vale a dire quel sano “divertissement” di genere adrenalinico su cui il mago Bruckheimer ha costruito negli anni l’essenza di una intera carriera cinetelevisiva e di cui, nonostante tutto, rimane il maestro assoluto. Per questo motivo siamo certi che non bisognerà attendere poi molto per vedere consumarsi il riscatto di un uomo poco incline alle sconfitte. Archiviato Dark Blue, il leone di Hollywood avrà già pronto uno dei suoi famigerati assi nella manica. Non ci resta che capire solo quanto bisognerà attendere per ammirarlo e come, questa volta, il genio di Sir Jerry si tradurrà in intrattenimento al servizio del pubblico.


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