Carlo Verdone - La casa sopra i portici

Nel panorama cinematografico italiano Carlo Verdone non ha certo bisogno di presentazioni. E’ senza dubbio tra i registi e gli attori più amati sia dal pubblico, che accoglie ogni suo film con entusiasmo, sia dalla critica che è quasi sempre benevola nei suoi riguardi da ormai oltre trent’anni. I meriti ci sono tutti, e tanti. Dal 1979, con Un sacco bello, ad oggi Carlo Verdone ha realizzato una serie di film di sicuro successo, molti dei quali diventati cult e i cui personaggi riescono a divertire e interessare ora come allora.
Questo 2012 è stato particolarmente intenso per il regista romano con l’uscita a marzo al cinema della brillante commedia sui padri separati in piena crisi economica (Posti in piedi in paradiso), a giugno la regia per la televisione della Cenerentola di Rossini (impresa non facile e già sperimentata da Verdone in teatro nel 1992 con Il Barbiere di Siviglia), e a febbraio ha presentato il suo libro, La casa sopra i portici, che ha venduto oltre 150.000 copie, con 13 edizioni, e a cui è stato assegnato il Premio Letterario Sabaudia 2012.
Un bel successo per il noto autore comunque non proprio estraneo alla scrittura considerando le sue sceneggiature, la raccolta di racconti Naso a patata (1983) e Fatti coatti (o quasi) del 1999. Il nuovo libro, edito da Bompiani, dal titolo suggestivo che fa pensare più ad un romanzo che non ad un racconto di vita, svela sin dalle prime righe il suo carattere biografico ponendo al centro della storia il grande appartamento di fine Ottocento sopra i portici del palazzo umbertino di Lungotevere dei Vallati, nel centro di Roma. E’ la casa di famiglia di Carlo Verdone, il respiro dei suoi amati genitori al cui ricordo è dedicata l’intera opera. Con un incipit molto cinematografico il viaggio nella memoria inizia il giorno in cui l’appartamento viene riconsegnato dal regista al Vaticano che l’aveva dato in affitto nel 1930 alla famiglia di sua madre Rossana. Solo, nell’appartamento ormai vuoto, comincia a rievocare gli anni trascorsi in quella casa dove ogni stanza è un ricordo, un episodio, un evento, un’immagine, un volto, e dove il suono del campanello rivela il carattere di chi sta per entrare. Come per La Famiglia di Ettore Scola, la casa sopra i portici diventa il teatro nel quale vengono rappresentate le vicende personali e artistiche del protagonista e ottant’anni di storia della sua famiglia, un palcoscenico domestico che ha ospitato persone comuni e ha visto passare personaggi celebri come Fellini e Bernstein, tutti ugualmente significativi, con una storia da raccontare e un ricordo dal lasciare. E’ la casa delle feste carnevalesche in tema D’Annunzio/Duse, degli scherzi esilaranti, di eventi dolorosi, ma anche il luogo in cui Carlo comincia a scrivere i primi sketch, a rappresentare i suoi storici personaggi e a creare gli spettacoli per il debutto al teatro Alberichino di Roma e Super 8 sperimentali.
Lungo il racconto si ritrovano gli aneddoti risaputi sulla vita dell’autore, più volte raccontati nelle interviste e nei libri a lui dedicati (il connubio artistico e umano con Leone e Sordi, il suo rapporto con l’illustre papà Mario o il celebre cognato De Sica), ma anche tanti altri passaggi legati ai ricordi della sua infanzia e gioventù, come il pomeriggio underground trascorso con un improbabile Markopoulos, oltre le riflessioni sul cinema e sulla celebrità e a questo proposito è da sottolineare l’episodio del motociclista coatto che lo ringrazia per avergli regalato un sorriso in un’adolescenza difficile. Un racconto sulla maturità raggiunta, sullo scorrere del tempo ed emblematiche in questo senso sono le ultime poetiche pagine del libro nelle quali presente e passato si fronteggiano attraverso lo sguardo del regista che dalla terrazza della sua casa attuale può ancora scorgere a distanza quella indimenticabile sopra i portici.
Lo stile del libro è semplice, comunicativo come il suo autore, e intimo, grazie anche alle numerose foto che conferiscono alla narrazione un carattere confidenziale molto piacevole. Come molti suoi film, anche quelli più segnatamente comici, il testo è denso di malinconia, o meglio, nostalgia, uno stato d’animo prezioso per Verdone in quanto, come egli stesso ha dichiarato, memoria, rispetto e ricordo piacevole di cose passate, un abbraccio che non pesa. La Casa sopra i portici è davvero un libro gradevole, divertente e commovente che può essere letto, sfogliato e riletto anche solo a brani, senza seguire l’ordine dei capitoli. Con questa sua ultima opera Carlo Verdone si conferma artista sensibile e versatile, in grado di trasformarsi, che ama le sfide e il confronto con forme espressive diverse e che, da bravo e attento regista, anche sulla carta e tra le parole riesce a raccontare storie in forma di immagini o fotogrammi perché questo libro, come recita la quarta di copertina, è il suo film più importante.
Autore: Carlo Verdone
Titolo: La casa sopra i portici
Editore: Bompiani
Collana: Overlook
Dati: 288 pp
Anno: 2012
Prezzo: 18,00 €
Isbn: 45269516
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