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Castle Rock (Stagione 1) - Teste di Serie

Pubblicato il 18 settembre 2018 da Stefano Colagiovanni
VOTO:


Castle Rock (Stagione 1) - Teste di Serie

"Forse qualcosa ti ha trasformato in un mostro, forse, lo sei sempre stato. Non importa. Ora sei qui. Questo é quello che sei. Questo é il posto in cui vivi..."
- Henry Deaver

Fan kinghiani di tutto il mondo, uniti! Si è appena conclusa la prima stagione di Castle Rock, serie antologica – aspetto ancora non del tutto messo in chiaro - ideata da Sam Shaw e prodotta, tra gli altri, da una firma prestigiosa come J.J. Abrams. L’opera vuole imporsi come una sorta di contenitore dell’immaginario orrorifico creato dal genio di Stephen King, avente per epicentro l’immaginaria cittadina del Maine, rappresentata già nel corso di questa prima stagione come l’abisso da cui fuoriescono tutti i mali di tale micro-universo kinghiano. Non è un mistero che la produzione e la piattaforma streaming Hulu puntino con decisione su un prodotto in grado di accaparrarsi il favore (forse) incondizionato di un numero esagerato di proseliti del Re, considerato che Castle Rock ha trovato la via del rinnovo ancor prima che la prima stagione andasse in onda. Purtroppo, come spesso accade in riferimento a trasposizioni di autori conosciuti per una certa narrazione strutturata, costruita su complessi simbolismi e immersivi flussi di coscienza, citare o, ancor più difficoltoso, riadattare in altra forma, finisce col rivelarsi un’impresa irrealizzabile, se non anche suicida.

Tuttavia, va detto fin dal principio che Castle Rock non si assume il compito di rielaborare sul piccolo schermo gli incubi narrati su carta da King, piuttosto mira a sfruttare cenni e rimandi per tessere un nuovo arazzo che richiami solo indirettamente le architetture del Re, saccheggiandone, quello si, l’ambientazione, con l’obiettivo di ricreare, per quanto possibile, quelle macabre e verosimili atmosfere che per decenni hanno tenuto i lettori incollati sulle bianche pagine dei suoi romanzi. Una scelta convincente, anche se, a conti fatti, i risultati ottenuti si rivelano più deficitari del previsto.

In questa prima stagione si seguono le vicende di Henry Deaver (André Holland), un avvocato chiamato dal penitenziario di Shwshank, a Castel Rock, dopo che un misterioso ragazzo (Bill Skarsgård), ritrovato imprigionato in uno dei livelli inferiori del carcere, a seguito del suicidio del direttore Lacy (il Terry O’Quinn di Lost), non sembra voler proferire altre parole al di fuori del nome di Henry; lo stesso Henry è originario di Castle Rock e un macabro passato lo lega indissolubilmente al paese natale, dove ritroverà sua madre Ruth (Sissy Spacek) e alcune vecchie conoscenze ormai dimenticate.

Le reminescenze kinghiane, oltre a una classica nomenclatura già insita nel bagaglio di ogni fan del Re, prendono corpo attraverso un gioco di riflessi che vede la riproposizione di attori e personaggi che nel mondo del re del brivido hanno già avuto modo di muovere i primi passi: se Bill Skarsgård è colui che ha dato vita al Pennywise dell’adattamento del capolavoro di King, IT, uscito giusto lo scorso anno e di cui si attende il secondo capitolo, Sissy Spacek fu la Carrie in Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma; e ancora nella serie c’è un personaggio, interpretato da Jane Levy che si chiama Jackie Torrance, rimando esplicito al Torrance di Shining; senza tralasciare i rimandi iconografici, dal carcere di Shawshank, all’emporio del signor Leland - nel romanzo Cose Preziose – a tutti gli indizi letterari disseminati nei titoli di testa. Insomma, di easter-egg e tesori nemmeno troppo nascosti ce ne sono a bizzeffe, ma quel che avrebbe dovuto servire come macabro e suggestivo corollario, resta offuscato dalla nebbia che avviluppa la sceneggiatura di Shaw. Le vicende narrate si dipanano con il giusto ritmo fino a metà stagione, per poi accatastarsi l’una sopra l’altra, tessendo una narrazione sfilacciata – per altro sviluppata per ellissi in modo confusionario almeno in due occasioni – priva di uno sviluppo visivo e concettuale di elementi – scarsissimi – in grado di generare orrore nello spettatore; il brivido e la tensione che da esso scaturisce si avvertono, ma solo superficialmente, solo a tratti sostenuti dalle algide e smorte atmosfere che il paesaggio della televisiva Castle Rock offre.

Così la serie si chiude su un finale eccessivamente ambiguo, colpevolmente aperto a interpretazioni che tardano a farsi strada proprio per la mancanza di snodi e sviluppi cruciali di cui la sceneggiatura aveva bisogno; si tratta di assurde defezioni che contribuiscono a far perdere mordente anche a episodi davvero ben congeniati, come quello incentrato sulla precaria condizione mentale di Ruth, o l’episodio-verità sul plausibile passato/versione dell’enigmatico giovane interpretato da Bill Skarsgård.

Castle Rock si lascia guardare con una discreta dose di interesse, non riuscendo, tuttavia, a mantenere le dovute aspettative, mancando quella spinta necessaria ad approfondire gli eventi narrati con la giusta attenzione; quel che ne vien fuori assomiglia a un bislacco racconto ideato da un mediocre emulatore di Stephen King. Ecco, si può dire che sia davvero mancata l’attenzione nei dettagli. E si sa, il diavolo si nasconde proprio lì...


(Castle Rock); genere: drammatico, horror; sceneggiatura: Sam Shaw; stagioni: 1 (rinnovata); episodi prima stagione: 10; interpreti: André Holland, Melanie Lynskey, Bill Skarsgård, Jane Levy, Sissy Spacek, Terry O’Quinn, Scott Glenn, Adam Rothenberg; produzione: Bad Robot Productions, Warner Bros. Television; network: Hulu (U.S.A., 25 luglio-12 settembre 2018), Inedita (Italia); origine: U.S.A., 2018; durata: 60’ per episodio; episodio cult prima stagione: 1x07 - The queen; 1x09 - Henry Deaver


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