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Censura velut luna

Pubblicato il 23 ottobre 2002 da Alessandro Izzi


Censura velut luna

Doveva essere uno speciale Blob dedicato al presidente del Consiglio dal sintomatico titolo Berlusconi contro tutti. Avrebbe dovuto, nelle intenzioni degli autori, e di Ghezzi in particolar modo, essere un’operazione documentaria con spezzoni di interviste e dichiarazioni fatti urtare ejzensteiniamante. L’un contro l’altro armati. Invece i vertici della Rai, secondo quella che sta diventando una triste prassi contro cui, ormai neanche le polemiche che sorgono puntuali, possono più nulla, hanno deciso che il programma non doveva essere mandato in onda per non si sa bene quali precise ragioni. Le polemiche, in particolare, suscitate dalla segnalazione del diessino Giuseppe Giulietti sono montate in un clima di generale indifferenza, in un botta e risposta e in un reciproco scarica barile che non ci aiuta a capire cosa, alla fine, è realmente accaduto. Davanti all’accusa di aver censurato la trasmissione di Enrico Ghezzi, il direttore di RaiTre, Paolo Ruffini, si è difeso affermando che la decisione, cui si era assoggettato senza approvarla in nessun modo, non era sua, ma gli arrivava come imposizione dall’alto, da parte dello stesso direttore RAI Saccà che ravvisava nell’operazione una totale mancanza di misura. Colpire il presidente del consiglio con un fuoco di fila indifferenziato (si trattava di una serie di quattro pezzi, ciascuno della durata di 40 minuti, per un totale di quasi tre ore distribuite tutte nello spazio di una sola settimana) poteva forse nascere con l’idea di essere operazione satirica, ma, secondo lo stesso responsabile dell’azienda, avrebbe finito per ottenere l’effetto contrario, determinando una vera e propria ondata di simpatia verso l’oggetto indifeso delle polemiche. La domanda, ci insegna un adagio televisivo, sorge allora spontanea: la sospenzione del programma è stata decisa per rispettare le intenzioni degli autori che, in preda ad un furore polemico non si erano accorti che stavano per ottenere l’effetto contrario? Saccà è un antiberlusconiano e non ce l’aveva ancora detto? O è davvero un direttore che ha a cuore l’integrità delle cose da trasmettere, al punto da intervenire affichè l’intentio operis non offuschi l’intentio autoris? Nell’impossibilità di rispondere a queste domande non ci resta che fare una palese constatazione: a ben vedere, Berlusconi non ha certo bisogno dell’intervento di Saccà per avere la meglio sui suoi (non poi tanto) numerosi detrattori. Da grande diplomatico è sempre riuscito a passare tranquillamente indenne da qualsiasi forma di polemica, riuscendo sempre a giovarsi di qualsiasi attacco alla sua figura grazie al suo sorriso candido (anche quando ironizza sui girotondini immaginando gli italiani che... van tutti giù per terra!) e alla sua abilità affabulatoria. Saccà ha completato la difesa al suo operato con una dichiarazione che riportiamo fedelmente: "Certo la satira piace agli italiani ma bisogna farla su tutti, anche se è ovvio che chi dirige il governo paga lo scotto della popolarità. Fare satira su tutti, comunque, ripeto, è meglio: ed è senza conflitti e con una discussione molto tranquilla che è stata fatta questa valutazione con Ruffini". Si chiede, quindi, che la satira si schieri ecumenicamente contro tutti? Forse il modello ideale di questa operazione lo troviamo tutto nello schema perfettamente operativo di operazioni ad alto tasso di acredine come Max e Tux che è andato a sostituire il più mellifluo, e non certo ecumenico, Enzo Biagi. Max e Tux certo solletica il nostro comune senso del pudore, sicuramente è operazione di rinnovamento del palinsesto, ma, perchè, fino ad adesso pochi, se non nessuno, si sono alzati a chiedere a gran voce una censura verso un programma che offende il nostro QI? In attesa che venga convocata una commissione per analizzare e comprendere la reali dinamica dei fatti (commisione dei cui risultati, ci giuriamo, non saremo mai informati), non ci resta, allora, che volgerci verso le veline di Striscia la notizia. Sono pur sempre un bel vedere. Almeno quello.

[ottobre 2002]


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