Don DeLillo - Cosmopolis

Una metropoli, New York, in un giorno indefinito di aprile all’inizio del nuovo millennio. Un giovane milionario della finanza, Eric Packer, attraversa la città per raggiungere i bassifondi di Hell’s Kitchen e andare a tagliare i capelli dal barbiere di famiglia. Una sontuosa e ipertecnologica limousine bianca, microcosmo dove Eric controlla l’incombente yen le cui oscillazioni potrebbero far crollare i suoi audaci investimenti nel mercato finanziario mondiale prossimo alla catastrofe. Un viaggio lungo un giorno e fatto di incontri, personaggi e situazioni paradossali cui fa da sfondo una violenta rivolta di massa a Midtown ad opera di anarchici il cui slogan è la parafrasi di quello reso celebre da Marx del 1848, solo che questa volta lo spettro che si aggira per il mondo, non solo in Europa, è il Capitalismo. Una minaccia di morte annunciata ai danni del multimilionario e proveniente da un represso, delirante vendicatore che il protagonista incontrerà in un epilogo surreale e mortifero. Questi i tratti salienti della storia raccontata nelle 184 pagine del romanzo di Don DeLillo, autore centrale della narrativa postmoderna statunitense, pubblicato in Italia da Einaudi nel 2003 e tornato a splendere sugli scaffali delle librerie quest’anno in occasione dell’uscita a maggio del film di David Cronenberg, (molto atteso e presentato, ma non osannato, a Cannes), del quale la riedizione del libro ha proposto, in aggiunta alla copertina e con evidente richiamo pubblicitario, la locandina di grande impatto con la foto del protagonista (Packer/Pattinson) cupo e assorto all’interno della lussuosa limousine. Come in altre opere, DeLillo racconta l’America dei paradossi e in più la deriva del capitalismo preconizzando nel 2003 la crisi dell’economia mondiale e, attraverso l’episodio degli anarchici in rivolta, il movimento di contestazione del sistema capitalistico finanziario, Occupy Wall Street, che si è formato solo nel 2010. Una storia come questa non poteva che svolgersi a New York, Cosmopolis per definizione e, come scrive lo stesso autore, città mondo in quanto crocicchio di etnie, culture e religioni oltre che capitale del potere economico e finanziario; De Lillo fotografa una New York fosca, opprimente e distante anni luce da quella sfavillante alla Sex and the City o quella intellettuale e raffinata del cinema di Allen. In questo scenario si muove Eric Packer, il protagonista del viaggio, tratteggiato dall’autore con sintetica precisione in tutti i suoi aspetti, manie, pensieri e ossessioni. Mutatis mutandis il personaggio di Eric può rievocare Patrick Bateman, lo psicotico yuppie anni ottanta che, nel romanzo American Psycho di Bret Easton Ellis (1991, e relativa trasposizione cinematografica del 2000) compie - o immagina di compiere? - atroci delitti, o anche Gordon Gekko del film Wall Street (1987), avido e spietato tycoon dell’alta finanza che gira in limousine, come Eric, elogia l’avidità e dispensa al rampante broker di turno perle di saggezza sul libero mercato e su come raggiungere, non il semplice benessere, ma la vera ricchezza, redento poi da uno slancio di generosità nel meno riuscito sequel del 2010.
Eric di Cosmopolis non è un serial killer come Bateman e, contrariamente a Gekko, è decadente, tragico e votato all’autodistruzione. In comune con loro ha però l’eccentricità e il cinismo di chi cavalca sfrenatamente il capitalismo, oltre la passione per l’arte come forma di ostentazione/investimento, l’ossessione tecnologica, l’avversione per anacronismo e obsolescenza, le tendenze megalomani e l’attitudine all’eccellenza, anche fisica, per cui una prostrata asimmetrica può diventare un elemento disturbante nell’ordine simmetrico dei suoi schemi dove persino morire è uno scandalo. Eric vive tra capitale e tecnologia, proiettato in un futuro insistente di cui è abile a prevedere l’andamento dei mercati finanziari mondiali, ma è nel passato che cerca di tornare volendo raggiungere a tutti i costi il barbiere nel quartiere del padre morto quando lui era solo un bambino; ed è nel presente, non meno incalzante, di una giornata che dovrà affrontare l’inesorabile imprevisto, la parabola discendente dell’incontro fatale con il folle vendicatore Benno Levin che rappresenta il suo alter ego fallito e ugualmente alienato.
Il viaggio abissale descritto da DeLillo ha uno stile caustico e tagliente. Ogni parola è scelta e calibrata in una notevole attenzione al lessico dove anche semplici passaggi possono risultare complessi, con frasi a volte sconnesse, in sequenze non sempre logiche e attraverso un uso singolare della punteggiatura nei dialoghi tra i vari personaggi. Il racconto è uno stream of consciusness di joyciana memoria, in particolare i capitoli dedicati alle confessioni di Benno Levin nei quali la voce narrante in terza persona cede il passo alla più incisiva “prima”. Cosmopolis è un libro che sembra scritto per il cinema, al di là delle intenzioni dell’autore che ha dichiarato di non pensare mai ad un eventuale film quando scrive un romanzo. Molte le pagine e le trovate narrative che si prestano ad una traduzione cinematografia come il funerale mistico-kitsch-onirico del rapper sufi Brutha Fez o il set cinematografico con i corpi nudi sull’Undicesima Avenue. E non stupisce che un artista complesso e discusso come Cronenberg possa essere stato colpito da un testo così denso e abbia deciso di portarlo sullo schermo dopo aver letto il romanzo in due giorni e averne scritto la sceneggiatura in soli sei, consegnando un’opera in linea con quella originale e apprezzata da DeLillo che ha definito il film del regista canadese potente e senza compromessi. Cosmopolis è un esempio di come narrativa e cinematografia si combinano in una simbiosi rara e ben riuscita e in cui nessuna forma espressiva risulta superiore all’altra, ma è sopratutto un romanzo da leggere a prescindere dalla visione del film per poter apprezzare al meglio lo stile visionario e geniale di uno dei più grandi talenti della letteratura contemporanea.
Le dichiarazioni di DeLillo contenute nell’ultima parte dell’articolo sono tratte dall’intervista pubblicata su Repubblica del 17/05/2012 a cura di Antonio Monda e sul sito ilmiolibro.it (http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3730604)
Autore: Don DeLillo
Titolo: Cosmopolis
Traduzione italiana: Silvia Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: ET Scrittori
Dati: 184 pp, brossura
Anno: 2003
Prezzo: 10,00 €
Isbn: 9788806180805
webinfo: Scheda libro sul sito Einaudi
