F for Fake: Redacted di De Palma su Sky

Forse i nostri occhi stanno perdendo la purezza. Forse è proprio un film come Redacted a esserne la rappresentazione più compiuta. Forse è colpa di registi come Brian De Palma. Forse, che il film non sia riuscito (gli sia stato impedito?) ad essere distribuito in sala in Italia, può essere un ritorno proprio a quella purezza – un atto di purificazione del film – che di certo però non passa dai nostri occhi.
Brian De Palma ha ben poco a che vedere con i nostri occhi: Brian De Palma è un truffatore, un falsario in accezione deleuziana. F for Fake, ma Brian De Palma non è Orson Welles. Ora, il suo ultimo film è in programmazione su Sky per un bel po’ di tempo, senza essere passato dai grandi schermi italici dopo l’apparizione a Venezia 64.
Eppure, proprio questo Redacted aveva tutto il diritto di finire in sala: Redacted DOVEVA uscire al Cinema. Che non si sia così ingenui da credere che il film parli della guerra in Iraq (stiamo perdendo la purezza). Che non si sia altrettanto ingenui da credere che sia un film di guerra: la guerra c’è, ma è quella – spietata, scorretta, violenta, feroce – di Brian De Palma contro le immagini.
Questo film sarebbe dovuto uscire in sala, per perdere del tutto lo stesso grado di purezza che ci ha cancellato dagli occhi con il montaggio finale di foto vere e finte di orrori di guerra (cadaveri, feriti gravi, mutilati, soccorsi...), mischiate ed assemblate con una slealtà talmente palese ed esibita con compiacimento che sarà pure un atto teorico, ma talmente sprezzante da distruggere in un attimo l’innocenza dello sguardo.
De Palma combatte contro le immagini, fa carte false, gioca sporchissimo (nel bel mezzo dell’insostenibile finto documentario francese infila una soggettiva dall’interno dell’auto che sopraggiunge al posto di blocco ripreso dalle videocamere, cancellando così senza dilemmi morali, l’intera illusione-verité dell’operazione/parodia).
Redacted è una parodia, un film grottesco dietro il quale De Palma sta ridendo tenendosi la pancia. E’ un film vicino-vicinissimo, quasi gemello, all’opera sicuramente più importante girata dal regista in tutta la carriera, ovvero Black Dahlia: Redacted è tutto un immenso filmino amatoriale fetish e mortifero della Dalia Nera, ritrovato dai detective e offerto ai loro/nostri sguardi come prova di innocenza perduta.
Queste immagini ‘pure’, quelle sparse per la rete, su youtube, sui myspace dei soldati, nelle minidv dei marines al fronte e dei terroristi arabi, nei tg, nei servizi degli inviati, nei mille documentari per le mille emittenti, perdono tutta la loro forza eversiva e meravigliosa di ‘cinema diffuso’ nello stesso istante in cui De Palma gli pone il suo sguardo addosso – lo sguardo del regista è sempre sopra alle cose, mai addentro, un procedimento opposto e contrario a quello attuato da Werner Herzog coi filmati amatoriali di Timothy Grizzly Man Treadwell: lì Herzog trattava Treadwell come un Autore.
Qui De Palma, nel momento stesso in cui attua il suo procedimento di rigirare l’intero materiale ‘selezionato’ (non vi è un singolo fotogramma che non sia figlio della mdp del regista) sembra dire: sono Io l’unico Autore! tutte queste immagini inequivocabilmente e splendidamente anonime, ritrovate, donate agli sguardi di tutti, acquistano senso solo nel momento in cui IL Regista le fa proprie. Ecco perchè Redacted di Brian De Palma ha come unica destinazione possibile la sala cinematografica: perchè è un Cinema ‘vecchio’ e già completamente assimilato, ‘un capolavoro postdatato, retrò’ che nulla ha delle sue fonti che mai sono finite e si spera mai finiranno proiettate su un ‘grande schermo’.
E’ in questo senso agli antipodi di due film immensi ed abissali come Miami Vice e INLAND EMPIRE, che della proiezione in sala (e non, della proiezione in sé come atto) possono fare allegramente a meno, dimostrando subito di aver accolto la grande sfida della ‘rivoluzione digitale’ come meraviglioso disperdersi in videofonini, lettori dvd, camere a circuito chiuso, satelliti, televisori, palmari, schermi dappertutto: davvero due film che dovrebbero essere visti il meno possibile in sala, mentre dovrebbero passare in loop infinito in ogni schermo che ci circonda in ogni attimo della nostra esistenza.
Ma tuttavia si crede in Mann e Lynch come in due registi innocui, mentre ci si preoccupa di evitare l’uscita in sala di Redacted, considerandolo ‘pericoloso’ come l’insetto/Bug di Friedkin che infatti, lui per davvero, sembra estinto. Ma è andata veramente così? O è soltanto un problema di supporto audiovisivo? Una questione di costi, destinazioni, possibilità, utilità: il prossimo thriller di De Palma non avrà questi problemi...
Così Redacted finisce su Sky (il che non è proprio come dire che finisce su TeleNorba), e scoppia un piccolo caso che millanta ‘censure’.
Quando invece, purtroppo e per fortuna, si tratta della quadratura perfetta del cerchio dell’operazione chiusa, fredda e perfettamente calcolata messa in atto da De Palma, su quello che Redacted fa finta di essere ma che non è (ovvero Starship Troopers di Paul Verhoven), ovvero il teorema inespugnabile di quanto le immagini della contemporaneità siano sfuggenti e impossibili da addomesticare.
Ecco che allora sembra anche giusto, coerente, preciso, dato l’assunto (truffaldino) di partenza, che il film sia disseminato nei piccoli schermi degli abbonati sparsi in giro per il Paese, piuttosto che affidato alle proiezioni nelle sale cinematografiche: paradossalmente, l’uscita di Redacted direttamente in tv, è la vittoria più grande di Brian De Palma.
De Palma ha vinto, ha fatto scacco matto. E ha trasformato la meravigliosa innocenza con cui i nostri occhi guardavano le immagini esibite della nostra ‘deriva’ tecnologica nell’ennesima perversione decomposta e necrofila dello sguardo, di cui si è nutrito da sempre il suo cinema (Redacted non aggiunge nulla, alcun elemento di novità, alle coordinate cinematografiche di Brian De Palma).
Dove Michael Mann e David Lynch avevano usato l’occhio digitale come rigenerazione, rinascita, ripartenza, rifioritura, Redacted è la tomba stessa della purezza.
