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Falso movimento

Pubblicato il 21 marzo 2012 da Alessandro Izzi


Falso movimento

Riccardo D’Anna è un autore che scrive i suoi libri su carta velina.
Ogni girar di pagina è, quindi, un frusciare secco, quasi uno scricchiolio, che chiede cautela, infinita attenzione e il timore, quasi, di muovere troppo in fretta l’aria tra il libro e l’occhio che lo legge.
La carta velina si porta appresso un’altra precauzione di non poco conto. Non solo è sottile che hai quasi paura di ferirla (ma a ben vedere è, lei che, nata da ferita, ferisce te a sua volta), ma è quasi trasparente. Sotto, a un passo, già intravedi i caratteri delle pagine sottostanti, quasi un’impronta.

A te la scelta: un libro di D’Anna puoi leggerlo in superficie, cercando solo i segni dell’inchiostro più vicino allo sguardo che legge ed hai un romanzo, oppure puoi leggerlo in profondità, lasciando che la trasparenza delle pagine ti disegni un’infinita possibilità di romanzi.
L’autore definisce la sua scrittura reticolare. In realtà, accogliendo certo la definizione pulita e netta dell’autore che parla di se stesso con reticenza ed ironia, noi abbiamo l’impressione che il suo lavoro sia più affine a quello del ragno che tesse le tele intorno ai volumi più vecchi. Accanito lettore lui per primo, benché cieco, di tanti e tanti tomi, lavora la pazienza della tela con infinita sollecitudine, aspettando che il lettore ci cada dentro e vi si invischi. Dove che accada è poco importante, certo è che la mosca, quando cade, produce un movimento per tutta la struttura, smuove fili, alcuni li rompe, altri li fa vibrare per simpatia. Sicché la nota dolce che avevi visto a pagina 21 finisce per trovare un eco anche a pagina 59 e fa rima con pagina 126.
In questo modo il critico si porta dietro il dubbio, scrivendo il pezzo. Cosa recensire? Quale romanzo, tra le varie possibilità di romanzo può prendere il sopravvento e diventare oggetto di discorso? Perché una pista invece che l’altra, una pagina al posto della successiva?

Falso movimento, in fondo è questo. La storia della sua stessa prosa, la cronaca di un accavallarsi, l’una sull’altra, di tante cronache possibili. Alcune vere. Altre solo materia di sogno, momento di inaspettata epifania, confondersi di oggetti con soggetti. Quel che accade e quando accade sono accidenti che lasciamo a lettori più affamati di razionale, quel che conta è il movimento inconsulto d’una prosa che si impagina per movimenti musicali. Ad ogni capitolo un’indicazione di tempo, ad ogni pagina il moltiplicarsi di possibilità polifoniche, ad ogni parola la possibilità di richiamarne altre, spesso lontane, come tonalità arcane di musica impressionista, altre volte secche come le griglie di un balletto stravinskiano.
Superata la pagina e la voglia di racconto ti colpisce come tutta la prosa, pur nei momenti lenti di quieta meditazione, sia il volo d’una falena impazzita vicino ad una lampada. Corre e sbatte l’ali imperterrita ad un passo da quel lume che pure segnerà la sua fine ineluttabile.

Ebrezza di volo ad un soffio dalla morte, Falso movimento si porta dentro un’ossessione antica delle pagine di D’Anna: il timore dell’oblio, lo sperdersi della memoria ad un passetto di formica dal nulla. E così la prosa corre e, nello scorrere dei fotogrammi d’un libro che ha più cinema di quanto ti aspetti (non a caso ti cita The hours, in una scena di sogno, film, quest’ultimo con cui condivide il triste valzer delle possibili occasioni perdute e il ricordo di momenti perfetti che guidano verso monumenti foscoliani), il romanzo si gonfia di ambizioni, al punto di abbeverarsi, con giusta dose di rispetto, anche degli incubi dell’11 settembre, affratellando la fine del sogno americano, con l’inizio confuso degli anni di piombo italiani.
Lenta decadenza di un impero vista dalla sua più estrema periferia. Così il ricordo di Moro si sposa con la cronaca mesta della fine dell’adolescenza e con quelle scritte vergate sui muri di Roma capitale (nel capitolo che personalmente abbiamo amato di più, nel suo allegretto malinconico fitto di nostalgie quasi gozzaniane). Frattanto amori nascono e dissolvono, sorrisi di bambini orgogliosi del loro diventar grandi si mescolano ai rimpianti di padri che li vedono crescere malgrado tutto, e pubblico e privato si sovrappongono, com’è ovvio quando si scrive sulla carta velina.

Falso movimento è un romanzo bello e denso. Pieno e complesso. Sfuggente come un sorriso di donna, da ritrarsi rigorosamente ad olio, e pregno d’ansie come una sonata per strumento solo. Si legge come musica e si ascolta, soprattutto, nel ricordo.


Autore: Riccardo D’Anna
Titolo: Falso movimento
Editore: Memori
Dati: 117 pp, brossura con alette
Anno: 2011
Prezzo: 12,00 €
webinfo: Sito Edizioni Memori


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