Fiction Italia - Il segreto dell’acqua

Comincia sotto il segno del poliziesco la nuova stagione televisiva di Rai Uno. Ad aprire i battenti dell’autunno 2011 è infatti Il segreto dell’acqua, miniserie in 6 puntate, coprodotta da Rai Fiction e Magnolia, in cui si narrano le vicende del detective Angelo Caronia (Riccardo Scamarcio), poliziotto taciturno e tenebroso costretto per motivi di incompatibilità ambientale a trasferirsi da Roma alla sua terra di origine: la Sicilia. Con l’arrivo a Palermo, però, Caronia non deve solo far fronte ai problemi tipici di ambientamento ma si ritrova, di colpo e contro la sua volontà, ad affrontare anche i fantasmi di un passato lontano e, sino ad ora, rimosso dalla mente. Quasi come una sorta di terapia d’urto, legittimata agli occhi dello spettatore dalla presenza di continui flashback che accompagnano il ritorno a casa, l’enigmatico investigatore ripercorre così le sue origini difficoltose, scontrandosi talvolta con gli elementi che ne hanno caratterizzato la crescita (una famiglia ingombrante e oscura, una educazione difficile, un territorio ostile e spigoloso) e, in altre occasioni, con le distonie venutesi a creare nel tempo con un contesto sociale distante dalla sua attuale formazione.
L’essenza della miniserie diretta da Renato De Maria (già al fianco di Scamarcio nel film La prima linea) si ritrova principalmente nel viaggio interiore compiuto dal protagonista tra i cunicoli di una memoria incancellabile. Al viaggio dell’uomo ovviamente si affianca l’alternanza di vicende tipiche del genere di riferimento sulle quali la sapienza dell’investigatore si abbatte energicamente senza per questo evitare problemi (almeno all’inizio) con i colleghi e il resto della squadra di appartenenza. Caronia, in poche parole, è un uomo del Sud formatosi sui dettami della cosiddetta “efficienza nordista”, è un lavoratore indefesso, un instancabile pensatore sotto il quale si nascondono ancora le pulsioni dell’uomo isolano. È fondamentalmente una persona per bene che ha rinnegato il male in passato e in nome di questa scelta preferisce ancora confrontarsi con le proprie paure piuttosto che chinare il capo di fronte alle prepotenze della gerarchia imposta. La disorganizzazione di un distretto del sud sarà per lui sempre più facile da curare dell’arrogante inefficienza di un palazzo centrale. Ed è così che nonostante le difficoltà iniziali, i suoi silenzi apparentemente inopportuni e le piccole incomprensioni quotidiane, la figura dell’eroe malinconico nascosto dietro il bel volto di uno Scamarcio mesto e cupo non tarda a farsi apprezzare dagli altri componenti del distretto. Compresa la bella Daniela Gemma, collega intrigante e compagna del fratello di Caronia nonché vittima sacrificale del fascino irresistibile del detective. Su questo triangolo amoroso, complicato e rischioso, si risolve anche l’esigenza melodrammatica di una serie televisiva che vuole in ogni modo andare ad accogliere i favori della più ampia fetta di pubblico possibile. Anche quella femminile ovviamente.
Purtroppo però il peso di una responsabilità di questo tipo si sente e finisce per andare a colpire le capacità attrattive di un prodotto non sempre puntuale e appassionante. Per lunghi tratti Il segreto dell’acqua lascia infatti il suo pubblico in balia di un’attesa che diventa pian piano sterile e snervante. Il ritmo narrativo e il corrispettivo intreccio, costruiti per lo più sulle peculiarità caratteriali del personaggio trainante, ne diventano schiavi con il passare del tempo, risultando per questo compassati, prevedibili e poco brillanti. Anche la presenza gradevole del poliziotto naïf, introverso e schivo, dopo un’iniziale sorpresa lascia quasi subito il campo ad uno spegnimento lento e graduale della partecipazione dello spettatore. A risentirne è soprattutto la componente di genere. E per genere intendiamo quello di riferimento. Esistono delle lacune evidenti in questo ennesimo poliziesco nostrano che riportano alla mente esperimenti poco fortunati del passato. In questo, come negli altri casi, è una chiara assenza di profondità delle storie raccontate a rendere evanescente l’appeal del prodotto, una sostanziale mancanza di cura nella loro rappresentazione, nella messa in scena, nello studio di una composizione narrativa che risalti agli occhi per innovazione e freschezza. Nonostante la buona volontà e l’esperienza innegabile degli autori, la miniserie risente di uno scollamento evidente tra una parte (privilegiata) che potremmo definire “privata” o “intimistica”, vale a dire quella legata al mondo di Caronia e ai suoi molteplici rapporti conflittuali, e una parte “pubblica” o “attiva”, ovvero quella esclusivamente legata al suo lavoro e alla articolazione delle dinamiche del genere poliziesco puro. Parte trascurata quest’ultima o purtroppo elaborata con eccessiva superficialità.
Invece di divincolarsi dal resto della tv generalista, Il segreto dell’acqua finisce così per rimanervi imprigionata in nome di una pressione commerciale che pretende di includere nel piatto il maggior numero di ingredienti possibili con il solo scopo di soddisfare la fame del pubblico. Ma quando questi ingredienti mal si abbinano, come nel nostro caso, o sono preparati in maniera approssimativa, il rischio di cancellare il piacere della visione in favore del solo, mero obiettivo numerico è molto elevato. Anche se c’è da dire che siamo in presenza di un rischio calcolato o di un rischio che solo una parte di audience avverte come tale!
