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Fiction Italia – L’Oriana

Pubblicato il 16 febbraio 2015 da Marco Di Cesare


Fiction Italia – L'Oriana

È una casualità che l’ammiraglia di casa Rai, quel primo canale legato all’intrattenimento di un target prettamente famigliare, mandi in onda, poche settimane dopo il sanguinoso attentato alla sede parigina del periodico francese di satira ’Charlie Hebdo’, una biografia della famosa giornalista italiana che, negli ultimi anni della sua avventurosa e controcorrente vita, divenne, perlomeno per i più giovani, famosa in particolare per i suoi svariati attacchi al mondo musulmano in toto, sferrati dal suo – immaginiamo – dorato esilio in quel di New York, storica e privilegiata porta di ingresso negli Stati Uniti per tanti europei, specialmente se italiani.
E ancora più casuale appare la coincidenza, purtroppo nuovamente tragica, di due altri attacchi nel nostro amato continente, a Copenhagen stavolta, messi in atto da un forse lupo solitario di matrice islamica, famelico divoratore dell’altrui libertà di espressione, cui ha contrapposto una propria omicida libertà di azione.
Un’Europa sotto assedio; dimentica di se stessa e della propria cultura, forse anche della propria natura: così come Oriana Fallaci aveva con forza gridato - in modo confuso, miope ed estemporaneo, senza guardare agli evidenti disvalori del nostro Occidente - soprattutto negli ultimi anni della sua vita, conclusasi nel 2006 per colpa di un cancro, cinque anni e pochissimi giorni dopo quell’11 settembre che tante vite costò, forse fagocitando pure di un intero Paese l’innocenza.
Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice, attraversatrice e migrante fra cinque e più decenni di fondamentale storia: adolescente vedetta partigiana nelle ’Brigate Giustizia e Libertà’, legate prevalentemente al ’Partito d’Azione’ (con tutto quello che ciò potrà significare), diventata privilegiata osservatrice dei fatti del mondo, polemica protagonista della cultura, italiana e non solo. E fiorentina: con tutto ciò che questo può avere significato.
Nel 2002 portata in un’aula di tribunale in Francia, nella patria dei Lumi e di Voltaire, accusata di razzismo per il suo La rabbia e l’orgoglio.

È firmata da Rulli e Petraglia, con la regia di Marco Turco, protagonista assoluta l’oramai attrice feticcio di quest’utimo, dopo C’era una volta la città dei matti... e Altri tempi: Vittoria Puccini, anche lei fiorentina come la donna che ha portato in scena; tuttavia così poco spigolosa, questa ancora giovane attrice. E L’Oriana, miniserie di tre ore divise in due puntate, ma anche film per le sale abbreviato a centoventi minuti (e questa è la versione che abbiamo visionato), col suo titolo così confidenziale sembra però al contrario nascondere una distanza, una lontananza dall’oggetto/soggetto rappresentato che più che di obiettività di diffuso timore sa, magari proprio nei confronti di una donna e di un’intellettuale dallo strabordante ’Io’, rivoluzionaria apripista nella sua professione, comunque mai stanca di sporcarsi le mani di inchiostro, lei dal sangue e dal dolore dell’umanità circondata.
In ogni caso, al di là delle prevedibili differenze tra le versioni televisiva e cinematografica per quanto riguarda la scelta delle scene tagliate, ciò che mentire non può è la forma utilizzata, laddove la regia approccia in modo stanco la scottante materia, staticamente elencando una serie di avvenimenti senza donare una vera profondità alle vicende e al coinvolgimento dei personaggi, in questo di certo non aiutata dal copione, anch’esso incapace di fantasia, freschezza e capacità – o voglia – di sorprendere.



CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE


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