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Grattacieli e superuomini

Pubblicato il 19 marzo 2012 da Alessandro Izzi


Grattacieli e superuomini

Il supereroe sarebbe nulla senza una città a fargli da sfondo e da specchio.
Lo sfondo gli serve a creare il giusto gioco di proporzioni.
Senza la misura relativa di un uomo più o meno comune che faccia da metro, l’eroe dovrebbe, infatti, accontentarsi di bastare a se stesso, farsi unica guida ed un unico riferimento al suo agire morale. Allo stesso modo, in misura ben più drammatica, il lettore del fumetto sarebbe impossibilitato a leggerne la grandezza perché infinitamente grande ed infinitamente piccolo, ripresi a figura intera e occupando tutta la vignetta, sono identici nel vuoto circostante.
Lo specchio gli serve, invece, a crearsi un’identità, a renderlo continuamente consapevole dell’altro e, quindi, di se stesso. Uno specchio piccolo, in fondo, bastevole appena a dargli il contorno del viso, laddove a dare un senso ed un racconto possono intervenire solo gli arcinemici, irriducibili proiezioni di tentazioni di onnipotenza spesso dolorose. Da grandi poteri, ci insegna Spiderman, derivano grandi responsabilità. Resistere al delirio di onnipotenza è spesso complicato, sempre doloroso, perennemente ad un passo dal fallimento. Pensiero, questo, costante delle nuove serie televisive dedicati ai superuomini che, per necessità anche cronologiche non possono rientrare nel pregnante saggio oggetto, ora, del nostro discorso: Misfits, produzione inglese, e l’imminente Chronicle.
Capire il senso della città, spesso metropoli, all’interno dei fumetti, ed investigarne i più segreti risvolti nella successiva trasposizione su grande schermo diventa, quindi, assai utile per capire come dalle stesse radici della cultura popolare possano sorgere pregnanti rappresentazioni del mondo circostante e tentativi di interpretazione assai più complessi di quanto non paia a tutta prima. Tant’è che dai grandi autori del fumetto (ma c’è voluto tempo perché autorialità si riconoscesse negli albi colorati, degni compagni d’infanzie complicate) ai sicuri grossi nomi del cinema, il passo è stato più breve e veloce di quanto non si creda anche se, oggi come oggi, il fenomeno sembra voler tornare alla logica industriale dimenticandosi delle opere di Synger, Raimi e Shyamalan che sono stati i frutti maturi sortiti da fusti ormai vecchi un secolo.
Ci prova, sarebbe meglio dire ci riesce, Federico Pagello, autore di questo interessantissimo e davvero bellissimo Grattacieli e superuomini, che sin dal titolo, diviso tra cinema e fumetto, pone al centro dell’interesse la costante sfida alla gravità e all’orizzontalità di un mondo sempre meno a misura d’uomo e sempre più bisognoso del fenomeno che ne scali gli estremi.
Diceva Brecht: “sfortunata la nazione che ha bisogno di eroi”, Pagello suggella il discorso cambiandone appena una parola: sfortunata la città che ha bisogno di eroi. Attraverso, infatti, una narrazione avvincente e in non troppo rigido ordine cronologico, l’autore esemplifica due grossi momenti della tradizione supero mistica: il primo in cui l’interna dicotomia tra official hero (riconosciuto ed amato da tutti) ed outlaw hero (che agisce nell’ombra ed è, per questo, spesso temuto più ancora dei criminali veri e propri) si risolve maggiormente a favore di una visione pacificata tra supereroe e città e un secondo in cui il conflitto tende a farsi vieppiù irreversibile.
Nel primo caso (uno tra tutti: Superman) prevalendo una logica messianica, si conferma una sostanziale fiducia anche nell’organismo cittadino che è si verticalista come nella Metropolis langhiana che gli fece da modello (a sua volta desunto dalla realtà di New York), ma calato in un contesto giustizialista in cui si può trovare riparazione ai soprusi e in cui il sogno americano può ancora trionfare, pur tra mille difficoltà. Lo stesso Synger che in Superman returns provò a complicare questo punto di partenza dovette ricorrere al sacrificio estremo nell’accettazione della propria missione nel mondo. Ne derivò un film che, contrariamente al fumetto che flirtava con l’idea ancora ebraica del Messia, doveva accostarsi alla narrazione in cerca di simbologie più apertamente cristiane.
Nel secondo caso, invece, (si pensi a Batman e a tutta una galleria supero mistica che dall’uomo pipistrello discende), emerge un ritratto già più moderno ed anche cronologicamente successivo, di una città che in alcun modo riesce ad essere per davvero a misura d’uomo. Una città che si riempie di vicoli oscuri, di zone d’’ombra, come quell’eroe che, alla fine, vi si riflette con dolore.
Pagello descrive il senso di questo percorso con lucidità sorprendente solo a tratti gravata da un certo accademismo, definendo una lettura diacronica del genere di incredibile suggestione e dimostrando, ancora una volta, come spesso sia proprio la cultura così detta popolare a trovare le parole e le immagini più giuste per raccontare le nostre contraddizioni, consegnando all’editore Le Mani uno dei libri in assoluto più belli del suo già notevole catalogo.


Autore: Federico Pagello
Titolo: Grattacieli e superuomini - L’immagine della metropoli tra cinema e fumetto
Editore: Le Mani
Collana: Saggi
Dati: 248 pp, copertina morbida
Anno: 2011
ISBN: 978-88-8012-576-1
Prezzo: 16,00 €
webinfo: Scheda libro sul sito Le Mani


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