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Hollywood detective (libro)

Pubblicato il 3 maggio 2012 da Alessandro Izzi


Hollywood detective (libro)

È tutto intriso dello spirito di Kevin Brownlow questo Hollywood detective, romanzo giallo che apre la collana Extra della Casa Editrice Gargoyle.
Per chi non lo ricordasse, Kevin Brownlow è stato quello che ha raccolto, in tempi non sospetti e quando il cinema era ancora considerato un mero oggetto di consumo, alcune delle più belle interviste ai Giganti del cinema muto.
Beninteso: le grandi interviste dei Cahiers du cinéma c’erano già state tutte, Truffaut aveva già incontrato Hitchcock e Bogdanovich, dall’altro lato dell’oceano, si era già messo sulle tracce di John Ford, ma in quei casi si trattava di registi che omaggiavano numi tutelari ancora attivi, vitali e pronti a stupire il proprio pubblico, non di storici che ragionavano a freddo su capolavori perduti. Brownlow, infatti, era un caso diverso. Intanto, anche se è vero che era stato pure lui un regista (è del 1966 l’uscita di un progetto dalla gestazione decennale It happened here che racconta la storia alternativa e dickiana di un mondo parallelo in cui i nazisti vincono invadendo il Regno Unito), il suo impegno alla regia era stato più sporadico di quello di uno Chabrol, tanto per dirne uno. In secondo luogo tutti i figlioletti di Bazin, prima e dopo essere passati dietro la macchina da presa, erano stati essenzialmente dei critici, mentre Brownlow scopre abbastanza presto un’altra vocazione: quella dello storico, del ricercatore, di colui che si mette sulle tracce di un passato vicino, ma a rischio di oblio.

Insomma, Kevin Brownlow, passato alla storia per eccellenti monografie e manuali sul cinema muto e per una serie di interviste televisive in cui recuperava il ricordo di nume tutelari come Chaplin o Buster Keaton ce lo dobbiamo immaginare un po’ come un Indiana Jones della celluloide. Magari meno romantico e più accademico, meno spettacolare di quegli spettacoli che riporta alla luce, ma comunque come qualcuno che può ben essere soggetto di un romanzo.
Loren D. Estleman prende, quindi, a modello Brownlow, gli cambia nome, dati anagrafici e collocazione temporale e lo trasforma in Valentino, il detective della celluloide protagonista di questo gustoso romanzo.
Valentino, che si tiene con orgoglio il nome uguale a quello della star del cinema d’un tempo, si muove, infatti, in un contesto universitario già formalizzato, un mondo in cui l’idea di conservare le pellicole del passato non suona balzana e in cui il recupero di qualche pezzo di pellicola antecedente al triacetato è degno preludio ad un corso di studi.
Contro l’andazzo hollywoodiano della memoria-zero del cinema, lui rappresenta, insieme a tutti i personaggi che gli ruotano intorno, l’idea rohmeriana della celluloide come marmo, capace di resistere al tempo.
Ma questa idea romantica convive anche con la consapevolezza relativamente nuova, che la pellicola è, in realtà, deperibile, pronta ad attraversare ben quattro stadi di decomposizione e sempre ad un passo da una combustione assolutamente non controllabile i cui effetti potrebbero essere devastanti. Insomma conservare il cinema può essere dannoso non solo per la mente (alla lunga si perdono i contatti con il mondo vero), ma anche per la salute (brucia in una sola fiammata, parente stretta, com’è della nitroglicerina).

Alla conservazione si unisce anche il problema della ricerca, resa viepiù difficile dal fatto che molte pellicole son state riciclate nel tentativo di recuperarne l’argento in esse contenuto (lo stesso che dava al cinema muto quelo splendore fotografico mai più replicato) e che dalla cellulosa son stati tratti tacchi di scarpe per signore.
Ma di Brownlow si prende non solo il personaggio, ma anche l’idea di un universo parallelo da mettere in scena. Il romanzo parte, infatti, dal ritrovamento (ahinoi, mai avvenuto) dell’edizione integrale di Greed di Eric von Stroheim. E quale cinefilo non vorrebbe vivere in un mondo dove si possono vedere tutte e dieci le ore di questo capolavoro mutilato?

Il romanzo è del 1976, quindi ben lungi dalla rivoluzione digitale che tanto sta scompigliando le carte del nostro ultimo decennio anche in fatto di restauri. Alla lettura la pagina risulta quindi, un pizzico inattuale, ma anche squisitamente nostalgica.
Valentino è un personaggio bello e sfaccettato. Più di quanto non si creda a tutta prima. E il romanzo convince non tanto nella ricostruzione del mondo hollywoodiano, popolato com’è di tanti attori che non ce l’hanno fatta, quanto nei dettagli psicologici (bellissima la naturalezza con cui prende corpo la piccola storia d’amore tra il protagonista e Harriett) e nella ricchezza brillante dei dialoghi, fulminanti ed acidi al punto giusto.
Qualche nota di demerito va ascritta all’edizione italiana che qui e lì tira fuori dal cappello qualche termine non esattamente filologico (“rimessa in scena” “copia di scorta”). Un peccato soprattutto nei confronti dell’enorme lavoro di documentazione che sta a monte ad un romanzo di questa fatta.


Autore: Loren D. Estleman
Titolo: Hollywood detective
Titolo originale: Frames
Traduzione: Clara Laurenzi (Revisione: Alessandro Gebbia)
Collana: Extra
Editore: Gargoyle Books
Dati: 208 pp, copertina brossura con alette
Anno: 2011
Prezzo: 16,50 €
Isbn: 978-88-89541-80-7
webinfo: Scheda libro sul sito Gargoyle


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