Il cinema di Don Siegel

Bistrattato da tanta critica del suo tempo, troppo spesso sottovalutato ed escluso dal novero dei più grandi di sempre, Don Siegel è uno di quei registi di Hollywood che ha saputo costruire la propria fama di autore nel tempo, convincendo i detrattori con opere ben più profonde di quanto non appaiano ad una prima visione e una capacità di rinnovare il cinema di genere con un linguaggio profondo, audace e, per larghi tratti, persino eversivo. Come spesso accade ci ha pensato la storia a rivalutare l’operato del regista di Chicago, grazie a riletture critiche della sua vasta filmografia e a saggi che hanno passato sotto la lente d’ingrandimento le tappe di una carriera multiforme.
È proprio grazie a questo spirito revisionistico che possiamo oggi ammirare opere come quella di Fabio Zanello, uscita nel 2011 per Edizioni Il Foglio, in cui l’idea di cinema dell’artista/artigiano Siegel viene sezionata e analizzata in ogni sua parte da un vasto gruppo di studiosi, critici e addetti ai lavori. “Il cinema di Don Siegel”, questo il titolo del volume, non solo ripercorre l’intera carriera del regista di Dirty Harry, The shootist e Invasion of the body snatchers, ma pretende di mettere a fuoco anche la più piccola pulsione della poetica sigeliana attraverso un processo di perlustrazione analitica che privilegi la ricerca dettagliata al quadro d’insieme. I saggi che compongono il testo infatti non hanno per oggetto tematiche, tendenze, linee guida di una poetica autoriale tout court, al contrario essi prendono in esame i singoli film del regista (i più importanti), raccontati e analizzati dagli occhi degli autori, per poi costruire un patchwork di resoconti che permetta al lettore di ricercare personalmente, e in maniera attiva, i cardini di una weltanschaung mutevole, ricca di espressioni, direzioni, ripensamenti e teorie. Grazie a questa composizione è possibile così percorrere, a seconda delle esigenze, la via dello studio particolareggiato, della ricerca mirata o, se si vuole, della perlustrazione generale.
Del resto di strumenti, il testo curato da Zanello ne propone tanti e tutti differenti tra loro. Dal saggio di natura cronachistica, all’analisi destrutturante, dal racconto aneddotico, all’intervista succulenta. E nonostante i capitoli presenti non siano tutti allo stesso modo efficaci o strutturalmente rilevanti ai fini di uno studio più approfondito, il testo funziona nel suo complesso per una coralità di voci che, con la sua presenza, sembra quasi voler rendere omaggio ad una peculiarità del cinema di Siegel. Con un approccio che muta a seconda dell’argomento, del film e del punto di vista da cui il discorso parte, i diversi autori propongono, ognuno con il proprio stile, la loro versione di Siegel, mettendo l’accento talvolta sul carattere artigianale del suo approccio all’opera cinematografica, talvolta sulla sua capacità di far convivere intrattenimento e riflessione (di natura antropologica, sociale, politica) all’interno di una stessa opera, e altre ancora, sulla sua maestria nel saper riscrivere le regole dei generi cinematografici dal loro interno. Le trecento pagine circa di questo interessante testo costituiscono perciò non solo una lettura gradevole e appassionante ma anche e soprattutto uno strumento utile attraverso cui il lettore potrà finalmente entrare nella profondità di un cinema talmente ricco da ispirare apertamente l’operato di discepoli dichiarati quali Peckinpah, Eastwood, Friedkin e Mann (solo per citarne alcuni).
A cura di: Fabio Zanello
Titolo: Il cinema di Don Siegel
Editore: Edizioni Il Foglio
Collana: Cinema
Dati: 330 pp, brossura
Anno: 2011
Prezzo: 16,00 €
Isbn: 978-88-7606-335-0
webinfo: Scheda libro su sito IL FOGLIO LETTERARIO
