L’istante più lungo della mia vita (libro)

L’istante più lungo della mia vita, primo romanzo di Antonio Manco, ci parla, con un occhio all’attualità, di un malessere giovanile, sottile e strisciante.
Lorenzo Molina, è un intellettuale ventenne con grandi potenzialità che vive distrattamente e senza slancio una vita sospesa.
Il protagonista lavora freelance come giornalista, pubblicando articoli di cui non è orgoglioso, non ha affetti veri (tranne, forse, un suo amico) e sembra non innamorarsi mai di nulla o di nessuno. La sua vita scorre senza particolari entusiasmi, tra bevute, scommesse e, ogni tanto, qualche donna.
Lorenzo Molina, è il “classico”giovane talentuoso chiuso in una spirale autodistruttiva, eppure, nel libro, non viene presentato come icona dell’artista maledetto e consumato. L’autore ci lascia intuire come la vita del protagonista sia, sì, piena di quadretti tipicamente bukowskiani, ma non sente il bisogno di serrarli in una definizione troppo chiusa e stereotipata.
La caratteristica di Lorenzo è il crogiolarsi in una vita senza progetti troppo definitivi, tipico dei ragazzi (come lui), legati a una tendenza della controcultura giovanile contemporanea. In fondo l’intero romanzo potrebbe essere il ritratto di uno dei tanti giovani di belle speranze, annoiati, frustrati, e con una buona dose di talento ancora in fase di definizione.
Il protagonista affronta (anzi, meglio, non affronta) un momento di crisi creativa, vissuto tra la depressione (una forma lenta, involutiva e snervante di depressione) e la voglia di rimanere in una forma di limbo comoda e senza decisivi strappi.
Il libro rende molto bene il ritratto della frustrazione giovanile, che in fondo potrebbe essere quella di tanti ragazzi. Non c’è incanto o stupore nel raccontare la vita del protagonista, solo molta noia, disinteresse e una vena dissacratoria verso alcuni cardini della società, primo fra i quali, la famiglia.
Lorenzo Molina, infatti, vive da solo, fuori casa e si riconcilia con i suoi genitori solo alla fine, quando sarà costretto ad affrontare per la prima volta e in maniera definitiva la sua vita: in un girovagare indefinito alla ricerca dei suoi cicli da chiudere prima di morire, si ritrova nel locale della sua famiglia, trovando, a suo modo, una sorta di riconciliazione con il nucleo dal quale era fuggito.
La vita del protagonista, raccontata senza toni drammatici, anzi, a tratti con divertimento e ironia, viene stravolta dall’incontro di un certo “Don Realizzassi”, simbolo lampante della necessità di concretizzazione. Questo misterioso uomo dall’aria inquietante (che “annuncia” al protagonista la sua morte di lì a breve) sembra sbucare dal nulla e spinge Lorenzo, per la prima volta, a prendere in seria considerazione l’idea di portare a termine i suoi progetti più importanti.
Don Realizzassi non viene descritto esattamente, aleggia, e il suo essere presente a intermittenza, costituisce l’aspetto più inquietante del romanzo.
Fino ad un momento prima, il tono del romanzo è fresco, ironico, vivace, poi, con la comparsa di Don Realizzassi, l’atmosfera cambia e il lettore è avvolto da una sorta di sottile inquietudine indefinita causata dalla comparsa di questa entità astratta che sembra prevedere la morte del protagonista.
Più che rappresentare un simbolo, il misterioso uomo è un pretesto, una sorta di coscienza, che induce Lorenzo a prendere atto della sua situazione.
L’istante più lungo della mia vita non ha la pretesa di analizzare in profondità la vita e la psicologia di un artista svogliato e senza mordente, ma è un romanzo molto attuale, e rende bene l’immagine di tante vite giovani sospese nell’indecisione e nel desiderio di non spiccare mai il volo.
Autore: Antonio Manco
Titolo: L’istante più lungo della mia vita
Collana: whatever
Editore: deComporre
Anno: 2013
Prezzo: 10,00 €
Isbn: 978-88-908660-6-7
