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LIBRI - ADRIENNE GOEHLER - LA FUNZIONE DELLE ARTI NELLA SOCIETÁ CONTEMPORANEA

Pubblicato il 16 luglio 2007 da Paolo Sanvito


LIBRI - ADRIENNE GOEHLER - LA FUNZIONE DELLE ARTI NELLA SOCIETÁ CONTEMPORANEA

Il saggio "Verflüssigungen, Wege und Umwege vom Sozialstaat zur Kulturgesellschaft" (con la collaborazione di Mareike Dittmer, Sophie Krempl, Campus Verlag 2005). “Fluidificazioni. Percorsi e vie alternative dallo stato sociale alla società culturale” nasce da un’impellente urgenza della fase storica attualmente in corso, in un certo senso dalla forza della disperazione, caratteristica del post-welfare state, di fronte a cui le esistenze di intere categorie del corpo sociale sono venute a essere improvvisamente minacciate nelle proprie condizioni di sopravvivenza. Tuttavia il lavoro della Goehler non nasce solo per forza negativa, in quanto contrastante ad altre forze - alle circostanze negative della contemporaneità, come la scomparsa dello stato sociale, la svendita delle vite umane da parte dei sistemi economici attuali, l’umiliazione dell’intelligenza sociale e i fantasmi della sicurezza contro il terrorismo, che portano a legislazioni fortemente repressive non solo negli Stati Uniti, ma anche in stati “insospettabili” da questo punto di vista, come la Francia.
Suggestioni infatti provengono alla Goehler certamente anche dall’esperienza diretta del pericolo del disagio sociale negli ampi contesti dei lavoratori ed operatori soprattutto della cultura, spesso minacciati dalle politiche dei governi e, nel microscopico, dalla scomparsa o marginalizzazione progressiva dei lavori intellettuali dal contesto attuale. Tuttavia l’autrice ha saputo far fruttificare queste suggestioni per approdare ad una formulazione nuova di società e di attività lavorativa o di professionalità entro il sistema produttivo attivo oggi ed entro lo stesso sistema capitalistico.

Gli Stati hanno accettato, insieme alle rispettive società, l’esautorazione del concetto classico di lavoro e di “occupazione”, trovando mille condizioni intermedie (in Italia si portano a esempio in genere i vari co.co. ecc.) senza tuttavia offrire un sistema oragnizzativo e dei partner istituzionali partitici e politici che entrino in rapporto, di gestione se non altro, con le suddette forme intermedie. Risultato è per il momento una mera “copertura” (o mistificazione) dell’effettiva riproduzione della, questa pure classica, disoccupazione.
Da un punto di vista di genere, e questo tema attraversa tutto il libro, va constatato (p. 56) che le forme discriminatorie di attribuzioni di ruoli professionali (e appunto i “contrattismi”, senza soldi chiaramente) vanno a ricadere soprattutto sulla parte femminile delle società. Che novità. Tale constatazione aprirebbe un discorso a cui eventualmente si può dedicare un altro tutto diverso libro da scrivere.

Che si guardi al contesto solo tedesco o si guardi oltre, a quello per esempio degli altri stati membri della UE, è necessario in ogni caso incassare da una parte la delusione cocente, la constatazione dell´incapacità dei governi, non solo di quelli del welfare state ma di tutti, di “gestire” come è di moda dire, di governare il surplus di cespiti fiscali, dove ce ne sono, e contemporaneamente le fasce sociali che ne possono fruire in programmi di collocamento e di formazione/educazione e nella fondazione di nuove strutture organizzative; dall´altra la necessità, per tutti i cittadini, di reagire a questo vuoto enorme lasciato dalla scomparsa dello Stato (o dalla sua minacciata scomparsa, ma è d’altronde l’elettore a deciderlo, con il suo voto) e causato da questo tradimento dei suoi mandati, per assumere su di sé le naturali, costituzionali responsabilità di individui sociali, agenti e interagenti. Esistono naturalmente numerose vie, attraverso le quali i cittadini che non rientrano nell´irregimentazione della produzione capitalistica (ovvero non entrano né nella pura produzione, da operaio a editore, né nella burocrazia amministrativa, da prete a impiegato delle poste), potrebbero oggi ritornare in un circolo virtuoso di produzione: ma non a tutti, è ovvio, viene offerta una chance, e così assistiamo ad un sempre più spaventoso ampliarsi della voragine del disadattamento sociale. Mai un´epoca storica è stata tanto ricca di potenzialità intellettuali forti come la nostra: e nello stesso tempo, in mai nessuna tali potenzialità, tale accumulo di intelligenza sono stati considerati in modo più indifferente – proporzionalmente alla quantità di energie che in questo modo vanno disperse. Sembra un aspetto tipico dei momenti storici di decadenza, in cui il potere (in senso lato) sperpera e abusa delle forze sociali (in senso lato). Un problema assurdo (per la sua barbarie) cui si va incontro è anche la progressiva riduzione ragionieristica dell’universitá e la cosiddetta “antintellettualità dell´Università”, cf. p. 41, accusato per la Germania, ma la Goehler non ha ancora guardato all’Italia…

Le proposte del libro sono dunque costruttive e non arrivano mai a rischiare alcuna disillusione o nichilismo, esattamente in conformità allo spirito reattivo e costruttivo dell’autrice che ha sperimentato addirittura su se stessa modelli e parametri nuovi, per arrivare a escogitare sistemi lavorativi e produttivi alternativi. L´approccio della teoria dell´autrice è in parte utopistico, ma di un’utopia di tipo filosofico, che serve da impulso alla formulazione di nuovi sistemi hic et nunc: imposta il pensiero, l´immaginazione – che sappiamo essere la forza motrice della mente – di mondi ancora non (noch nicht per citare la sua formula) esistenti.

La riflessione parte, è dovuta partire per una necessità quasi storica, dall’abbandono istituzionale del governo tedesco e dell´amministrazione del lavoro nei ministeri e negli uffici di collocamento - di struttura ben più forte in Germania di quella che hanno gli uffici corrispondenti per esempio in Italia. Con una sequenza di deduzioni quasi automatiche, si parte dal vuoto preparato e offerto dalla nostra società per quanto riguarda l´accoglienza alle facoltà e capacità scientifiche e concettuali in generale (quelle per esempio del fisico, ma anche del pedagogo e dello psichiatra), e alle arti in particolare; nel capitolo II, per conseguenza, si tentano dei sondaggi delle possibili realtà socio-culturali che potrebbero rappresentare, e in alcuni casi già rappresentano, la futura “società della cultura”.

Berlino come laboratorio per il resto d’Europa (suo malgrado) Una buona parte degli esperimenti provati o osservati dalla Goehler si sono svolti a Berlino durante il suo mandato come direttrice del Fondo nazionale per la cultura della Capitale, Hauptstadtkulturfond, un’istituzione particolarissima e tipica della sola Germania, stato all’avanguardia in Europa anche nell’escogitare soluzioni specifiche, anomale, emergenziali e ad hoc in funzione di situazioni particolare come è stata la riunificazione e come è tuttora il problema delle finanze amministrative del Comune di Berlino (e del relativo Land): tutto questo si trova alle pagine 201 sgg. e può in parte essere recepito come cronaca dei tentativi di costituzione di una Società della cultura, cronaca a volte anche indecifrabile per chi non sia già generosamente informato della situazione locale. D’altronde le istituzioni culturali berlinesi (numerosissime in tutti i campi del sapere) sono visibili anche da lontano e attraverso strumenti accessibili a chiunque, attraverso i mezzi d’informazione (la barriera è solo la comprensibilità del tedesco).

Sostanzialmente tuttavia il testo non contiene teoria, e sistematizzazione di quanto passa (o può passare) sotto la definizione di Kulturgesellschaft. Questo potrebbe considerarsi una mancanza, se non si trattasse di una sistematizzazione che il lavoro della Goehler, in quanto autodefinitosi di “scienza popolare” (populärwissenschaftlich), non ha mai ambito a fornire. Di fatto, tuttavia, è una mancanza: nell’elencazione delle esperienze, delle caratteristiche tipiche, delle prese di posizione nei singoli e specifici casi e da parte degli specifici autori-attori delle esperienze stesse, si perde parzialmente il fulcro, ovvero: quale sia lo statuto, e il funzionamento, di una tale società su un piano almeno della prassi politica, il campo nel quale la Goehler è professionista (da ultimo essendo stata senatrice dei Verdi). La dichiarazione di intenti, a-scientifici, del libro non può mettere a tacere l’esigenza, probabilmente del tutto naturale e necessaria, di voler tentare, voler riprodurre, conoscere nei suoi parametri, il modello o i modelli alternativi all’attuale tramonto e frammentazione, quello sí del tutto effettivo sebbene non ancora compiuto, della compagine sociale. A cui inevitabilmente potrebbe succedere forse direttamente una “eclissi” del sociale, anziché la costituzione di una società che funzioni secondo modelli più sani. Gli spasimi della società italiana anche sotto i governi cosiddetti di sinistra ne danno avvisaglie, e dimostrano solo che, come nell’invenzione delle leghe depositarie e santificatrici dei razzismi, il nostro paese è “all’avanguardia” a modo suo, prefigurando scenari che altri paesi sono riusciti almeno per il momento a sventare.

[Luglio 2007]


Adrienne Goehler - "FLUIDIFICAZIONI"


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