Libri - Filmare la morte. Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci

Dopo gli zombie di Romero ecco un libro sui morti che camminano di Lucio Fulci.
Un ritornante, in questo caso. Perché Filmare la morte era già uscito nel 2006, in occasione del decimo anniversario della morte del regista, ed è tornato su dalla tomba, riveduto e corretto, nel 2010.
A firmare il volume due giovani critici: As Chianese e Gordiano Lupi.
I due autori riempiono la pagina di goliardica nostalgia, dando ad intendere che il loro amore, del tutto viscerale, per il regista di Paura nella città dei morti viventi, nasce nel terreno non sospetto dei cinefagi, di coloro, insomma, che si nutrono di cinema e che prendono le distanze dalla critica paludata, accusata, non di capisce bene a qual titolo e dove, di non tenere abbastanza in conto il talento visionario di Fulci.
L’amore per il regista fatto oggetto di discorso è sincero e dispiace che prenda corpo in un libello che riduce il suo discorso ad una ben calcolato successione di schede filmografiche corredate da brevi commenti. La polemica contro la così detta critica alta, spurio e poco sensato in un Paese che, negli ultimi anni, ha eletto i film di Pierino agli onori dei festival di cinema, diventa così un elemento di disturbo all’interno di un percorso che non apre nuove possibilità interpretative, ma si limita ad essere uno spesso poco elegante gesto d’affetto dettato da una consuetudine simpatica.
In fondo il cinema di Lucio Fulci non è mai stato davvero profondamente bistrattato dai censori. Certo la critica ha storto un pò il naso di fronte a talune soluzioni casarecce e a sequenze evidentemente tagliate con l’accetta, ma non sono mancati apprezzamenti per i momenti più ispirati di opere come L’al di là o Non si sevizia un paperino.
In realtà il vero delitto di Filmare la morte sta nella sua incapacità di staccarsi dalla contingenza, dal dettaglio cinefilo e tarantiniano, dalla boutade del momento, in cerca di piste interpretative davvero capaci di attraversare il corpus di un’opera assai poco monolitica e spesso apparentemente contraddittoria.
In questo modo il libro risulta per apparire più debole proprio quando tocca quei film che, per complessità di struttura o per libertà di costruzione, avrebbero potuto aiutare davvero a definire, in positivo, una poetica ancora oggi troppo poco studiata.
A Filmare la morte, in fondo, manca proprio quello che viene rimproverato alla critica alta: la voglia di fermarsi e di fare un punto della situazione avulso da “gusto” e “tendenza” in cerca di quei motivi che garantiscono l’importanza del regista nel panorama cinematografico contemporaneo non solo italiano (Zombie 2, ad esempio, nel suo nascere a ridosso del romeriano Dawn of the dead, oltre ad essere uno straordinario successo commerciale in America, segna anche una rottura epocale con Dario Argento di cui non si fa quasi menzione nel libro edito da Il Foglio).
Peccato, quindi, che a tanta canagliesca nostalgia non consegua anche un minimo di rigore analitico. Si ha quasi l’impressione che i due saggisti evitino un’analisi più raffinata nella paura che questa possa troppo mettere in evidenza i limiti del loro amato regista.
Noi siamo, invece, sicuri che, i bisturi dell’analisi possano incidere cicatrici espressive sul volto delle pellicole fulciane e che esse abbiano tutti i mezzi per rialzarsi poi dalla terribile autopsia più morte che mai. È questo, in fondo, che fanno gli zombie: sfidano l’eternità della consunzione con le ragioni di un’arcana poesia.
Autori: As Chianese e Gordiano Lupi
Titolo: Filmare la morte. Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci
Editore: Edizioni Il Foglio
Dati: 233 pp, copertina brossura
Anno: 2006 - edizione riveduta e corretta: 2010
Prezzo: 12,00 €
webinfo: Scheda libro su sito Il Foglio
