Libri - Howard Hawks. Scarface

Nella storia del cinema americano lo Scarface del 1932 si afferma come l’epitome del genere gangsteristico classico e, allo stesso tempo, come punto di partenza per una rilettura moderna del travagliato periodo storico vissuto dalla nazione nordamericana (e non solo) all’indomani della Great depression del ‘29. Se non ci fosse stata la capacità di alcune rilevanti personalità nel saper oltrepassare i limiti imposti dalla rinvigorita attività censoria e di inglobare anche il “demonismo” di un genere come quello gangsteristico all’interno della cinematografia mainstream, probabilmente quest’ultimo (come molti altri generi) avrebbe ceduto il passo al deperimento imposto dalla dilagante attività moralizzatrice inaugurata dal new (i)deal Rooseveltiano e sarebbe caduto sotto i colpi del codice Hays lasciando campo aperto ai film - politically correct - dell’american way of life.
Nell’arte si può decidere generalmente di combattere l’attività censoria attraverso battaglie più o meno veementi oppure si può optare per un confronto oscuro e difficile, apparentemente compromettente, ma che in realtà - come in una partita di poker - permette solamente di sedersi al tavolo del gioco per tentare di sconfiggere il proprio avversario anche tramite, se necessario, il ricorso al bluff (quanti registi hanno tentato di esprimere la propria arte nonostante su di loro si abbattesse la mano della censura?). Affrontare in quest’ultimo modo un così arduo confronto molte volte nel cinema eleva il risultato artistico che ne scaturisce contribuendo, oltretutto, ad aumentare la considerazione nei confronti di colui (l’artista) che dimostra così di sapersi confrontare con atteggiamenti moralistici dall’alto di una raffinata intelligenza e di una abbondante pazienza. Doti che non saranno certo mancate al trio di esperti mestieranti Hughes (produttore), Hawks (regista), Hecht (sceneggiatore) per superare le difficoltà imposte dalle continue intromissioni della MPDAA (i tagli e gli interventi dell’istituzione hanno ritardato l’uscita del film di due anni) e concludere – malgrado tutto – un’opera importante, travagliata, moralmente discutibile (per l’epoca in questione) e stilisticamente sobria. Un’opera che ha in sé contemporaneamente i tratti del manufatto artigianale e l’imponenza del prodotto industriale classico, sottovalutata nel corso degli anni ma recentemente risarcita anche grazie alla meticolosità di un lavoro attento e genuino come quello effettuato da Leonardo Gandini nel volume riedito da Lindau (dopo una prima edizione del 1998) per la collana Universale Film.
Ispirandosi allo stile sobrio ed elegante utilizzato da Hawks nel suo film, Gandini propone una altrettanto lucida ed approfondita analisi degli elementi caratterizzanti la struttura di Scarface. Il testo, costruito in poche ma puntuali sezioni, arriva direttamente all’intelletto del lettore senza passare per un adescamento introduttivo enfatico. Il segreto di tale incisività è da attribuirsi senza dubbio ad un linguaggio efficace, diretto, accurato, poco incline alla composizione barocca e adatto alla ricerca analitica perseguita nel testo. Dopo una succinta parte biografica (già nota al target di cultori della materia ai quali il testo sembra rivolgersi) il percorso di Gandini si concentra, sin dalle prime fasi, su una destrutturazione alquanto lineare dell’oggetto filmico. La scansione sequenziale elaborata nella prima parte del testo è non solo ben delineata, ma risulta anche utile al lettore per percorrere agevolmente le successive sezioni. Sono proprio queste che costituiscono il corpus dell’opera e il punto di maggior spessore della stessa. Nei tre capitoli in questione Gandini mira a dissezionare l’oggetto, la materia filmica a propria disposizione, per consegnare istantaneamente al lettore una radiografia dettagliata della struttura narrativa (La scansione narrativa), della composizione formale dell’opera (La «X») e delle diverse tematiche affrontate nella stessa (Appartenenza al genere). Emerge così una lettura di Scarface profondamente puntuale, attenta nel saper cogliere l’eterogeneità e la complessità di un’opera che è in grado di balzare repentinamente dal film gangsteristico al melodramma (e viceversa); che sulla base di tale mutevolezza alterna sapientemente un registro formale più spregiudicato, dinamico e rapido ad uno più compassato e costante; che dimostra di poggiarsi su una solida linearità diegetica salvo poi deragliare improvvisamente da tale consequenzialità in direzione di una spregiudicatezza discorsiva puntualmente sottolineata nel testo (alcune sequenze esulano completamente dalla progressione lineare). Come se non bastasse, Gandini riesce poi a fornire al proprio lavoro un più ampio respiro nel momento in cui alterna opportunamente i risultati del suo studio analitico ad una vasta congerie di riferimenti storici, sociali e cinematografici (nell’ultima parte soprattutto porta alla ribalta le dinamiche di genere a cui il film risponde e i punti su cui questo se ne allontana); componendo così un mosaico ben calibrato all’interno del quale ogni tassello acquisisce la sua vera e completa dimensione solo nell’istante in cui interagisce con quello più vicino. Il risultato finale (confermato ancora di più dall’ampia antologia critica presente nel finale) è un quadro d’insieme sincero su un preciso istante della carriera di Hawks e su una delle opere più controverse da lui realizzate. Una disamina che non può non essere tenuta in considerazione per un eventuale approfondimento del cinema americano classico e per una ricognizione circostanziata della filmografia hawksiana.
Autore: Leonardo Gandini
Titolo: Howard Hawks. Scarface
Editore: Lindau
Collana: Universale Film
Dati: 102 pp., 16 fotografie b/n, brossura
Anno: 2007
Prezzo: 11,00 euro
webinfo: Sito Lindau
