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Libri - Il buio si avvicina

Pubblicato il 26 settembre 2007 da Alessandro Izzi


Libri - Il buio si avvicina

Il buio si avvicina è un libro che si impone al lettore prima di tutto per la sua struttura adamantina. Sulla base di un tripartizione limpidissima il pregevole volume scritto a sei mani da Fabiana Proietti, Alessia Spagnoli e Carlo Valeri si propone, infatti, come una vero e proprio “punto situazione” degli studi sull’horror cinematografico americano e sui motivi del suo immarcescibile successo presso il pubblico.
La prima parte del libro, significativamente intitolata Dal mostro alla maschera è, da questo punto di vista, un tentativo di leggere la parabola creativa del genere, dai primi successi della Universal fino ai più recenti prodotti post Scream, in una chiave squisitamente iconografica. Protagoniste del discorso sono, infatti, quelle che con il tempo sono diventate le icone incontrastate del genere, le figure che si sono imposte all’immaginario collettivo e che hanno segnato, con la loro pura e semplice presenza, un’intera epoca non solo cinematografica. A partire dalle figure incarnate da Lon Chaney (l’uomo dai mille volti) fino al Dracula di Lugosi e al Frankenstein di Boris Karloff il capitolo analizza con dovizia di dettagli e con una scrittura sempre fluida e piacevole le contraddizioni che sono alla base del confronto tra i “sani” valori propagandati dalla cultura americana e tutto ciò che è diverso, che non può essere assimilato all’interno di un establishment che si rivela spesso più mostruoso di quelle figure che cerca di ricacciare all’esterno. Sicché il vero centro del discorso diventa, sin da subito, il rapporto individuo/società con tutta una serie di snodi insoluti che proprio l’horror, da più parti considerato fino a poco tempo fa un genere di puro e semplice intrattenimento, riesce a mettere in luce in maniera impietosa e sofferta. Il passaggio dal mostro alla maschera e quindi dall’individuo che non riesce o non vuole nascondere la propria terribile diversità alla maschera atemporale che quella stessa diversità cristallizza e fissa in lineamenti immutabili, equivarrebbe, proseguendo su questa pista analitica, ad un tentativo estremo della società di assimilare la diversità rendendola immediatamente riconoscibile e fissandola in un codice che le preclude ogni possibilità di evoluzione e di cambiamento, legandola cioè ad una forma di ripetitività ciclica che la strappa dal contingente (e qui scompaiono tutte le preoccupazioni politiche che fanno spesso grande il genere) per relegarlo al rango di mera favola della buona notte. È proprio questo il passaggio dalla rappresentazione dolente del mostruoso dei primi film di genere americani alla definitiva tipizzazione e serializzazione dello slasher movie (alla Venerdì 13): un sottofilone dell’horror in cui ogni preoccupazione psicologica è decaduta e in cui il film si riduce ad un vuoto meccanismo che si perpetua nella ripetizione delle sue stesse formule. Simbolo, questo, di una realtà sociale che, non riuscendo davvero ad assimilare le istanze della diversità cerca di renderle innocue trasformandole in oggetto spettacolare e commerciale. Scrivere una storia del genere equivale, allora, a scrivere una controstoria della realtà americana visto che il genere non può non essere considerato come una vera e propria cassa di risonanza del malessere sociale.
La seconda parte del lavoro è, invece, dedicata al tema della Casa. Magioni maledette, motel persi nell’estrema provincia dimenticata dalla civiltà (ed è questo un altro topos fondamentale del genere che rappresenta spesso, da Psycho in poi, realtà sociali paludose dimenticate da una società troppo intenta a perseguire la sua folle corsa verso il progresso) divengono le assolute protagoniste di un discorso intrigante.
La terza ed ultima parte del volume è quella più squisitamente analitica dal momento che si prefigge, come obiettivo fondamentale, quello di definire tutte le strategie di messa in scena della tensione e della paura. I saggisti individuano nella contrappoisizione tra esigenze scopiche (mostrare tutto il mostrabile andando sempre a rompere il limite della visibilità precedentemente delineato) e costruzione della paura mediante il fuori campo e il non visto (e quindi sollecitando le paure ancestrali dello spettatore), uno degli snodi cruciali del genere. Tra le due istanze, ci sembra di capire che la simpatia e il gusto degli autori propenda tutto per la seconda. Sarà per questo che molte pagine del saggio (troppe forse) sono dedicate ad un’opera cruciale per l’evoluzione del genere come Il bacio della pantera (versione Tourneur) mentre molte meno sono spese per lo splatter e il gore. Ee è forse sempre per questo che finiscono per essere sclusi dal discorso autori come Brian Yuzna e Stuart Gordon con le loro utopie lovecrafitiane. Ed è, in fondo, un peccato perché Lovecraft, con l’apparente contraddizione che respira in molte sue pagine tra un orrore che è sia innominabile, sia scientificamente descrivibile avrebbe potuto avvalorare ulteriormente il già pregnante discorso sulle due opposte vocazioni dell’horror cinematografico. Ma restano escluse dal discorso anche pellicole germinali e fondamentali come Rabid di Cronenberg e Martin di Romero che tentano di rileggere il fenomeno del vampirismo in una chiave inedita. Esclusioni che sono anche motivate dalla scelta di campo che i tre saggisti dovevano pur compiere, ma che, nel caso del secondo film, finiscono per dare l’impressione che Romero sia solo il regista della tetralogia dei morti viventi (e più della Notte che di Zombi).
Al di là di queste piccole critiche il lavoro resta comunque di notevole qualità e già solo il fatto che i saggisti abbiano scelto di porre come cuore pulsante del discorso proprio il tema della casa (e quindi, per traslazione del nucleo familiare da sempre inteso come realtà inviolabile) denota una comprensione ed un’immedesimazione nella cultura americana davvero rimarchevoli. E del resto tutte le pagine dedicate al New horror degli anni ’70 sono affascinanti e il capitolo speciale dedicato esclusivamente a Craven se non altro doveroso. Una lettura, insomma, caldamente consigliata.


Autore: Fabiana Proietti, Alessia Spagnoli, Carlo Valeri
Titolo: Il buio si avvicina. Temi, figure e tecniche dell’horror americano dalle origini a oggi
Editore: Dino Audino
Dati: Pagine 190
Anno: 2007
Prezzo: 18,00 €
Web info: Sito ufficiale


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