Libri - Il cinema di carta

Fughiamo da subito un dubbio: il volume che ci troviamo innanzi non è il solito compendio di storia del cinema italiano, è qualcosa che va oltre. L’autore, Dario Reteuna, storico e tecnologo della fotografia, di riga in riga e di foto in foto, riesce a costruire un qualcosa che supera la semplice concezione d’un elenco di fatti, film e personaggi che costellano il variegato panorama del cinema nostrano a partire dai primordi del 1900 sino a giungere ai più vicini anni ’80: questo testo è un viaggio, attraverso il cinema e la fotografia, con i loro protagonisti più o meno celebri; attraverso l’Italia, con la sua società in continua evoluzione; attraverso gli Italiani. Ecco che, allora, ogni affermazione di Reteuna è investita di polisemici meta-significati, scatole cinesi di rimandi compresi tra la sociologia ed il cinema, tra la storia d’Italia e la fotografia, verso un traguardo preciso che è lo stesso autore ad indicarci nelle prime pagine del volume: "[...] scopo del libro è di fare, per quanto possibile, un poco di luce nei confronti degli adepti a una professione la cui importanza sembra oggi ancora soltanto in parte recepita." Ci sembra che il risultato sia andato ben oltre.
Come da titolo e premessa, il file rouge che pervade Il cinema di carta è rappresentato dalla riproduzione argentica della lavorazione filmica, ovvero le fotografie di scena, una documentazione mai troppo studiata e troppo spesso dimenticata. Questo settore della fotografia (e di riflesso della cinematografia) è stato forse il più bistrattato dagli addetti ai lavori, complice una certa passività della professione, imputatagli in particolar modo per via di una certa subordinazione al lavoro di registi e direttori della fotografia, veri factotum del set (situazione presente soprattutto agli inizi, quando i fotografi dovevano semplicemente riprodurre le scene già organizzate del film, mantenendosi quanto più fedeli possibile all’inquadratura filmica). Sminuimento che non pregiudicava però le fotografie realizzate, usate in maniera smodata in tutte le forme possibili di comunicazione: le fotografie di scena infatti, principalmente pensate per la pubblicizzazione dei film, venivano impiegate per le brochure dei cinema, per la cartellonistica, per la vendita all’estero (tramite la presentazione di veri e propri book fotografici), per la stampa su riviste e quotidiani, per i fotoromanzi, per le cartoline postali e via dicendo, senza contare poi l’enorme apporto storico-documentale che ricoprono ai giorni nostri. Si capisce dunque come il lavoro di questi oscuri "premi-peretta" (definizione di Osvaldo Civirani, mitico fotografo di scena romano, riferita alla peretta attraverso cui veniva azionato l’otturatore nelle vecchie macchine fotografiche d’inizio secolo), mal visti dalla troupe e spesso dimenticati quando si trattava di distribuire i cestini, non fosse esattamente marginale; eppure ci vollero non pochi anni prima che ad essi fossero riconosciuti i non pochi meriti di cui erano, e sono, degni.
Nel suo libro, Reteuna ripercorre quelle che sono state le alterne fortune della fotografia di scena cinematografica e dei suoi esecutori: centinaia di fotografi, molti dei quali senza nome, ieri come oggi. Già, perchè a fronte dei vari Luxardo, Bragaglia, Pesce, Secchiaroli, Civirani, Pierluigi, troviamo un quantitativo di fotografi rimasti nell’ombra, dimenticati dai libri e dai produttori: non rara è stata (ed è tuttora, in Italia e non solo) la pratica di "dimenticare" il nome del realizzatore nelle specifiche di una foto mandata a stampa per la pubblicità o pubblicazione libraria. Un problema che preme sul campo umano ma che si ripercuote pesantemente anche sullo studio del settore: al già gravoso lavoro di catalogazione e studio del materiale in esame si va ad aggiungere un intenso lavoro di ricerca di paternità della foto, la quale, il più delle volte, rischia di rimanere figlia di padre ignoto.
Avendo come tema portante la fotografia, all’interno del libro non poteva mancare una cospicua iconografia che spazia dai ritratti ai "si gira" (le foto scattate durante le pause di lavorazione o la preparazione dei set) arrivando fino alle vere foto di scena (riproduzioni fedeli delle scene filmiche girate): possiamo così ammirare una giovanissima Lollo imperfetta e non ancora star, numerose locandine e foto pubblicitarie di film più o meno famosi, alcuni degli scatti che Osvaldo Civirani eseguì sul set di Ossessione (importanti perchè segnaro un deciso punto di rottura nella storia dei fotografi di scena, soprattutto sotto l’aspetto tecinico), molti dei lavori più famosi di Luxardo e Bragaglia, La Dolce Vita di Pierluigi, e molto altro ancora. A fianco di questa vasta collezione fotografica, che già di per sé varrebbe il costo del libro, troviamo alcuni apparati decisamente utili e completi per coloro che volessero approfondire ulteriorimente lo studio della fotografia di scena: ad una completa bibliografia a seguito di ogni capitolo della parte storica segue, in primis, un repertorio biografico dei principali fotografi di scena e ritrattisti operanti in Italia tra il 1900 e il 1980; segue poi un secondo repertorio, inerente ai principali Studi, Agenzie fotografiche, Editori di cartoline fotocinematografiche operanti in Italia tra il 1930 e il 1975; chiude, infine, una filmografia essenziale.
Edito dalla Falsopianonel lontano giugno del 2000, l’opera di Reteuna si pone nell’universo editoriale italiano come esemplare unico: nessun altro libro sinora aveva approfondito in tale maniera questo tema, sviscerandolo nelle sue molteplici forme, delineandone una accurata storiografia e permettendo, senza troppa difficoltà, di ottenere risposte (come esplica anche Dario Argento nella usa introduzione) "[...] a chi chiede luci su questo argomento e su queste figure di artisti spesso misconosciuti o completamente dimenticati."
Autore: Dario Reteuna
Titolo: Il cinema di carta. Storia fotografica del cinema italiano
Editore: Falsopiano
Collana: Lifesize
Dati: 440 pp (242 foto col.)
Prezzo: 61,97 Euro
Anno: 2000
webinfo: Sito Falsopiano
