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Libri - L’alba degli zombie

Pubblicato il 17 luglio 2011 da Alessandro Izzi


Libri - L'alba degli zombie

L’Apocalisse arriva quieta.
Non corre, ma cammina a stento, col passo caracollante del bambino che ancora deve imparare a camminare. Non ha bisogno di squilli di tromba, né di marce di soldati, né di luci mistiche. Le bastano bisbigli rotti e tutti di gola come che l’aria non avesse più bisogno dei polmoni per farsi suono ed espressione.
Nel 1969 l’apocalisse aveva passo da ubriaco dentro a un cimitero dove un fratello prendeva in giro una sorella dopo annoiate discussioni sul perché del culto dei morti.
Pochi critici l’hanno notato, e nel bel libro pubblicato da Gargoyle non ce n’è menzione, ma il senso quieto dell’apocalisse comincia qualche minuto prima dell’arrivo del morto vivente a funestare il pigro pomeriggio di un cimitero di campagna. Comincia quando fratello e sorella discutono sul troppo lungo tratto di strada che separa le loro occupazioni quotidiane dalla tomba che devono onorare senza averne più voglia. I morti tornano, allude Romero, perché i vivi non sanno più cosa farsene di loro, perché la corrispondenza d’amorosi sensi che infiammava il Foscolo s’è infittita di distanze, s’è fatta fredda sul cadavere d’un senso di famiglia che non esiste già più. Quando, molto più avanti nel film, la figlia zombie divorerà i genitori in un’inversione del mito di Crono fattosi pasto per la sua stessa prole, quella scena non sarà altro che il ricalco grottesco ed horror di questa prima scena che è già il racconto di una fine dei tempi.
Nell’intervista che chiude in gloria il volume, Romero sottolinea come le sue creature siano forse, a dover scegliere, più vicine a Marx che a Freud, che sono rappresentazione di un cambiamento apocalittico, di una rivoluzione dolorosa che cambia per sempre ogni status quo. Eppure questo senso di disfacimento dell’organismo familiare che prelude al banchetto ferino di una società senza bussola (non quello dei morti sui vivi, ma quello dei vivi sugli altri vivi) ha un portato psicanalitico che ancora oggi mette i brividi. Un portato che prende corpo, guarda caso, in una casa su tre livelli: il piano terra del confronto con l’orrore (l’Io che deve scendere a patti col cambiamento), il Super ego del piano superiore che è vuoto, riempito solo da un cadavere munito di fucile a segno di un consesso sociale sgretolato, e la cantina dell’incubo che sale a divorare i genitori in un’impossibilità dolente di rimozione.
Una lettura, questa, cui possiamo solo alludere, che manca in un libro che legge Romero forse un po’ troppo alla luce di quel che è venuto dopo, di quello Zombie che apre di fatto una pista nuova anche per lo stesso regista che quando girava La notte dei morti viventi non pensava certo ad un sequel.
I tre saggisti, nei loro acuti studi, notano, e molto bene, quanto il film del 1969 sia, al fondo, diverso anche a livello stilistico da quanto di là a venire, ma questa distanza non è fatta oggetto di discorso, resta nel non detto di una voglia di omologare tutti gli esiti ad un solo piano, magari inconsapevole all’inizio, ma lucidamente politico poi. In questo modo, però, resta fuor di discorso anche la dinamica “ritornante” che affratella due esiti solo apparentemente distanti come The night e Diary of the dead che condividono qualcosa di più che lo stesso sguardo guerrigliero essendo anche troppo palese la loro comune ansia sulla contemporaneità (il Vietnam del primo è fatto consapevole oggetto di discorso mentre l’Iraq-Afganistan del secondo è, più che alluso quasi dimenticato). Zombie diventa così, la cartina di tornasole di un discorso di grande originalità (è bello ammetterlo) che avrebbe, forse, meritato uno spazio più ampio e frastagliato. La linea che demarca i limiti del discorso, in effetti, e lo chiarisce bene Danilo Arona anche se gli interventi successivi prendono in parte le distanze, è prevalentemente quella che passa da The night a Dawn of the dead ed è essenzialmente per questo motivo che al saggista piace ancora Land of the dead (che di Dawn è la più diretta conseguenza riaggiornata all’incubo dell’11 settembre) mentre Diary viene visto solo come un gustoso riepilogo e Survival come un sostanziale incidente di percorso.
In realtà già Giuliano Santoro nel contributo successivo (il libro è la somma di tre brevi saggi, il terzo a firma di Selene Pascarella) scava spunti di riflessione inediti ed intriganti per l’ultimo esito romeriano ancora, a nostro parere, sottovalutato e poco compreso dalla critica.
Il libro è nel complesso affascinante. Con punte davvero superlative ed esiti interpretativi all’avanguardia non solo per l’Italia. Forse il seme più fecondo è proprio l’analisi politico-filosofica di Santoro che getta l’opera romeriana in un caleidoscopio di piste interpretative, laddove le pagine di Arona grondano di nostalgica esperienza. Selene Pascarella si ritaglia, infine, lo spazio per una ricognizione a tutto tondo che si divide tra analisi scientifica e fanatismo di cultori della materia: i fan andranno in visibilio.
Chiude il pacchetto l’intervista a Romero.

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Autori: Danilo Arona, Giuliano Santoro, Selene Pascarella
Titolo: L’alba degli zombie
Sottotitolo: Voci dell’apocalisse. Il cinema di Romero
Editore: Gargoyle Books
Dati: 266 pp, copertina brossura con alette
Anno: 2011
Prezzo: 17,00 €
webinfo: Scheda libro sul sito Gargoyle


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