Libri - La visione negata. Il cinema di Michael Haneke

Sulla copertina del testo campeggia la metà di un volto. Si tratta di un primo piano di Michael Heneke, protagonista assoluto dell’ampio e meticoloso lavoro realizzato da Fabrizio Fogliato per le Edizioni Falsopiano. La ‘visione negata’ citata nel titolo del libro, trova perciò un primo immediato riscontro visivo in un’immagine che ci presenta un lato del volto di Haneke, ma che ci nasconde l’altro (sarebbe più corretto dire che qui la visione è rimandata vista che la seconda metà del volto è presente nel retro del testo). Quasi a voler sintetizzare da un punto di vista visivo la particolarità di un cinema sofisticato che non solo fonda la propria struttura sulla dirompenza del visibile ma anche, e potremmo dire soprattutto, sull’assenza, sulla negazione intesa come presa di posizione militante nei confronti di un mondo sempre più percettibile e documentabile. Il cinema di Haneke tende invece ad escludere ciò che potrebbe tranquillamente essere concesso all’immaginazione e all’interpretazione dello spettatore proprio per rendere quest’ultimo parte attiva del processo filmico, elemento partecipativo capace di completare con la propria riflessione un quadro tenuto volutamente incompleto. Non ci vuole poi molto (basta aprire il libro), infatti, per collegare la metà assente del volto barbuto in copertina con tutte quelle sequenze mitiche di cinema estremo in cui l’autore austriaco, in più di trenta anni di carriera, ha spinto ripetutamente il senso del racconto oltre i confini del singolo fotogramma. Distruggendo non solo convenzioni legate all’arte cinematografica più ludica e d’intrattenimento, ma anche quella patina di mediocrità che tanto spesso avvolge la paranoica e abbrutita società raccontata nei suoi film. Splendido metteur en scene di un’epoca spenta, nonché decriptatore raffinato di un mood decadente e nichilista, caratterizzato prevalentemente dall’incomunicabilità tra gli individui, da una violenza improvvisa, a tratti straordinaria, e da una sfiducia dilagante nei confronti del futuro, Michael Haneke con il suo cinema, con la sua arte, con i suoi splendidi capolavori visuali si insinua nelle pagine del testo di Fogliato per crescervi all’interno.
Lo stile asciutto, l’impostazione teatrale, la filosofia esistenzialista del suo approccio artistico trovano così terreno fertile in un lavoro particolarmente accurato, a metà tra il saggio filosofico e l’analisi cinematografica, in cui però non si disdegnano neanche sporadiche intromissioni nel campo del linguaggio audiovisivo, della massmediologia e dello studio sociologico. Elementi questi fondamentali alla comprensione del cinema hanekiano. Fogliato, con il suo stile di scrittura raffinato ed elegante, passa così in rassegna uno dopo l’altro le perle sin qui prodotte dall’autore austriaco (manca nella versione cartacea solo il recente capolavoro Il nastro bianco, il cui aggiornamento si può scaricare gratuitamente al link seguente: www.falsopiano.com/ilnastrobiancodue.pdf), mettendo in evidenza con una compostezza austera ma efficace le asperità del suo primo cinema, quello della ’trilogia glaciale’ de Il settimo continente, Benny’s Video e 71 frammenti per una cronologia del caso, e la prepotenza concettuale del cinema della maturità con i virtuosismi violenti dei due Funny games (l’autore definisce il progetto un "reality horror show"), la messa in scena della guerra civile tra gli uomini di Code Inconnu, la pornografia spaziale (ancor prima che fisica) di La pianiste, la normalità malata de Il tempo dei lupi e il senso di colpa opprimente di Cachè. La principale capacità di Fogliato è quella di saper rovesciare ognuno di questi film andando a scovare l’essenza più pura che li muove, una ragion d’essere direttamente scaturita dall’alienazione di una società deflagrata in corpuscoli infinitesimali distinti e separati, ognuno dei quali autonomo rispetto all’esterno, diffidente nei confronti di questo e perciò autoreferenziale. Come i personaggi dei suoi film d’altronde, semplicemente divisi secondo lo stesso Fogliato in “vittime colpevolmente inconsapevoli” o “automi meccanizzati e talvolta radiocomandati”. Elencando le costanti del cinema hanekiano, l’autore tenta anche di percorrere la via della frammentarietà quando, con delle pause forzate tra un concetto e l’altro, interviene con la puntualità del caso a riportare le parole pronunciate dallo stesso Haneke durante l’arco della propria carriera. Parole che fanno da cornice quindi ad uno studio approfondito, intelligente e scrupoloso, costruito sapientemente sull’alternanza tra la vivida saggezza della fonte d’ispirazione originaria e il risultato di una riflessione che su di essa si innesta, per poi successivamente crescere e dirigersi altrove. Da questo nascono quindi le porzioni dense di significato dell’autore, le sue discese nella weltanschaung di Haneke e quei collegamenti continui ad un mondo artistico culturale di riferimento a cui lo stesso cinema del regista austriaco si lega indissolubilmente. Da questo nascono i collegamenti con il cinema di Hitchcock (eleganza formale e messa in scena perfetta) e Pasolini (“L’unico che è riuscito a rappresentare la violenza in maniera responsabile”), con il cinema di Bresson, punto di riferimento nella concezione cinematografica di Haneke (a cui è dedicato un saggio finale scritto proprio dallo stesso regista in omaggio ad un memorabile film del maestro francese), e con quello di Ulrich Seidl, regista austriaco contemporaneo che insieme al più vecchio maestro conterraneo è riuscito in questi anni a farsi portavoce di un malessere sociale dilagante (partito dall’Austria e diffusosi nel resto d’Europa), ma anche quelli con il “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud, con il modernismo rivoluzionario di Aldous Huxley, con la frammentazione del corpo che Bacon rappresenta nei suoi quadri e con la violenza che su di esso esercitano provocatoriamente gli Azionisti del Vienna Direct Art (Otto Muehl, Hermann Nitsch, Günther Brüs).
Il cinema di Haneke è figlio di tante traiettorie che convergono in un’unica espressione audiovisiva. Per questo Fabrizio Fogliato, consapevole di quanto determinante sia decifrarle una ad una, compie con il proprio lavoro una operazione di pulizia di tali tragitti, palesando altrettanto lucidamente sotto il cinema di Haneke una architettura culturale talmente sofisticata da risultare ad un primo approccio addirittura fastidiosa. Oltre a quello di aver inaugurato lo studio metodico di una poetica affascinante come quella dell’autore austriaco (un libro a lui dedicato risale al 1998, ma era semplicemente un catalogo di scritti del regista confezionato in occasione del Torino film festival), il merito ulteriore di questo testo a lui dedicato, è senza dubbio quello di rendere più vicino lo spettatore ad un tipo di cinema tendenzialmente provocatorio, che sfida il pubblico stesso sul terreno della comprensione e della verità, un cinema sempre molto difficile e azzardato, spigoloso e mai convenzionale.
La “visione negata” regala così spiegazioni e interpretazioni, tesi e provocazioni in attesa che il fruitore possa raccogliere il tutto e metterlo al servizio di una futura visione delle opere più matura, pronta e consapevole. C’è da esser certi che l’opera di Fabrizio Fogliato non fallirà tale lodevole proposito proprio perché risponde ad esigenze di chiarezza e comprensione richieste dal lettore medio e costruisce una architettura letteraria al contempo affascinante ed efficace.
La citazione finale è da concedere di diritto alla parte conclusiva del testo in cui è possibile trovare alcune perle letterarie dedicate alla concezione filosofica, artistica e cinematografica del maestro austriaco. Come il già citato saggio critico dedicato da Haneke al film Au hasard Balthazar di Robert Bresson (abbatte i confini del semplice saggio per regalarci i segnali di una poetica in fase di evoluzione), o uno scritto esplicativo sul tema ’violenza e media’ (prezioso è dir poco) o ancora una sezione di interviste in cui è possibile seguire il confronto tra autore e critici sui temi più rappresentativi della poetica hanekiana. Insomma, un degno finale per un libro da non perdere.
Autore: Fabrizio Fogliato
Titolo: La visione negata. Il cinema di Michael Haneke
Editore: Edizioni Falsopiano
Collana: Viaggio in Italia
Dati: 240 pp, illustrato
Prezzo: 15,00
Anno: 2008 €
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