Libri - Lamerica di Gianni Amelio

Le parole dell’introduzione di Sergio Gatti al volume Lamerica, recentemente pubblicato presso Morpheo edizioni, sono non solo una dichiarazione d’intenti, ma una promessa allettante ed intrigante per chi sta cominciando ad avventurarsi nella sua lettura (sempre piacevole ad essere sinceri). In poche limpide parole l’autore centra, infatti, l’attenzione del lettore su uno dei problemi più invadenti della critica degli ultimi anni: quello di chiudere il proprio raggio d’indagine su un orizzonte meramente analitico che privilegi il “testo” svincolandosi da ogni possibile considerazione ulteriore. Secondo questa logica testocentrica, l’opera, pervenuta al critico ormai nella sua forma definitiva, viene letteralmente posta su un piedistallo che la trasforma irrimediabilmente in un oggetto da museo e che la destituisce di ogni possibilità di incidere sul reale. In altre parole il testo diviene oggetto sacro, indiscutibile e, per questo, è automaticamente “frainteso”. La promessa di Gatti diventa, quindi, fin dalle prime parole, quella di non fermarsi a questa pur allettante forma di analisi, ma di voler allargare l’intero raggio della sua indagine a quel “contesto” che ha visto la nascita del film oggetto di analisi e, allo stesso tempo, di ripercorrere le tappe salienti del dibattito sorto intorno all’opera. Detta in altri termini che possono apparire un po’ meno altisonanti: ripercorrere la genesi del film ricostruendo le tappe salienti delle riprese (come in un backstage, insomma) e preparare un lunga ed articolata galleria dei più importanti contributi critici suscitati dal film dalla sua uscita veneziana sia sulla stampa quotidiana che su quella specialistica, sia su quella italiana che su quella estera.
La prima perplessità che sorge nella mente del lettore meno disinformato sulla bibliografia ameliana riguarda l’utilità di un lavoro di siffatto tipo. Il dibattito critico sorto intorno a Lamerica è, infatti, forse non sterminato, ma comunque piuttosto ragguardevole. E l’antologia di pareri, che ruota comunque prevalentemente intorno alla stampa quotidiana presentata in modo critico e giustamente sintetico, seppur interessante, sembra troppo legata ai soliti nomi e alle solite testate per dare l’impressione di scoprire, per il lettore, qualcosa di veramente nuovo. Anche sul discorso che un po’ sinteticamente (e molto ingiustamente) abbiamo definito una specie di backstage sulla realizzazione del film sorgono delle perplessità visto che era già stato pubblicato un sostanzioso Diario delle riprese e che non mancano né la pubblicazione della sceneggiatura desunta dal film, né quella della sceneggiatura originale che, per molti aspetti rivela sostanziali diversità con l’opera poi ultimata.
Tutti dubbi, questi, che vengono parzialmente fugati man mano che la lettura procede e che ci si inoltra nella ricostruzione della bellissima avventura che è stata la realizzazione di questo film.
Attraverso la rievocazione di quelle che sono state le travagliate riprese della pellicola (il grosso del discorso lo si ritrova nelle oltre settanta pagine che costituiscono la lunga intervista che Gatti è riuscito a strappare ad un Amelio come sempre più che ansioso di raccontare il più possibile sulla sua creatura) l’autore aspira ad una forma di analisi più veritiera, una lettura che sappia dare il senso complessivo dell’opera secondo un disegno quanto più possibile oggettivo. Il vero problema del volume (che resta interessante e merita senz’altro la lettura) è nel suo schema complessivo che, alla lunga, separando troppo nettamente le varie fasi del discorso (dapprima una biografia del regista, poi la lunga intervista sulla lavorazione del film, poi l’antologia critica poi le analisi staccate della sceneggiatura originale e del film e infine l’inquadramento dell’opera all’interno della filmografia del regista) obbliga spesso l’autore a ritornare, sia pur solo per accenni, ad elementi del discorso già dati in precedenza creando una sensazione di ripetitività che stona su un volume così corto e di così agevole lettura.
Resta poi aperta la questione del confronto tra la sceneggiatura originale e il film che secondo noi avrebbe dovuto essere il vero centro del volume (tutto sommato capire come l’idea del regista sia cambiata a contatto con le contingenze delle riprese è proprio centrare l’attenzione su quel "contesto" di cui parla l’autore nell’introduzione) e che, invece, ci è per lo più solo dato di intuire tra le righe, nelle parole dell’intervista. Una delle promesse fatte all’inizio della lettura non pare davvero mantenuta.
Al di là di questi piccoli limiti, il lavoro di Gatti è, comunque, esaustivo ed intrigante e, nel suo linguaggio piano e mai troppo specialistico, ben si presta ad una lettura per un pubblico anche più profano.
Autore: Sergio Gatti
Titolo: Lamerica di Gianni Amelio
Editore: Morpheo Edizioni
Dati: Pagine 224
Anno: 2007
Prezzo: 14,00 €
Web info: Sito ufficiale
