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Libri - Michel Chion: Stanley Kubrick. L’umano nè più nè meno.

Pubblicato il 31 marzo 2007 da Alessandro Izzi


Libri - Michel Chion: Stanley Kubrick. L'umano nè più nè meno.

Il volume Stanley Kubrick – L’umano né più né meno segna l’incontro tra due figure che, in modi e forme diversi, hanno segnato profondamente la cultura cinematografica degli ultimi decenni: Kubrick (uno dei registi di riferimento e culto per più di una generazione di spettatori) e Michel Chion (il teorico e critico francese che, con un pugno di opere ispiratissime, ha ridisegnato le coordinate sulle quali costruire qualsiasi tentativo di analisi di un’opera audiovisiva).
Da questo incontro prende vita un volume di grandi proporzioni che attraversa, con la stessa insondabile lentezza del moto di un immenso transatlantico, tutte le opere del genio americano tentandone una lettura articolata e complessa. Non tutte le pagine sono una novità per il lettore (specie per quello francese): alcuni brani avevano già trovato una loro collocazione all’interno di una rivista di riferimento come Positiv mentre tutto il lunghissimo capitolo dedicato a 2001: odissea nello spazio (da solo è un quinto abbondante dell’intero volume, laddove gli altri dodici titoli della non lunghissima filmografia del regista occupano i restanti quattro quinti scarsi) è in realtà la riproposizione quasi puntuale di una monografia dedicata al film e già pubblicata in separata sede.
Chion, contrariamente ad un’abitudine sempre più diffusa in Francia che tenta di rigettare la vecchia politique des auteurs, cerca, nelle sue pagine dense di riferimenti puntuali e frutto di uno studio attento della bibliografia dedicata all’opera del genio americano, di recuperare, come già aveva fatto nel bellissimo saggio dedicato a Lynch e pubblicato in Italia sempre da Lindau, un modello di analisi critica che muove dalla dialettizzazione del rapporto tra l’opera e il suo stesso autore. In altre parole ogni film non viene letto come testo a sé stante, frutto magari di contingenze produttive ancorate ad un preciso contesto culturale e sociale, ma come espressione di una volontà creativa che deve, magari, scendere a compromessi con il mondo che, comunque, la circonda e verso cui non può essere impermeabile.
Due sono, allora le domande che aleggiano durante la lettura del pregnante volume. La prima è quella cui ci sembra più arduo tentare di dare una risposta: da che punto in poi della sua carriera Kubrick ha cessato di essere un semplice mesteriante di cinema (sia pure ossessionato da strani temi ritornanti) ed è diventato a tutti gli effetti Autore?
Non è facile, infatti, separare le prime pellicole del regista (ivi compreso quel Fear and desire che lui stesso rigetterà proibendone la proiezione) da quelle sequenze, in esse contenute, che già hanno il sapore del genio (ne possiamo trovare esempio anche in Spartacus che, tra tutte le pellicole kubrickiane è quella nata per pure coincidenze produttive).
La seconda domanda è quella destinata, invece, a determinare ampio dibattito sul piano critico: quali sono, nel novero compatto dei film più maturi del regista, i veri capolavori e quali le opere di transizione, i film interessanti ed importanti, ma non egualmente trascinanti e compatti?
Chion non nasconde la sua ammirazione incondizionata per 2001, ma considera alla stessa altezza anche pellicole come Barry Lyndon ed Eyes wide shut, mentre titoli comunque importanti come Shining, Arancia meccanica e Full Metal Jackett andrebbero collocati qualche gradino più in basso.
Il punto di vista chioniano è sempre chiaro e criticamente motivato e spesso si rivela incredibilmente interessante anche e soprattutto in quei momenti che non ci sentiamo di sottoscrivere in pieno.
2001: odissea nello spazio, per quanto straordinario e compatto, ad esempio ci pare legato ad una ricerca di cinema puro abbastanza datata e anche se sottoscriviamo l’idea chioniana che gran parte del fascino del film gli derivi dal suo tentare di scendere a compromessi con un genere e con un immaginario terribilmente codificati come quelli della fantascienza e del blockbuster non da meno ci viene difficile riuscire a pensare che sia così nettamente superiore ad Arancia meccanica o a Shining.
Al di là di quelle che non sono solo mere questioni di gusto colpisce comunque la capacità del saggista di rintracciare nell’opera kubrickiana un’infinità di piccoli invisibili fili rossi che la attraversano interamente. Dotato di una precisione aracnea, Chion studia il complesso rapporto della parola e della musica con l’immagine (non poteva essere altrimenti per l’autore di un testo di riferimento come L’audiovision), sviscera da par suo le peculiarità del montaggio delle varie opere (al montaggio di 2001 sono dedicate alcune delle pagine più lucide e coinvolgenti), e ritrova all’interno delle varie pellicole ossessioni ritornanti come la definizione dell’organismo familiare, la complessa visione sociologica, il maniacale rispetto delle regole e dei ruoli codificati che fa di tutti i film del regista dei noir camuffati, dei remake inconfessati di Rapina a mano armata (tutti rappresentano, in fondo, un piano da realizzare che è fin dall’inizio destinato al fallimento).
Quello di Chion, insomma, non è solo il testo più voluminoso dedicato al regista americano, ma un vero e proprio testo di riferimento destinato a restare.


Autore: Michel Chion
Titolo: Stanley Kubrick. L’umano nè più nè meno
Editore: Lindau
Dati: Pag. 606; formato cm. 17x24; 702 illustrazioni colore e b/n
Prezzo: 40 euro


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