Libri - Mostruosamente... Fantozzi

"In principio Dio creò il cielo e poi disse: ’Sia fatta la luce!’, e la luce fu fatta. Poi il Signore creò la terra e vide ch’era cosa buona. Creò i mari e gli oceani e li popolò di pesci. Separò la terra dal cielo e vide ch’era cosa buona. Così passò a creare il suo capolavoro: l’uomo!", "Grazie per avermi fatto a tua immagine e somiglianza..." ... In effetti l’Onnipotente si era accorto che la sua creatura non era riuscita tanto bene. Attribuì il fatto alla stanchezza e decise di riprovarci dopo un giorno di riposo...".
Un nome su tutti si erge dalla notte dei tempi. Il nome d’un ragioniere che ha sfidato la storia, uscendo sempre, mostruosamente, irrimediabilmente sconfitto. Un nome presente persino sui dizionari della lingua italiana (leggasi la voce ‘fantozziano’). Un ragioniere come non se n’erano mai visti prima della Pasqua 1975 e come non se ne vedranno più sino al 2000, anno della sua clonazione, nonchè anno della sua morte cinematografica. Fantozzi, ragionier Ugo: oppure Fantocci, Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Mortacci, Capocci. Cambia la forma, non lo sfortunato, vilipeso, contenuto. E nemmeno l’interprete: quel Paolo Villaggio, che diede i natali a metà degli anni ’50 a questa maschera di mediocritas italica, delineata e rifinita poi, nella sua forma quasi completa, nella trasmissione Quelli della domenica.
L’oramai mitico ragioniere della Italpetrolcementermotessilfarmometalchimica è
stato, oltre che un personaggio culto in ambito trash, un simbolo
dell’uomo italiano degli anni ’70: in lui erano rinchiusi tutti i
difetti e le grettezze di una classe media, ovviamente ammorbiditi da
una comicità volutamente magniloquente, spesso assurta a catarsi
psicologica. Tale lavoro di scrittura comico-sociale, è stato, anno
dopo anno, risucchiato nel vortice di una comicità fine a sè stessa: i
tempi di Luciano Salce (regista di indubbio ingegno e capacità
creativa) e del primo vero Fantocci sono lontani anni luce e a
dimostrarlo ci sono più della metà dei film della serie, solo ombre di
quello che fu e mostruoso termometro di quello che è. Nell’ottica di un
tentativo di rilettura, il Ragionier Ugo viene omaggiato dal libro di
Alberto Pallotta, Mostruosamente... Fantozzi, edito da unmondoaparte nella collana Cult: un simpatico compendio di fantozziane memorie, decisamente godibile ma, a tratti, un poco deludente. Una delusione, forse, nata dalla scelta degli intervistati che, in realtà, tendono a soverchiare il povero Ragionier Ugo cercando una propria riabilitazione cinematografica di fronte alle masse che li hanno costretti nei laceri panni di figurine comiche. Sorge lampante questa sensazione, nel leggere le pagine dedicate a Liù Bosisio, da cui traspare una profonda tristezza nel ricordare i giorni della lavorazione dei primi film di Fantozzi: tristezza per il modo di lavorare, per le discrepanze nel trattamento di comparse e attori primari ma, soprattutto, tristezza nel venir ricordata solo per il suo ruolo di moglie di Ugo Fantozzi. Lei che ha lavorato con registi del calibro di Fellini, Risi, Ronconi e Scaparro, solo per citarne alcuni.
Di stampo decisamente più lieve, le altre interviste: Emanuele Salce, figlio di quel Luciano caduto nell’oblio cinematografico, ricorda il padre, il suo lavoro ed i suoi Fantozzi; Milena Vukotic, la seconda Pina, discute amabilmente (e brevemente) della comicità fantozziana; Anna Mazzamauro, la sempiterna Signorina Silvani, ci regala l’intervista migliore, ricca di aneddoti, momenti divertenti e ricordi; Pietro De Bernardi, uno degli sceneggiatori della Fantozzeide villaggiana, discute con Pallotta del suo ruolo e della (ri)scrittura filmica; conclude poi, dulcis in fundo, Clemente Ukmar, nientepopodimenoche la controfigura di Paolo Villaggio in tutti i film della serie.
A chiudere il libro di Pallotta, troviamo i tre paragrafi più interessanti: il primo è una summa del ‘Villaggiopensiero’, ossia, una raccolta di stralci d’interviste a tema fantozziano; giusta compensazione per una mancata intervista. A seguire c’è una accurata e completa filmografia dei film, adeguatamente implementata da una presentazione del momento storico e dalle critiche cinematografiche dell’epoca: un’idea ingegnosa quanto interessante, decisamente utile per entrare nell’ottica critico-storica della pellicola presa in esame. Chiude il tutto una meravigliosa Enciclopedia Fantozziana, in cui poter reperire (nei limiti ovvi di una quarantina di pagine) innumerevoli informazioni su personaggi, attori, registi, gag e quant’altro abbia popolato l’epopea filmico/cartacea del Ragionier Fantozzi.
Complice la mancanza di titoli editoriali inerenti il ragioniere cinematografico più sfigato dalla notte dei tempi, il libro di Pallotta risulta essere un interessante, quanto utile e divertente strumento per un’analisi più attenta del fenomeno Fantozzi: qualcosa di più di un semplice, grottesco, personaggio cinematografico. Fantozzi è un’icona, un mito. Un perchè.
Per saperne di più:
Fantozzi, Paolo Villaggio, Rizzoli, Milano 1971;
Il secondo tragico libro di Fantozzi, Paolo Villaggio, Rizzoli, Milano 1974;
Fantozzi. Una maschera italiana, Buratto Fabrizio, Lindau, Torino 2003.
Autore: Alberto Pallotta
Titolo: Mostruosamente... Fantozzi
Editore: unmondoaparte
Pagine: 174, brossura
Prezzo: 16.00€
