Libri - Porto Marghera. La legge non è uguale per tutti

Cloruro di vinile monomero, più volgarmente: CVM. Un Petrolchimico: siamo a Marghera. E’ la storia di un disastro sociale ed ambientale: uno dei tanti che le grandi multinazionali perpetrano nei confronti dell’uomo e della natura.
A partire dagli anni ’50, il Petrolchimico di Porto Marghera iniziò la produzione del CVM: era l’epoca del boom economico e il PVC (ricavato proprio dal CVM) si presentava come una soluzione adeguata ai bisogni delle industrie e dei cittadini. Con un unico problema: nel 1972 si scoprì che i vapori del CVM non solo fossero tossici ma anche cancerogeni. I primi a confutare questa immonda verità sulla propria pelle, furono gli operai del reparto in cui veniva lavorato il CVM; la diagnosi: angiosarcoma, ossia, la condanna a morte.
L’anno successivo, un operaio del Petrolchimico, Gabriele Bortolazzo, decide di prendere posizione contro i dirigenti della sua fabbrica, colpevoli di conoscere già da tempo la tossicità del composto clorurato e di averlo tenuto nascosto: a scapito degli operai e degli abitanti della zona di Porto Marghera. L’uomo lavora per portare le alte sfere del Petrolchimico in tribunale: ci riuscirà nel 1994, quando verrà aperto un fascicolo giudiziario in base a un esposto sulle condizioni di salute di 424 operai presentato alla procura di Venezia dallo stesso Bortolazzo.
Gli accusati, 31 dirigenti ed ex dirigenti Montedison ed Enichem vengono rinviati a giudizio nel 1997: sono accusati di strage, disastro ambientale, omicidio colposo plurimo, lesioni, omissioni di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di acque e alimenti, abbandono di rifiuti tossici e realizzazione di discariche abusive. Nel 2001 tutti gli imputati vengono assolti. Bortolazzo, morto nel 1995 in seguito ad un incidente stradale, muore una seconda volta. Così come tutti gli operai (più di 100) intossicati a morte dal CVM nel Petrolchimico di Marghera.
Settimo volume della Collezione Cronaca Storica della BeccoGiallo (casa editrice che si sta affermando sempre più per la qualità delle sue proposte), Porto Marghera. La legge non è uguale per tutti rappresenta, come ben lo definisce Gianfranco Bettin nella sua prefazione, un vivido esempio di giornalismo a fumetti, genere non estraneo al giovane autore Claudio Calia e di forte impatto sul lettore. Lo stile di Calia è documentario: come un giornalista, ci mostra gli avvenimenti che hanno segnato la vita della città di Marghera, usando l’arma delle interviste, dei repertori e della fiction narrativa basata su fatti reali. Il risultato è un documentario: duro, nero, graffiante, urbano. E’ la storia vera di un disastro, di un dramma. Come tale non poteva esserci mostrato in maniera diversa: l’informazione non viene mediata dall’immagine, è l’immagine stessa che si fa portatrice di informazione, coadiuvata da quello stuolo di voci che accompagnano lo svolgimento degli eventi dalla prima all’ultima pagina. Le tavole si susseguono con ritmo incalzante, trascinando il lettore nella spirale di questo dramma eco-sociale: non c’è spazio per le pause, è un bombardamento continuo di informazioni e fatti, splendidamente trasposti in lunghi monologhi performati a volte anche da un alter ego fumettesco dello stesso Calia.
La veste grafica del volume è di ottima qualità, così come la resa delle tavole e la scelta di aggiungere (a corollario del tema) una particolareggiata cronologia dei Fatti di Marghera e l’ottima prefazione di Gianfranco Bettin (che inquadra in maniera a dir poco perfetta l’opera del giovane Calia): i due inserti, risultano essere strumenti quanto mai utili al fine di penetrare a fondo nella storia, ma non solo. La completezza della proposta editoriale rende questo volume un saggio storico mediato dai disegni: un modus agendi che permette una fruizione rapida (ma nel contempo estremamente approfondita) di una cronaca storica che facilmente viene accantonata per poi non esser più riproposta. Attraverso il fumetto la si riporta in vita, semplicemente, con pochi tratti: semplificando al massimo l’apparato scenico si va dritti al punto e, utilizzando un media ad ampio spettro (ma che mantiene anche viva l’innovazione), lo si mostra ad un pubblico più eterogeneo. Più aperto.
Da un tema nero, non poteva non nascere un fumetto in cui il nero rappresenta il tratto basilare del disegno: abolita ogni scala di grigio, Calia lavora per campiture larghe, ruvide, talvolta ipnotiche proponendo al suo lettore un universo cupo ma esplicativo. Così come i suoi personaggi, portatori di una verità nera come la pece, anzi, come il CVM.
Autore: Claudio Calia (prefazione di Gianfranco Bettin)
Titolo: Porto Marghera. La legge non è uguale per tutti.
Editore: BeccoGiallo
Collana: Cronaca Storica
Dati: 144 pagine, brossura, tavole b/n, formato 17x24 cm
Prezzo: 15,00 euro
Web Info: Sito BeccoGiallo, Sito Claudio Calia
