Libri - Radio nel pallone

Alle volte il caso determina la costituzione di strani paradossi editoriali. Avevamo, infatti, in programma per oggi un pezzo dedicato al bel libro di Federica Giuntella Radio nel pallone e ci sorprende, ad un passo dalla sua pubblicazione, la notizia della morte di Franco Sensi, storico presidente della Roma.
Ecco quindi che una recensione ad un libro di peraltro pregevole fattura, finisce per trasformarsi, quasi senza che noi lo si voglia, in un editoriale sulla morte di una delle figure più discusse del calcio contemporaneo.
Non facciamo, infatti, nessuna fatica ad immaginare come tutte le emittenti radiofoniche romane (e non solo quelle che fanno del calcio la loro unica ragione di vita) stiano ora riempendo la loro programmazione di ritratti comossi, di ricordi nostalgici, ma anche di polemiche prese di posizione nei confronti di Sensi che, se da una parte è stato il presidente che ha portato la Roma una volta allo Scudetto e due volte alla Supercoppa, dall’altra parte è stato anche quell’uomo che, con l’estrema coloritura del suo modo di parlare, con gli eccessi anche un po’ folkloristici del suo modo di fare, ha saputo incarnare meglio di tanti altri la dimensione un po’ ruspante e molto, molto umana del classico tifoso romanista.
E’ raro, infatti, che un presidente di una squadra di calcio sappia integrarsi così bene con le frange della tifoseria, che sappia essere così perfettamente in sinotnia con quelle persone che riempiono gli stadi e comprano le tessere.
L’etere romana, da sempre appannaggio di reti radiofoniche che raccontano il calcio in tutti i modi possibili, oggi griderà più forte sentendosi, anche per questo, in qualche modo, orfana di un padre. E ovunque ci sarà spazio per qualche minuto di silenzio da inercalare tra le discussioni accese e le riflessioni più o meno motivate sul mondo della Roma, dei suoi acquisti al calcio mercato e delle sue amichevoli pre campionato, un vociare spesso chiassoso, da mercato rionale che non si spegne neanche nel calore delle giornate agostante, quando la maggior parte dei romani è in cerca di frescura nelle località balneari e le vie della capitale sono affollate, per lo più da turisti.
Ma non sempre le trasmissioni radiofoniche romane sono state così chiassose e così folkloristicamente festanti. C’è stato un tempo in cui parlare di calcio alla radio equivaleva ad offrire un servizio alla collettività da porgere con passione, certo, ma anche con grande educazione. Era il tempo in cui la radio non doveva ancora affrontare l’onda d’urto dell’invadenza della televisione, era il tempo in cui, la domenica pomeriggio la si passava seduti sulla panchina di un parco, a corteggiare la fidanzata con un orecchio incollato alle radioline che trasmettavano solo la diretta del secondo tempo delle partite più importanti (si temeva, infatti, che a dir troppo delle partite di scudetto, il pubblico avrebbe finito col preferire le più economiche trasmissioni radiofoniche alle trasferte negli stadi), era soprattutto il tempo in cui non c’erano gli sponsor a dettare le regole e non c’erano le telecamere a riprendere le partite facendole oggetto di infiniti programmi televisivi.
In quei tempi forse più felici di questo (almeno per quel che riguarda un calcio vissuto con amore e giocato poi nei campi di periferia, collezionando le figurine panini dei calciatori) la radio aveva il compito non facile di inventarsi di suo un nuovo codice linguistico: doveva riuscire con le parole, con l’inflessione della voce, con le variazioni dei timbri, a trasformare il suono in immagine. La radiocronaca doveva, in altre parole, produrre un vero e proprio miracolo: evocare, tra le parole, le azioni della partita, far sì che l’ascoltatore potesse sentirsi davvero in quello stadio ad assistere a quella partita.
E’ il tempo dei Enrico Meri, del timbro rauco di un Sandro Ciotti, di persone che ti parlavano alla radio con la loro prosa immaginifica e tu quelle partite te le figuravi in ogni minimo dettaglio, quasi fossi lì con loro, vicino a quel microfono nel quale i presentatori riversavano il fiume in piena della loro voce.
Federica Giuntella restituisce felicemente, sulla carta, il senso dell’esperienza della radiocronaca e scrive, sulla radio che fu alcune pagine che, nella loro linea giustamente analitica (e scientifica) trasudano una commozione che non può essere cancellata. Perchè anche noi abbiamo giocato da bambini a fare le radiocronache delle partite che giocavamo sotto casa con gli amici e anche noi lo facevamo imitando la voce di Ciotti: l’unica possibile per un lavoro del genere.
Oggi come oggi la situazione è radicalmente cambiata. Oggi la radio, per funzionare, deve trovare le armi giuste per combattere l’invadenza televisiva. Spesso deve abbassarsi al suo livello e, quindi, come in un talk show, deve giocare a chi grida più forte. Ecco, allora, che le trasmissioni che parlano di calcio, lo fanno urlando, cercando la complicità della comicità più goliardica o la violenza di uno scontro verbale spesso insostenibile.
Le radio di oggi hanno un grande merito: rappresentano un canale alternativo di diffusione delle notizie, sono un antidoto possibile all’omologazione dell’informazione che tanto sta distruggendo la nostra cultura. Nel farlo, però, sono spesso obbligate a parlare il linguaggio dell’incultura dilagante. E’ vero, come afferma la Giuntella che esse sono una saporita evoluzione della chiacchiera da bar dello sport (ognuno può prendere in mano il microfono a dire la sua), ma esse finiscono troppo spesso per assumere la posizione di arbitri del malcostume imperante (sono spesso megafoni attraverso i quali si organizzano incontri tra gli ultras e manifestazioni di violenza non certo da incoraggiare).
Radio nel pallone rivela in questa sua propensione analitica le sue origini da tesi universitaria, eppure riesce a mantenersi bene in quello spazio franco che separa lo studio scientifico dalla divulgazione a largo raggio. Una lettura caldamente consigliata.
Autore: Federica Giuntella
Titolo: La radio nel pallone. L’informazione sportiva a Roma
Editore: Edizioni Progetto Cultura
Collana: Sempre Sport
Dati: 111 pp, copertina morbida
Anno: 2007
Prezzo: 10,00 Euro
webinfo: Sito Edizioni Progetto Cultura
