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Libri - Stanley Kubrick: Barry Lyndon

Pubblicato il 5 settembre 2011 da Marco Di Cesare


Libri - Stanley Kubrick: Barry Lyndon

Federico Fellini affermava che nella sua intera carriera aveva girato sempre lo stesso film. Quello che è vero per qualunque grande artista, lo è per ogni altro uomo: perché ognuno è costretto a ripetersi pur apparendo differente, rivivendo di continuo del proprio passato e delle proprie idee per potersi reinventare ogni volta, visto che una sola vita non può bastare per imparare a sopravvivere diversamente, anche se il nostro dovesse divenire il migliore dei mondi possibili. Questo ci hanno insegnato le gesta di Barry Lyndon, uomo del Settecento protagonista di un romanzo ottocentesco di William Makepeace Thackeray e di un film del tutto novecentesco di Stanley Kubrick.
Il cinema di Kubrick è vissuto sotto il segno dell’ossessione, diventando esso stesso ossessione e toccando inusitati vertici emozionali - mai fino in fondo emotivi, però - sempre sotto il segno del distanziamento, come se intendesse posizionare lo spettatore non dinanzi a un film, ma di fronte a una partita a scacchi: crudele gioco mentale, violenta guerra legalizzata sotto forma di duello, dove una sola mossa sbagliata di certo scatenerebbe una concatenazione di fatti che inevitabilmente condurrebbero alla catastrofe. Anche se, come insegna Il Dottor Stranamore, in nostro aiuto potrebbe accorrere una risata, pronta a seppellirci assieme al grido di gioia che cavalca la Bomba, indicandoci la via dell’Aldilà, meta ultima dell’ironica e grottesca tragicità del vivere.
La monografia che il francese Philippe Pilard (regista, critico e storico del cinema specializzato in cinematografia inglese) ha dedicato a Barry Lyndon, scorre agilmente fra le nostre dita, rendendole sempre più impazienti di arrivare alla fine, stimolando molti dei nostri più reconditi appettiti intellettuali su quest’opera miliare, sviscerandone i molti aspetti fondamentali, sezionandola senza ucciderla, costituendo un’ottima base di partenza per ulteriori approfondimenti e per incitare pensieri e associazioni mentali: compiti cui solo una buona lettura può assolvere. Pilard ci accompagna nelle differenze tra il film e il romanzo, ci parla dei temi e dei personaggi, affronta le problematiche sollevate nel cinema dal genere storico e le peculiarità della pellicola in questione; in chiusura compaiono le analisi approfondite di due sequenze-chiave e una veloce esposizione di recensioni del tempo per mostrare la diversa accoglienza mostrata al film dai giornali anglosassoni (più che altro un polpettone triste e noioso) e francesi (un capolavoro, generalmente).
Barry Lyndon è film anti-letterario per eccellenza, forse proprio perché è riduzione di un romanzo: e ’riduzione’ è il termine più adatto, visto che Kubrick ha dovuto sintetizzare l’opera di Thackeray, semplificandone la linea narrativa, ma per più versi mantenendone lo spirito e aggiungendo una forte vena malinconica, infischiandosene di certe inverosimiglianze - psicologiche e non - e inserendo qualche anacronismo, se utile alla rappresentazione: perché ciò che conta è il documentarismo audio-visuale nel ricostruire un mondo che diviene Forma e che solo attraverso questa può essere narrato. «Evadere dalle forme ereditate dal romanzo classico e ispirarsi alla musica come all’epoca del grande cinema muto», senza cacciare via il personaggio e la storia, ma avvicinandosi all’opera lirica, un’altra arte fondata sulla durata, mirando «a un cinema che funzioni non tanto sul piano razionale», quanto «su quello delle emozioni».
«I film storici hanno in comune con la fantascienza il fatto che si cerca di creare qualcosa che non esiste»: è quanto il Signor K. disse nel 1976 a Michel Ciment. Viaggiare indietro e avanti nella Storia significa resuscitare i morti, evocare i fantasmi di qualcosa che forse (mai) è esistito e che forse (mai) esisterà. E Barry Lyndon è un punto di snodo fondamentale all’interno dell’opera del Kubrick più maturo. Perché Stranamore e i suoi degni compari hanno distrutto la Terra. Ma gli alieni la hanno poi ripopolata di ’umano intelletto’ donando la razionalità ai suoi nuovi abitanti, un’accolita di scimmioni cui porgere il fuoco prometeico e, con esso, la capacità di (non) distinguere il Bene dal Male: l’osso, la prima arma, è diventato un’astronave e il leibniziano ’migliore dei mondi possibili’ un luogo da cui fuggire per poter raggiungere l’utopica condizione di Superuomo. Però l’innata pulsione di morte si è reincarnata in Alex e nella società da lui rappresentata, votata all’autodistruzione ’al di là del bene e del male’. Dopo il «Brutto contemporaneo», Kubrick si è ricongiunto con il Bello, erigendolo come un monolite nel Settecento, per accorgersi che ormai ha vinto lo spirito volteriano del disincanto verso un mondo che è un Brutto perpetuo: Redmond Barry da Candido diventa cinico quanto chiunque gli si pari incontro; da Figlio in cerca di un padre diventa un Padre tiranno nei confronti di Lord Bullingdon, figlio che ha già perso un genitore; ’Bel-Ami’ in cerca di fortuna, Barry Lyndon si accorgerà solo alla fine del suo cammino di essere stato in balìa di un Destino ineluttabile. Riavvicinarsi al presente significa allora giungere nell’inferno dell’Overlook Hotel e in quel di Vietnam e South Carolina, dove i figli prediletti, Danny e ’Palla di lardo’, seppelliscono i padri, Jack e Hartman. E l’ultimo respiro del Novecento sarà la Vienna schnitzleriana diventata New York, riunite in una le due patrie lontane di Kubrick: nato nel Bronx da una famiglia ebraico-austriaca, mai stato in Austria, mai più tornato in America. Ed Eyes Wide Shut diventerà luogo totalmente onirico, dimora di fantasmi e ricordi, estremo raccoglimento e viaggio al termine del tempo e dello spazio per il kafkiano Signor K.


Autore: Philippe Pilard
Titolo: Stanley Kubrick «Barry Lyndon»
Editore: Lindau
Collana: Universale Film
Dati: 160 pagine, tascabile formato 13x19, brossura, 16 fotografie b/n
Anno: 2007 (prima edizione 2004)
Prezzo: 14.50€
Web info: Sito Lindau


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