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Libri - Un’arte sonora, il Cinema

Pubblicato il 10 settembre 2008 da Alessandro Izzi


Libri - Un'arte sonora, il Cinema

Il mondo andrebbe diviso in due parti ben distinte: chi conosce, ama e legge Chion e chi non ne ha mai neanche sentito parlare.
Per questa seconda categoria (non stentiamo a crederlo: la più numerosa) un saggio come Un’arte sonora, il Cinema giunge come la manna nel deserto. Nel corso di quattrocento pagine fittissime (non lasciatevi spaventare dalla mole, la lettura corre veloce come un treno quando è puntuale) il lettore avrà modo di impratichirsi con quelli che sono gli elementi centrali delle teorie chioniane sul suono nel cinema. Teorie che, come si conviene ad un bravo compositore di musica concreta, hanno una dimensione estremamente materica e fisicamente manipolabile; quasi che il suono fosse qualcosa che puoi toccare, impastare, estrapolare e deformare a tuo piacimento.
Chion rincorre l’argomento amato da tre differenti punti di vista, limpidamente esemplificati dal sottotitolo che orienta la nostra lettura sin dalla copertina.
Da una parte, infatti, la sua è un’esegesi storica (Storia è appunto la prima parola del trinitario sottotitolo) estremamente accurata sul modo di lavorare col suono cinematografico. Una trattazione che parte sin dai tempi del cinema muto (che è molto più sonoro di quanto noi stessi non abbiamo mai pensato al punto che l’autore propone di parlare di cinema sordo dal momento che in esso i personaggi parlano anche troppo) per addentrarsi poi nella comprensione di come le tecniche di ripresa del suono più leggere (e meno rumorose) hanno permesso di liberare il cinema dal teatro di posa e di buttarlo nella strada.
L’autore parla da addetto ai lavori. Conosce gli apparati di ripresa del suono, sa come una pista audio possa essere manipolata a fini espressivi, ha toccato con le sue mani quasi ogni tipo di microfono in commercio. Questa pragmaticità si riflette nella sua prosa pulita e molto francese e rende la lettura affascinante anche per chi non sa che le onde non sono solo quelle per il surf.
Ma Chion è estremamente consapevole che ogni conquista della tecnica (documentata nella storia) segna anche il nascere di un’estetica (il secondo termine citato nel sottotitolo) e l’accrescersi di una consapevolezza filosofica. E, diciamolo chiaramente, di filosofia del suono nel cinema ce n’è ancora troppo poca. In questo Chion rivela una penna avvincente ed una lucidità senza pari. Certo non tutte le sue conclusioni possono essere accettate senza discussione (l’idea che un contrappunto audiovisivo sia ipso facto impossibile per la sola ragione che suono ed immagine sono materiali eterogenei mentre il contrappunto presuppone omogeneità nelle voci, andrebbe reinquadrata alla luce delle funzioni narrative che queste due componenti assolvono nell’economia complessiva della macchina film), ciò non di meno la qualità e la quantità degli spunti è davvero impressionante e non riusciremmo a tenerne conto qui.
Dall’estetica generale alla poetica (terzo termine del sottotitolo) che i singoli autori sanno trarne il passo è periglioso, ma l’autore francese lo compie con la baldanza e la sicurezza di chi ha dedicato una vita intera all’argomento.
Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi il libro di Chion è davvero una summa necessario dello stato degli studi del suono nel cinema. Il lettore che non ha mai sentito parlare di Chion corra, quindi, subito a comprarsi questo libro e se lo tenga, geloso, nello scaffale migliore della propria libreria.
Ma chi Chion lo conosceva già? Chi aveva letto i libri pubblicati in Italia (La voce nel cinema, L’audiovisione)? Chi magari era andato anche a pescarsi qualche perla nel mercatino internazionale (francese permettendo)?
Beh! Diciamo ad onor del vero, che questo lettore (che in fondo è una minoranza) non avrebbe molti motivi per leggere Un’arte sonora, il Cinema. Il libro, infatti, aggiunge poco a quanto Chion aveva già lucidamente analizzato nei suoi saggi precedenti. Anzi la maggior parte del volume è un sostanziale copia/incolla fatto sulle opere precedenti. Un’operazione analoga Chion l’aveva compiuta appena poco tempo fa con il monumentale nuovo lavoro su Kubrick che altro non era che un vecchio saggio riproposto integralmente con nuovi capitoli aggiunti (la minor parte del volume). E a questo punto ci sorge l’idea che la summa del pensiero chioniano nasconda un’anima da operazione commerciale, che l’autore sia affetto da una sorta di sindrome da riciclo in cui ad essere riciclata non è la carta del libro, ma le idee in esso contenute. Un dubbio atroce che speriamo sia presto fugato.


Autore: Michel Chion
Titolo: Un’arte sonora, il Cinema
Editore: Edizioni Kaplan
Dati: 400 pp, copertina morbida, 294 immagini b/n
Anno: 2007
Prezzo: 27,00 Euro
webinfo: Sito Edizioni Kaplan


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