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Libri - Visioni sonore

Pubblicato il 9 aprile 2007 da Alessandro Izzi


Libri - Visioni sonore

Si guarda intorno Paolo Fazzini prima di cominciare a scrivere un nuovo libro sul rapporto musica/immagine nel cinema italiano. Osserva le affollate conferenze stampa dei film in uscita (non solo italiani), segue con sguardo indagatore le non poche tavole rotonde sullo stato del cinema (solo italiano), spia da dietro le prime file dei cinema delle anteprime i volti noti di chi i film li fa e scopre, con immenso, incredulo stupore, che tra tutti quei personaggi in gran spolvero non c’è un solo compositore di musica per film. Perlomeno quasi mai.
Poi legge. Con l’avidità del cinefilo che cerca tra le righe e le pagine gli oggetti del suo amore, si butta non tanto sui volumi di Storia o di Teoria di Musica per film (di quelli ce n’è poco, ma qualcosa c’è) quanto piuttosto sulla stampa quotidiana, sulle riviste sedicenti specializzate e si accorge che, nelle recensioni, nessuno spende mai qualche parola sulla colonna sonora: i critici guardano i film secondo una pratica ‘immaginocentrica’ (se ci si passa il neologismo) e del mondo dei suoni non si accorgono neppure.
Infine conclude, Paolo Fazzini, che la critica italiana non è capace, per ottusità intellettuale ed incapacità culturale, di affrontare con rigore ed intelligenza il problema della musica per film. Quindi non ne parla. E fa anche bene , perché, avesse un compositore di musica per cinema davanti, il giornalista non saprebbe neanche cosa chiedere.
Bisogna aspettare la fine del libro, con la conversazione con Luca Bandirali, perché ci si accorga che Fazzini sta scambiando la parte per il tutto. È vero che i giornalisti italiani non sono capaci di scrivere di musica e di comprendere fino in fondo l’apporto artistico che un dato brano può donare alle immagini, ma ciò non dipende da una stretta ignoranza musicale, ma da una più grave ignoranza di fondo. Leggendo molte recensioni sulla stampa quotidiana, o anche sulle riviste di diffusione Internet la verità che emerge è ben più pesante e dolorosa: la critica cinematografica italiana semplicemente non sa scrivere di Cinema. Molte delle recensioni pubblicate sono mere riflessioni sui soli press book dei film. Immagini e suoni sono rimasti fuori da un discorso che verte esclusivamente su temi, gossip e qualche opinabile espressione di gusto personale.
Per riempire questo vuoto culturale, ma, soprattutto, per permettersi una cavalcata ideale nella memoria e nella passione, l’autore del piccolo volume Visioni sonore (edito da unmondoaparte) scrive e ci informa. Tra le pagine prende corpo non tanto una riflessione storico/critica sull’arte della musica per film in Italia, quanto piuttosto, una più sentita vocazione da autobiografia ideale. L’autore indugia sulle reminiscenze, si concede il lusso di intervistare un mare di nomi ammirati e venerati da lungo tempo e definisce un libercolo di agilissima lettura sempre teso sull’onda del ricordo commosso ed anelante.
Il volumetto è spesso delizioso e dietro le parole che lo compongono emerge (qualche volta un po’ a fatica) il ritratto di una realtà tutta italiana in cui il lavoro spesso geniale di tanti compositori di musica per film passa sotto silenzio col rischio di essere troppo facilmente dimenticato.
A voler esemplificare si potrebbe dire che il libro altro non è che una serie di interviste a nomi illustri (Morricone, Piovani, i Goblin, Donaggio) e meno illustri (Abeni, Mainetti ecc.). Di ciascun autore, il saggista e padrone di casa, compone una breve, calda, biografia per poi lasciare spazio a parole che in parte rievocano, in parte criticano la realtà musicale contemporanea. Viene fuori da tutto questo il lato avventuroso e romantico del mestiere (gli autori romani costretti a comporre in poco tempo centinaia di colonne sonore), ma anche la sua dimensione di ‘lavoro’. Ma vengono fuori anche le contraddizioni di un sistema, come il nostro, che si ostina a dividere la musica dal resto della macchina produttiva filmica obbligando il compositore a lavorare a film quasi ultimato in poco tempo, con pochi soldi (stanziati, per lo più, dagli editori musicali e quindi legati alla vendita del disco più che al successo della pellicola) e con poche indicazioni.
Il libro vale, quindi, la lettura. Ed invita a più di una rilettura. Ma non nasconde la sua dimensione di punto di partenza per un lavoro, su musica e film in Italia, che è tutto ancora da farsi.


Autore: Paolo Fazzini
Titolo: Visioni sonore - Viaggio tra i compositori italiani per il cinema
Editore: unmondoaparte
Collana: Prospettive
Dati: 233 pagine; copertina morbida; Tascabile


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