Libro + Dvd - Uno Virgola Due

’La sua bella presenza richiesta dall’azienda è una formalità...e la mia opinione sulla riproduzione lei certo capirà’.
Crista Donà, Senza disturbare (da Tregua)
Capita spesso che i complessi e variegati problemi che attraversano la società contemporanea vengano banalizzati e sviliti a considerazioni superficiali, che si accontentano di fondarsi su un’opinione comune e qualunquista, che non cercano risposte,non scavano in profondità nel come e nei perchè. Il merito che salta subito agli occhi nel progetto multimediale (libro + dvd) realizzato da Silvia Ferreri è proprio di natura strettamente metodologica, nel modo in cui ha impostato la sua inchiesta a partire dalla domanda che pone il numero (1,2) che dà il titolo a tutta l’operazione: perchè in Italia c’è il più basso tasso di fertilità del mondo? La subdola mentalità vetero-maschilista che, nonostante le apparenze di pari opportunità, vige ancora con arrogante prepotenza, vorrebbe far credere che la colpa è di quelle donne che hanno rinunciato al ruolo che spetterebbe loro per ’diritto natuale’, quello di madri, per inseguire aspirazioni individualistiche dicarriera, frutto degenerato dell’emancipazione femminile cominciata negli anni sessanta e che avrebbre minato, sempre secondo la stessa mentalità, l’istituto familiare tradizionale. A questo deprimente ma diffuso preconcetto, la Ferreri oppone un’inchiesta rigorosa, documentata, piena di pudore e di quel sano senso di indignazione civile che è sommessamente toccante ritrovare in una ragazza trentenne, proveniente cioè da quella generazione più volte accusata di non avere valori e di aver perso qualsiasi interesse, passione o voglia di capire la società in cui viviamo, di denunciare i sopprusi e le ingiustizie.
La prima intuizione dell’autrice sta nell’interpretare in maniera non ovvia e scontata quel dato, 1,2, riferito al numero di figli che una donna concepisce per nucleo familiare e che non prende in considerazione il desiderio di maternità che, come dimostra un altro sondaggio dell’Istat, è ben saldo nelle donne italiane, delle quali l’80% intorno hai quarant’anni ha avuto un figlio. Il problema, la ’colpa’ non è dunque nella donna e in un suo presunto rifiuto della maternità, ma del rapporto tra la maternità e il mondo del lavoro, l’incapacità del mondo del lavoro di avere una visione della società che vada oltre una limitata concezione di proprio rendiconto economico, ma che riesca a considerare una madre lavoratrice come una doppia ricchezza per la comunità, che incoraggi, sostenga e aiuti la scelta di procreare e non usi questa scelta come la più vile e atroce forma di discriminazione e di ricatto.
La limpidezza e la pacata ma infallibile precisione dello sguardo e della scrittura della Ferreri sta nel raccontare le barbarie del mondo-lavoro nei confronti del mondo-donna senza farsi prendere da un’obsoleta retorica di ispirazione femminista, ma restando sulle storie e sul racconto in prima persona della ricerca, del viaggio tra i convegni della Cgl, tra gli archivi degli ospedali per identificare le donne prese in cura a causa di discriminazioni subite sul posto di lavoro, contattando con discrezione e rispetto le interessate, accettando anche le paure, le ritrosie, i ripensamenti di chi, magari, ha pagato tanto e sta ancora pagando per il semplice motivo di aver voluto un figlio, una famiglia, come se quel diritto naturale perdesse il suo valore all’interno della prospettiva di costruirsi un’identita professionale che è separabile da quella privata quando si parla di uomini, mentre per la donna stabilisce un legame indissolubile, tanto che una ragazza di trentatre anni considerata fertile, durante un colloquio di lavoro, può essere tranquillamente interpellata sul desiderio o meno di fare un figlio o più di uno.
Davanti a confessioni del genere non esiste una discriminante ideologica, si può provare solo vergona e anche rabbia contro un sistema che, seppur maschile nella declinazione (Potere, Capitale) e nella quasi totalità dei posti di comando e decisione, non ha volto nel documentario e ha la presenza indefinibile e asettica dei luoghi e delle cifre nel resoconto scritto. Il nucleo dell’operazione sta nel dolore, nella disperazione di queste donne che hanno scelto di testimoniare contro l’inciviltà, l’indifferenza, il vuoto legislativo, istituzionale, umano e che danno uno spessore di vibrante vita vissuta al significato di parole che mettono paura perchè pasano sulla pelle delle persone: Discriminazione; Licenziamento; Mobbing.
Silvia Ferreri è presente come donna e come cittadina trasfigurando il suo sentire con la forma del diario di bordo nel libro e costruendo il racconto cinematografico su piani paralleli: la sua storia personale, partendo dalla bis-nonna per arrivare alle sorelle, che scorre su una serie di foto di famiglie, le interviste alle donne discriminate,
abusate ed emarginate dalla società del lavoro, e la cronaca asciutta ed emozionante del parto di una donna. Il nascituro è, casualmente, una femmina, l’ultima testimonianza di un contatto, di una contnuità, di una ciclicità della vita che nella sua essenzialià regala un’immagine di speranze. La potenza dell’urlo di una partoriente e di una neonata
che spezza le catene dell’abuso.
Autore: Silvia Ferreri;
Titolo: Uno Virgola Due, libro + Dvd
Editore: Ediesse
Pagine: 150
Prezzo: 16,00 Euro
