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Mala Tempora

Pubblicato il 29 novembre 2008 da Gaetano Maiorino


Mala Tempora

Abruzzo, 1270: una reliquia misteriosa da consegnare al Papa; un oggetto preziosissimo e maledetto da far benedire a sua santità perché smetta di portar sventura ad una famiglia. La prima nelle mani de Templare Placido da Gavardo, il secondo consegnato a Iacovella di Matassa dalla contessa madre in punto di morte. Nel mezzo, l’eremita Pietro del Sirente, monaco solitario e stimato, chiamato a valutare la reale santità della reliquia per Placido e a fare da messo verso Roma per Iacovella e i suoi fratelli. Attorno a questi pochi personaggi e alla loro missione si articola Mala Tempora, film indipendente di Stefano Amadio prodotto dalla Movie Factory.
Il Templare raggiunge però il monaco quando questi è già stato derubato dell’oggetto di Iacovella, uno specchio che non bisogna mai guardare per non esserne posseduti e cadere nella sua maledizione. A compiere il furto sono stati proprio i fratelli della donna, che contravvenendo alla raccomandazione della madre, si è specchiata ed è stata vinta dalla brama di ricchezza, convincendo gli altri due a mettere in atto il furto.
Le azioni di Placido, Pietro e del viandante Romualdo, salvato dai due lungo il cammino, sono quindi tese a recuperare l’oggetto di Iacovella per poi raggiungere il Papa e portare a termine le rispettive missioni. Il loro cammino sarà segnato da incontri mistici, violenza e morte, conseguenze della maledizione dello specchio.

Amadio, che già aveva realizzato un documentario tra le montagne abruzzesi, cede al fascino del luogo e decide di ambientarvi una vicenda che trae spunto dalle suggestioni che eremi abbandonati, santuari decaduti, distese di prati e rocce brulle, suggeriscono alla sua creatività. I personaggi sono realmente esistiti ma le storie in cui si avventurano sono frutto di fantasia. Ciò che di reale si apprezza maggiormente sono le scenografie naturali che la regione offre e che il regista sfrutta alla perfezione.
Purtroppo il film in sé non è tra i migliori prodotti d’essai realizzati di recente. Molti dubbi soprattutto sul montaggio, che rende lo scorrere dell’azione troppo lento per il genere che si vorrebbe realizzare. Un thriller medievale la cui ricostruzione storica è semplice ed essenziale, ma non per questo approssimativa, che procede però troppo piano, senza cambi di ritmo senza creare la necessaria suspense. Davvero troppe le dissolvenze in nero che appesantiscono ogni cambio di scena. L’oggetto misterioso portatore di sventura somiglia un po’ all’anello di Lord of the Ring, creatore del male, potente condizionatore del suo possessore e la metafora con lo specchio, che mostra la reale natura dell’uomo che vi si guarda attraverso, è intrigante. Non c’è però quell’abilità nel condurre lo spettatore fino al disvelamento del mistero, nel creare l’aspettativa. Non basta far dire ai personaggi “non bisogna guardare l’oggetto” per convincere gli spettatori della sua pericolosità, come si fa con i bambini per evitare che combinino guai. C’è bisogno di piccoli dettagli negli sguardi, nelle inquadrature, che Mala Tempora non cura abbastanza non risultando efficace, non catturando l’attenzione.
Il progetto per la sua natura completamente indipendente è lodevole, ma risente in maniera evidente delle ristrettezze economiche, della mancanza di finanziamenti adeguati ad un film in costume di questo genere. Nemmeno gli attori riescono a dare valore aggiunto alla sceneggiatura, interessante nell’intreccio ma un po’ banale nei dialoghi. Definito dallo stesso regista un “noir dove i personaggi hanno due anime o nessuna. Un western medievale”, Mala Tempora non convince soprattutto perché non è né l’uno né l’altro, non ha l’epica del western, logicamente adattata al contesto medievale, non ha il mistero di un noir, non ha la tensione di un thriller.
Purtroppo è semplicemente è un piccolo film di ispirazione storica che poteva riuscire meglio.


(Mala Tempora); Regia: Stefano Amadio; sceneggiatura: Stefano Amadio e Simona Volpi; fotografia: Massimo Franchi; montaggio: Carlo Vittucci; musica: Francesco Verdinelli; interpreti: Severino Saltarelli (Pietro del Sirente), Alberto Cracco (Placido da Gavardo), Maddalena Maggi (Iacovella di Matassa); produzione: Movie Factory; distribuzione: Movie Factory; origine: Italia, 2008; durata: 81’


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