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Marc Scialom: Impasse du cinema

Pubblicato il 6 marzo 2013 da Alessandro Izzi


Marc Scialom: Impasse du cinema

Marc Scialom è stato prima di tutto un esule di origini italiane, nato in Tunisia, spostatosi nella Francia della Nouvelle Vague a inizio anni ’60.
Forse per questo, il destino ha voluto che si incontrasse presto con le parole di Dante che gli sono state compagne di una vita.
Al pari del grande poeta fiorentino, lui, che, per famiglia (livornese), affonda le radici nella stessa terra fatta di colli verdi a perdita d’occhio, ha conosciuto sulla terra il suo personale inferno.
La prima volta gli venne, come una delle tre fiere al limitare della selva oscura ad un passo dalla salvezza dalla notte, per le sue origini ebraiche. Poi, finita la seconda guerra mondiale e passato il pericolo delle persecuzioni naziste in Tunisia (dove pure i tedeschi avevano costruito ghetti ed iniziato a metter su i mattoni per i forni crematori) cominciò ad essere perseguitato proprio per le sue origini italiane, mal viste perché automaticamente in odore di fascismo.
Svezzato nella lingua italiana, dovette presto parlare francese ed ora non sa più neanche lui bene quale sia la lingua sua, quale quella che, una parte del suo cervello non deve tradurre ad uso dell’altra, più pigra.

Ci piacerebbe poter dire che fu quella del cinema, questa madrelingua cercata ad ogni passo, ma anche qui Scialom è stato un esule non proprio di lusso.
Cominciò la sua carriera con un corto, Exils, sulla Divina Commedia che quando ne parla, ancor oggi, gli sembra un’eresia. Eppure gli valse il Leone d’Argento a Venezia. Preseguì sulla scia militante di La parole perdue, corto che, già vicino alla dimensione poetica e politica di un Chris Marker, denunciava con rabbia e sbigottimento l’orrore di Biserta. Si impantanò, infine, nel progetto di un film selvaggio, vivace, totalmente libero ed autoprodotto, Lettre a la prison, nel quale credette sino alla fine, ma che sentì rifiutato tanto da chiuderlo per anni in un baule nel quale sarebbe scomparso se le cose belle non avessero l’abitudine di farsi ritrovare.

Marc Scialom ha creduto, anzitempo, in un cinema libero da dogmi, fuori da ogni meccanismo produttivo e profondamente personale. Denso come una confessione, ma limpido e impietoso. Amatoriale nel gesto di filmare, ma professionale e sicuramente autoriale nel rigore e nel progetto estetico.
Il libro Impasse du cinema non si limita a ripercorrere la carriera strana di un regista che aveva smesso di credere nel cinema, ma racconta soprattutto il senso di meraviglia di chi scopre, in un baule, la pellicola di un capolavoro, di chi ricostruisce le tappe di un percorso artistico che il mare del tempo stava cancellando con le onde lunghe della risacca.
Soprattutto, e sta tutta qui la sua grandezza inedita nel panorama contemporaneo, riapre un discorso che pareva esaurito.
Quel mondo cinema che non era stato capace di ascoltare sino in fondo la novità di un regista così avanti nell’estetica da essere esule nel tempo oltre che nello spazio, riprende il dialogo interrotto. Ascolta, con stupore e vergogna, la profondità di una voce che al tempo non era sembrata né così alta, né così sicura e comincia a sentire il bisogno di capire.
Le immagini di Scialom vengono riportate alle luce. I film restaurati, proposti al pubblico. Nei festival le proiezioni colpiscono il segno, risvegliano interesse. Il libro è il segno tangibile, scritto, di una scoperta e di un bisogno.

Impasse du cinema non è originale solo per il suo essere, come il suo autore, quasi completamente bilingue, né per la particolarità di essere stampato in Inghilterra per contenere solo pagine in italiano o in francese: esule come la vita esemplare che narra.
No! L’originalità innegabile di Impasse du cinema sta tutta nell’affettuosità di questo dialogo tra cinema e autore che si riannoda, di questa fiducia nel poter dire perché c’è un orecchio che ascolta che sembrava fatalmente persa.
I saggi che lo compongono, sinceri tentativi di calare l’autore nel tumulto degli stravolgimenti politici tunisini e di definirne l’estetica unica, non facilmente accostabile ad altro, sono belli, densi, spesso profondi. Ma sarebbero meno belli se non ci fosse alle spalle la luce calda di un affetto che, dopo anni, produce un nuovo film firmato Marc Scialom. Nuit sur le mer è, infatti, del 2012.


Autore: Mila Lazic e Silvia Tarquini (a cura di)
Titolo: Marc Scialom: Impasse du cinema
Titolo originale: Marc Scialom. Impasse du cinema: Esilio, memoria, utopia / Exil, memoire, utopie
Editore: Artdigiland.com
Dati: 405 pp, brossura
Anno: 2012
Prezzo: 18,72 €
Isbn: 978-19-09088-030
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