Michael Moore: Ma come hai ridotto questo paese?

Ma come hai ridotto questo paese? comincia esattamente là dove Stupid white men ci aveva lasciato: dallo shock epocale degli attentati dell’11 settembre e dalla reazione umorale ed immotivata dell’intero popolo americano. Soprattutto il libro riprende tutto lo spirito polemico del suo predecessore riaggiornando la violenta requisitoria contro il presidente degli Stati Uniti d’America colpevole, questa volta, non soltanto di aver truccato i risultati delle elezioni, ma anche di aver vilmente approfittato dello sconcerto degli americani a seguito dei terribili attentati contro le Torri Gemelle per ingaggiare una sua guerra personale prima contro l’Afganistan (andando ad inseguire, senza riuscire a prenderlo, un vecchietto crudele, sottoposto a dialisi e nascosto in una grotta introvabile anche per la maggiore superpotenza del mondo) e poi contro l’Iraq. Con lucidità e livido sarcasmo lo scrittore/regista smonta una dopo l’altra tutte le teorie ufficiali che hanno sostanziato questa guerra ancora non finita rivelandole per quelle che sono: delle palle da fast food. Anzi uno dei capitoli più riusciti è proprio quello che improvvisa un geniale menù di bugie presidenziali composto con le più straordinarie prelibatezze: dalla Palla classica (secondo cui l’Iraq possiede armi nucleari) alla Palla al formaggio (che mostra come l’Iraq possieda armi chimiche e batteriologiche), dalla mitica Palla con bacon (per cui Saddam avrebbe avuto legami con Osama Bin Laden) alla più appetibile Palla con sottaceti e cipolle yum yum: Saddam è l’uomo più cattivo del mondo. Al di là della polemica spesso acida contro la classe dirigente colpevole tra l’altro di aver approvato un regime fiscale che permette ai ricchi di guadagnare di più e aggrava gli oneri delle classi meno abbienti (ma siamo in America o in Italia?), il libro si rivela, però, uno straordinario documento per comprendere le contraddizioni dell’elettorato medio americano che non è, come sarebbe spontaneo pensare, un gruppo di texani con cappello da cowboy e sigaro, masticante montagne di hamburger e di french fries (pardon: freedom fries), ma un gruppo eterogeneo di individui che, nei sondaggi, si dichiarano attenti ai problemi dell’ambiente, progressista nei confronti delle discriminazioni verso le discriminazioni razziali e sessuali e, incredibilmente, contro la Guerra. Viene fuori, dalle parole di questo libro, l’immagine di un’America liberal e propensa alla Pace governata, paradossalmente, da una ristretta minoranza di individui destrorsi che si fanno sempre più violenti ed aggressivi quanto più cresce la paura della loro prossima estinzione (Dio e Darwin permettendo). Forse non un’immagine realistica, ma ci pare che Moore abbia capito una cosa che la nostra sinistra (ma anche quella americana) non ha ancora capito: che non basta trattare l’elettorato avverso come un branco di stupidi per attirare nuovi voti e che, se il mondo va verso il capitalismo più sfrenato è solo dall’interno di esso, con una critica costruttiva e sensata, che si può tentare di cambiare qualcosa. Pregando in una prossima sconfitta di Bush alle elezioni, Moore ci consegna un libro eterogeneo, ma più compatto del suo precedente gemello. Un’opera che si nutre di stili e forme diverse che vanno dal finto depliant pubblicitario, al saggio sociologico, dall’ironia pungente del comico cinematografico (spassosima la molto alleniana lettera di Dio all’America) alla requisitoria pura e semplice. Un libro da leggere come un film con un grazie stampato a mo’ di sorriso negli occhi.
Autore: Michael Moore; Titolo: Ma come hai ridotto questo paese?; Edizioni: Mondadori - Strade blu Pagine: 263; Prezzo: 15 Euro
[febbraio 2004]
