Milanconie 2.0

Milano non può essere una città malinconica.
Troppa fretta anima le sue strade perennemente in corsa. Troppa indifferenza scorre tra le persone che la popolano. Troppo cemento l’ha indurita in un anelito di efficienza austera.
Eppure i tramonti sono rossi anche lì. E l’atmosfera nebbiosa, che ben si addice a un noir francese, si presta bene a riempire i paesaggi di inquieta nostalgia.
Del resto a Milano ci sono ancora i figli degli immigrati che vi si sono riversati a cavallo del boom economico e nei loro occhi c’è ancora il ricordo di altri paesi, lasciati qualche volta con il magone che stringeva la gola. E del resto ci sono anche i figli dei nuovi arrivati: rumeni, albanesi, polacchi che parlano una lingua tutta loro. Non sempre malviventi. Spesso buone canaglie che sperano ancora in un futuro migliore.
La città è così smarrita nel ricordo di una condizione a misura più umana, quando ancora non si era diventati “noi stessi” e si pensava ancora di poter essere “noi tutti”. Nella fretta degli autobus che portano a scuola, come nell’impazienza delle persona in fila alle casse dei supermercati, brucia ancora, ad un passo dallo spegnersi, l’idea che le cose potrebbe essere diverse.
Non malinconia, bensì milanconia. Un neologismo felice, quello di Roberto Zadik, che fotografa una condizione peculiare. Di Milano e di nessun altro posto. Perché per quanti sforzi faccia la città per somigliare a una metropoli americana o a una grande capitale europea, le resta sempre attaccato addosso un pezzo grande di una storia più complessa.
Una storia che non è quella del duomo visconteo o dei navigli, ma quella delle persone che la abitano e se ne fanno portavoci. Perché il senso di un posto non è nella sua conformazione o nella sua toponomastica, ma in quella gente che la costruisce giorno dopo giorno, che la vive o la subisce, che ci sta dentro e, per questo, se la tiene dentro, nella propria coscienza e nel proprio essere.
Roberto Zadik sa bene che ogni persona è il risultato del mondo che abita e che tra dentro e fuori non c’è un velo impermeabile, ma uno spazio di osmosi e di scambio. Così Milano non la racconta dall’esterno delle panoramiche e degli sguardi turistici, ma attraverso i mille occhi dei suoi abitanti.
Anche se sono solo sette le storie raccolte in questa antologia e quasi tutte (fa eccezione il solo racconto del rave party, non a caso il solo a non avere un nome proprio di persona come titolo) sembrano ruotare intorno a un protagonista assoluto, sono tanti i personaggi e tanti i pezzi di storia che si affollano tra le pagine.
Milanconie 2.0 è un ardito tentativo di flusso di coscienza metropolitano non perché cerchi di dar voce a strade o palazzi, ma perché scivola tra le persone, si sperde attraverso individui che si sfiorano e si toccano continuando a rimanere drammaticamente soli.
Certo ogni storia ha un suo tema di fondo e un suo protagonista, ma solo per dovere di scrittore che comunque deve cercare di contenere il magma umano che gli preme sulle dita e negli occhi in strutture narrative riconoscibili e chiare.
Eppure si ha sempre, leggendo i racconti, l’impressione che se solo potesse, lo scrittore si immergerebbe in quella folla di storie e di persone che è la città. Una città che ama e che osserva. Con spirito critico e partecipe. Con occhio lucido di pianto ed un sorriso ad increspargli le labbra.
Questo braccio di ferro tra il bisogno d’ordine del narratore e la libertà estrema del cronista di anime è l’aspetto più inedito di questa raccolta. Difficile a ogni pagina dire chi dei due vinca in questo gioco di equilibri in cui sarebbe tanto facile cadere.
Così le storie di fallimento e vita misera di tanti personaggi spesso neanche consapevoli della loro condizione trova accenti di volta in volta commossi e partecipi. Raramente giudicanti.
Ne viene fuori, tra racconti di emarginazione e di malessere, tra droga e corruzione, il ritratto di una metropoli contraddittoria e problematica che si può solo raccontare con cruda ironia e tenace commozione. Con un occhio al suo bisogno di apparire e un altro alla crisi che la attraversa e che sembra essere un protagonista occulto, un motore drammaturgico spesso potente dato che anima personaggi bisognosi di lavoro più per lo status sociale che la cosa comporta che non per un bisogno elementare.
Autore: Roberto Zadik
Titolo: Milanconie 2.0
Formato: Formato Kindle
Dimensioni file: 656 KB
Lunghezza stampa: 102
Utilizzo simultaneo di dispositivi: illimitato
Editore: Roberto Zadik (25 giugno 2013)
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Lingua: Italiano
ASIN: B00DN9CWBA
