This is Shane. Il cinema di Shane Meadows

Altra piccola perla per la collana cinema delle Edizioni Il Foglio. Dopo aver già presentato in questa sezione diversi volumi monografici pubblicati dalla casa editrice livornese, è la volta ora di dare spazio all’interessante lavoro che il duo Stefano Giorgi e Andrea Diego Bernardini ha dedicato alla figura del cineasta inglese Shane Meadows. Sulla linea editoriale che ha contraddistinto sin qui la collana diretta di Fabio Zanello, il testo curato dai due co-direttori del Lucca Film Festival si pone l’obiettivo di sviscerare il percorso artistico del regista di Uttoxeter, passando di capitolo in capitolo attraverso il punto di vista di studiosi, critici e analisti del settore. I loro saggi compongono un mosaico che approfondisce le tappe fondamentali della carriera di Meadows, ne definisce le tematiche ricorrenti alternando una lucida scomposizione del linguaggio filmico da lui adoperato ad una attenta ricostruzione del contesto sociale, politico, economico in cui esso prende forma.
Quello di Meadows è a tutti gli effetti un cinema che vive della realtà e nella realtà più degradante prende forma per farsi, ancora una volta, strumento di denuncia sociale, di ribellione, di sovversione dello status quo. Sulle orme di Loach e Frears, di Leigh e Clarke, su quelle ancor più datate degli Angry young men del Free cinema e sotto l’influenza di una televisione che, nella penisola britannica, ha da sempre dettato regole nuove e abbattuto frontiere non solo stilistiche e formali ma anche contenutistiche, Meadows continua la tradizione del realismo sociale e si inserisce con il suo impegno e la forza del suo cinema nella disillusione dell’Inghilterra odierna, nei disagi delle classi sociali più deboli, nelle piaghe di una periferia ancora degradante e abbandonata. L’amarezza dei film di Meadows, ben più profonda rispetto al passato, è un segno concreto di un tempo che non cambia i risultati, è il frutto di una rivoluzione tanto agognata ma che non c’è mai stata veramente. Non trovando differenza alcuna tra i problemi del suo tempo e quelli dell’epoca tatcheriana o della Cool Britannia di Tony Blair, Shane Meadows non può far altro che scavare in quel passato per capire la ragioni profonde di una tale sconfitta sociale. Come ben riassume Donato Guida in un saggio iniziale del testo “Meadows guarda al passato per filmare il presente, per far capire che la rabbia non è estinta, che la realtà sociale dell’Inghilterra non è cambiata”. E di rabbia il suo cinema ne racconta tanta, così come mette in scena una desolazione suburbana in cui i suoi personaggi, figli e nipoti di quelli di Ken Loach, giocano a sopravvivere mantenendo nascoste sulla pelle le cicatrici di una “guerra” subita. E’ la guerra tra natura e civiltà come spiega Alessandro Izzi all’interno del suo brillante saggio su Dead man’s shoes, tra il caos indifferente e immobile della periferia crudele e l’abbrutimento di un mondo civile instabile in cui lo scontro, combattuto su quelle midlands tanto care a Meadows, non solo lascia il segno su un territorio devastato ma anche sulla poetica (sofferente) e sul linguaggio (sporco, polveroso) dello stesso regista. I segni di questa impronta ben definita si sono visiti sin dagli esordi, in quel Ventiquattrosette, che racchiudeva in nuce tutte le peculiarità del cinema meadowsiano. Secondo Gisella Vismara in quella prima versione del regista però viveva ancora una certa fiducia nel futuro, fiducia impersonata da protagonisti non arrendevoli e desiderosi (attraverso la boxe) di “trasformare la realtà”, di ribaltare il futuro attraverso l’azione. Vismara utilizza Freire e la sua pedagogia della speranza per sintetizzare un inizio di carriera meno cupo rispetto a come diverrà più avanti.
Un primo Meadows più fiducioso rispetto all’amarezza e alla quasi rassegnata rappresentazione presente nei film a venire. E’ come se il tempo trasformasse i “ragazzi” tanto cari al regista trasformandoli sempre più in sbandati senza un anima. Ed è proprio leggendo i saggi centrali del testo, quelli riguardanti i due film decisivi nella carriera di Meadows che tale cambiamento sembra sempre più evidente. Lo stesso Zanello si riferisce provocatoriamente a Dickens e parla di “deformazione” affrontando la discesa negli inferi rappresentata da quel romanzo audiovisivo che è Dead man’s shoes (molti sono i punti di contatto tra il cinema del nostro autore e le opere del famoso romanziere: la comunità, l’amicizia, il riscatto, il degrado sociale, il naturalismo di sottofondo. Ma anche l’articolazione narrativa e la drammatizzazione degli eventi) mentre Chiara Barbo e Giordano Vintaloro mettono l’accento sulla crudezza nostalgica e senza moralismi di This is England, (vincitore al Festival di Roma) film-emblema che completa un quadro d’insieme in cui convergono magnificamente la storia dei decadimenti di una nazione, di una generazione, di una classe sociale defraudata della propria esistenza. Richard, il militare vendicatore di Dead man’s shoes e soprattutto gli skinhead di This is England, con a capo il crudele Combo, oltre ad essere delle figure simbolo del cinema di Meadows, rappresentano perfettamente l’erranza e il vuoto che ha colpito l’Inghilterra del regista. La loro è una sorta di inedia dell’anima che li renderà, sempre più, degli zombie senza un futuro a cui guardare. E su di loro si concentra l’essenza di un cinema radicale e impegnato come quello di Meadows. Lo splendido ritratto che di esso viene fatto nel testo curato da Giorgi e Bernardini costituisce uno strumento utile e complesso che permette al contempo di introdurre una riflessione su un regista ormai maturo, su un cinema come quello inglese dai forti connotati e dalle tradizioni pesanti e su un sostrato sociale inglese che nasconde ancora situazioni tremendamente difficili e problematiche. Alla fine di una lettura puntuale, utile, e costruttiva come quella di This is Shane si esce arricchiti proprio perché il testo rappresenta un coacervo di riflessioni di diverso tipo, riflessioni di natura differente con le quali interagire e dalle quali lasciarsi ispirare per un eventuale approfondimento.
Autori: A cura di Stefano Giorgi e Andrea Diego Bernardini
Titolo: This is Shane. Il cinema di Shane Meadows
Editore: Edizioni Il Foglio
Collana: Cinema
Dati: 120 pp, brossura
Anno: 2013
Prezzo: 12 €
Isbn: 9788876064173
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