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Accademia degli Artefatti approda con Birth of nation a Short Threatre 2009

Pubblicato il 24 settembre 2009 da Laura Khasiev


Accademia degli Artefatti approda con Birth of nation a Short Threatre 2009

Short theatre quest’anno è stato definito, non a caso, “very short”, per i tagli subiti dal mondo della cultura, tanto da avere come sottotitolo “senza tetto né legge”, chiaro riferimento all’esigua somma assegnata all’intero mondo dello spettacolo nel nostro paese. Purtroppo, un festival così fervido, come quello diretto da Fabrizio Arcuri, ha visto annualmente ridursi i giorni di programmazione sino ad arrivare alle sole quattro serate di questa edizione. Quattro serate per poter incontrare ancora una volta il pubblico di sempre, e coinvolgere nuovi spettatori. Come di consueto gli spettacoli seguono una linea espressiva ben precisa. Quella di questa edizione riguarda il forte disagio provocato dalle precarie condizioni in cui versano tutti coloro che fanno parte del mondo della cultura e dell’arte.
L’Accademia Degli Artefatti ha proposto Spara, trova il tesoro e ripeti - NASCITA DI UNA NAZIONE, testo di Mark Ravenhill, drammaturgo di Londra che si è ispirato al controverso film omonimo, BIRTH OF NATION, girato nel 1915 da D.W.Griffith. Il film, innovativo per la tecnica narrativa, suscitò non poche polemiche per l’accusa di promuovere la supremazia dei bianchi e di giustificare fenomeni come il Ku-Klux-Klan.
In scena quattro uomini che, giunti da un viaggio, si rivolgono al pubblico denunciando di esser davanti ad una città in rovina (difficile non sentirsi coinvolti). Parlano ad un paese devastato dalla guerra e dalla supremazia bianca, ma è chiaro il riferimento alla condizione attuale. Chi fa parte del mondo del teatro, dello spettacolo e dell’arte in generale, ma anche chi ne usufruisce ed è attento a seguire eventi che il nostro territorio offre ai suoi cittadini, viste le ultime vicende, non può non cogliere il filo diretto che lega il palcoscenico alla realtà. Ci si sente facenti parte di un popolo “devastato” da una supremazia, non riconosciuta come guida del proprio paese, che sta eliminando tutto ciò che resta di prezioso in Italia. Nello spettacolo gli artisti che arrivano nel villaggio parlano della loro vita, sfogano i loro disagi e lamentano le loro incertezze nei confronti di un’esistenza che li ha messi in difficoltà. Tra una battuta e una risata c’è lo sfogo di chi si sente usurpato di qualcosa di caro e così, per "andare avanti", l’unica soluzione è trovare dei nuovi punti di riferimento. Tanto all’interno del villaggio dilaniato, quanto tra le macerie, l’unica speranza sembra essere l’arte. Nel presentarsi, gli uomini, raccontano ognuno della propria attività artistica prediletta. Un uomo si dedica alla scrittura, uno alla danza, un altro alle performance e un altro ancora alla pittura; la ricostruzione del villaggio deve partire proprio dalla propensione alla creatività, ognuno deve ricostruire la vita partendo dalla propria identità, per mezzo dell’arte. Quando in scena irrompe una donna, silenziosa ed immediatamente invitata, dalle proposte degli uomini, ad esprimere la propria creatività attraverso le diverse forme artistiche, il suo essere muta, priva di lingua e di parola, pare raffigurare quel "mostro odioso", ossia la censura, che sta risucchiando ogni barlume di libertà, annullando ogni possibilità di una vera e sincera comunicazione.
Diminuiscono le possibilità per poter esprimere la propria opinione o notizia, per dare il proprio contributo al mondo della cultura e della comunicazione. Comunicazione sempre più indirizzata e dominata da chi ne è a capo. Si vive una metaforica “guerra” che sta distruggendo l’identità civile di un paese a cui apparentemente non manca nulla, ma che, purtroppo, si sta disgregando pian piano.
L’Accademia degli Artefatti ha scelto un testo particolarmente complesso, che, nonostante provenga da un’epoca a noi lontana, molta attinenza ha con la realtà attuale. Ciò restituisce al teatro la sua funzione sociale e metaforica, in grado di coinvolgere la nostra realtà, stimolandoci a riflettere su ciò che sta accadendo e su come dovremmo reagire. Inoltre, questo spettacolo è un esempio di come l’arte possa essere un giusto mezzo per comunicare il proprio disagio e proporre una possibile via d’uscita. A teatro, quando lo spettatore viene coinvolto nella rappresentazione (come in questo caso), ha comunque la libertà di rifiutare l’invito. All’interno della società civile, però, il rifiuto comporta il rischio di vedere la cultura sgretolarsi fino a scomparire del tutto. Bisogna dunque essere un “pubblico attivo”, per reagire al colpo inferto al mondo dello spettacolo. Soltanto così la comunicazione potrà riavere la sua “lingua”per circolare libera e senza alcuna manipolazione.


(Spara, trova il tesoro e ripeti- NASCITA DI UNA NAZIONE); testo: Marc Ravenhill; Regia: Fabrizio Arcuri; drammaturg: Luca Scarlini; traduzione: Pieraldo Girottoassistente alla regia: Luigi Coluccio; cura degli ambienti: Diego Labonia; organizzazione: Miguel Acebes; interpreti: ( Miriam Abutori), ( Matteo Angius), ( Gabriele Benedetti), ( Fabrizio Croci), (Pieraldo Girotto); produzione: Accademia degli Artefatti;collaborazione alla produzione: Festival magna Graecia(Catanzaro), Le Chant du Jour (Roma), teatro e date spettacolo: India 15 settembre 2009; info: Festival Short Theatre 2009


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