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Addii - Luigi Comencini

Pubblicato il 9 aprile 2007 da Edoardo Zaccagnini


Addii - Luigi Comencini

Troppo facile definirlo il regista dei bambini, troppo facile e riduttivo: Luigi Comencini, il regista di cinquant’anni di Storia italiana, ha saputo lavorare bene con tutto ciò che ha toccato. Se ne va anche lui, a novant’anni, dopo un silenzio artistico che durava da molto. Dopo tanti film, non tutti capolavori, non tutti comici, quando comici mai troppo. Film spesso malinconici, venati di una verità sociale che li ha resi tante volte specchio del paese. Se ne va il regista di tutti, dopo che molti dei suoi attori lo hanno preceduto. E se ne va, con lui, un’Italia che veniva da lontano, un paese che usciva dalla guerra e che in lui trovò l’espressione del voler tornare a sorridere, senza dimenticare. Se ne va un cinema popolare, per tutti, per la gente di cui Comencini amava parlare: persone della vita, dei problemi quotidiani, della miseria, a volte miseria morale. Se ne va, e nello stesso rimane, come una pietra trasformata in forma artistica, il suo cinema. Un cinema prima pensato, ragionato, criticato (sarà lui a fondare, sulla fine degli anni trenta, insieme al grande Alberto Lattuada, la cineteca italiana); poi creato, sostenuto, portato avanti. Con Comencini il cinema italiano esce dal neorealismo, si dice e si legge con una secchezza a volte eccessiva. Ed è vero che Tutti a casa, uno dei suoi film più belli, racconta la guerra con un sorriso fino ad allora insolito. Come è vero che lo splendido Proibito rubare (suo primo film a soggetto) descriveva i vicoli napoletani dell’immediato dopoguerra cospargendo sulle tematiche e i modi neorealistici un fresco ottimismo di fondo. Ed è innegabile che i suoi ’2 pani ed amori’, farciti di arcadia e di una semplicità antirealistica, spostavano le realtà locali della provincia italiana, ancora decisamente contadina, verso un’idealizzazione dei valori e della mentalità esterna alla metropoli. Ed vero pure che La bella di Roma, successivo di poco al grande successo di ’fantasia’ e ’gelosia’, (il terzo sarà di Risi e l’ambientazione si trasferirà a Sorrento) calca la mano su questo solco comico-drammatico. Ma è anche vero che attraverso questi film, amati e stravisti dal paese, gli italiani incoraggiavano la propria rimonta, una ripresa che qualche anno dopo lo stesso cinema italiano avrebbe raccontato e criticato con quel linguaggio che proprio Comencini aveva cresciuto e nutrito. Un linguaggio maturato lavorando con Totò (L’imperatore di Capri), con Sordi, Tognazzi, la Mangano, Mastroianni, la Spaak, la Pampanini, la Lollo, la Sandrelli, il maturo De Sica e tanto, tutto il cinema italiano migliore. Per Comencini, regista e uomo lombardo, parlano i suoi film ed i suoi personaggi. Il Pinocchio che ha regalato al mondo è inarrivabile, magico e realistico, il più bel Pinocchio di sempre. Anche del futuro. Ed era un film per la tv, una tv diversa dalla contemporanea, in cui l’autore credeva al pari di Rossellini, una tv per cui ha realizzato Cuore, altro capolavoro, e di cui ha satirizzato in Signore e Signori buonanotte (film ad espisodi e a più mani in cui il maestro tocca le immagini col suo tratto malinconico). Solo se accostato a tutto il resto, a tutto il grande cinema che l’ha caratterizzato, ha senso parlare del suo straordinario rapporto coi bambini. Comencini è anche il grande regista dei bambini, con pellicole indimenticabili e delicate, capaci di procurare sentimento senza sfruttare quella chimica delle emozioni che disarma lo spettatore. Eccone alcuni: Incompreso (1966), Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova (1969), Voltati Eugenio (1980). E ce ne sono altri, ma accanto a questi il regista lanciava pietre cinematografiche come Lo scopone scientifico, Delitto D’amore, La mia signora, Il gatto, L’ingorgo, Il commissario, La ragazza di Bube. Inutile insistere nella descrizione, nel valore indiscusso di tanta produzione. La tv di questi giorni farà passare questi film per debito e per dovere. A quelli che in questa nuova, ricorrente, Santa Pasqua assolata, preferiranno godersi il primo caldo dell’anno corrente, consigliamo di vederli con calma, uno ad uno, per rafforzare un’offuscata memoria storica e ritrovare emozioni da schermo a cui, di questi tempi non siamo molto abituati. Ciao Luigi Comencini, mastro di cinema, italiano, popolare e soprattuto di grande valore.


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