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Adieu Marcel

Pubblicato il 24 settembre 2007 da Valentina Casadei


Adieu Marcel

Il entre chez nous sur ses pieds de voleur avec le terrible sans-gene du clair de lune J.Cocteau

E’ morto Marcel Marceau. E’ morto l’uomo che parlava col corpo. E’ morto Marcel Marceau, e la verità è che si porta via con sé il valore speciale della sua arte, arte dimenticata nel mondo nuovo in cui tutti esprimono troppe opinioni, troppe parole. E’ morto Marcel Marceau, ma di lui non ci si dimentica, di lui e delle molte cose che fu. Perché esser mimo significa saper esser uomo e cosa, uomo nelle cose, mondo, idea; esser mimo significa arrivare alla sintesi della realtà e andare oltre, con la fantasia. Marcel Marceau è morto e la verità è che suona strano pensare che quel suo corpo sia davvero spento, quel corpo che fu il simulacro delle tante vite che egli fu. Quel corpo forte che nel fingersi ogni volta diverso non sapeva mentire; non conosceva menzogna dell’atto per cui ogni atto era vita. Nonostante il suo sguardo, nonostante i suoi occhi. Marcel Marceau, dicono, è morto. Ed è banale e retorico affermare oggi che rimarrà sempre nelle cose che egli fu. E’ impossibile dirlo perché il ricordo di Marceau non appartiene ad immagini astratte, a pensieri o parole; Marceau era il suo corpo e il suo sguardo, e non possiamo dire ahimè che rimarra presente nella memoria come egli fosse vivo, laddove lo sguardo non coglie più il movimento che lui dominava, il passo, il tempo. Eppure il sorriso melanconico, quello suo proprio e speciale ci torna in mente un istante, ci fa sorridere ancora. Rivediamo per un istante ancora Bip, la faccia bianca "souvenir di Pierrot", rivediamo per una volta ancora lui, enfant du Paradis. Per un istante poi sentiamo ancora la comunione spirituale che lo affascinava, tra noi e lui, pubblico e artista, "Le secret c’est le poids de l’âme. Dans la salle, il se crée une sorte d’hypnose: je m’identifie au public et le public s’identifie à moi" ("il segreto è nel peso dell’anima. Dentro la sala, si crea una sorta d’ipnosi: io mi identifico nel pubblico, e il pubblico in me")diceva Marcel. Lui che fu il maestro del silenzio, non possiamo salutare con una risma di parole. "E’ bene tacere ogni tanto" diceva. Allora arrivi pure il silenzio. Parlano per lui le mille glorie di una vita, le parole che gli altri gli donarono, per definir la magia del suo apparire. Lui che fu sempre "chiaro di luna" nell’effimero istante magico del teatro, della vita. Venga il silenzio dopo le sue poche parole.

Il teatro vive e si sviluppa nel momento della rappresentazione. E´ effimero, vulnerabile. Ha costantemente bisogno dell´apporto di una giovinezza sempre eterna. Nel teatro verbale resta il testo dell´autore. Nel nostro teatro del silenzio l´apparizione dell´attore si dissolve sulla scena, il mimo scompare nell´ombra lasciando solo un ricordo.

Marcel Marceau


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