Americana - Justified

Nel sistema televisivo americano, come accade anche nel cinema, esistono sostanzialmente due tipologie di emittenti (intese naturalmente come ’produttrici di programmi di intrattenimento’ e non come semplici ’canali televisivi’), ossia le major e le piccole realtà. Ai grandi network come NBC, CBS, ABC, FOX, CW e HBO (quest’ultima, in verità, un caso particolare, giacché produce un intrattenimento di qualità nonostante la sua dimensione d’azienda) si oppongono una manciata di piccole tv: Showtime, AMC, USA Network, Fx e Syfy. Se le prime orientano le loro produzioni cercando un compromesso tra qualità e mainstream, le seconde puntano nettamente a una ricerca e a un lavoro fortemente sperimentale, nel tentativo di accaparrarsi quella fetta di pubblico interessata alla pregevolezza in senso stretto. Così si spiega la realizzazione di produzioni fortemente impegnative e gratificanti, lontane dell’immediatezza e dalla banalità dei programmi più popolari, capaci di saziare la testa oltre che la pancia.
Fatto questo doveroso incipit, cominciamo pure a parlare di Fx.
Piccola televisione specializzata in action, non banali, nel passato ha dato vita a piccoli capolavori come The Shield, uno dei più apprezzati e controversi polizieschi televisivi degli ultimi tempi. Seguendo quindi questa linea la Fx ha messo in cantiere nel 2010 Justified: tratta dalla short novel Fire in the Hole e dai due romanzi Pronto e Riding the Rap di Elmore Leonard, si tratta di una serie che narra le vicende dell’U.S. Marshal Raylan Givens (qui interpretato da Timothy Olyphant).
Miami, “High noon”. Il detective federale Raylan Givens ha concesso al criminale Thomas Buckley esattamente 24 ore di tempo per lasciare la città, con la promessa che, se non avesse seguito il consiglio, lo avrebbe ucciso. I due siedono uno di fronte l’altro intorno al tavolo di un ristorante. Il tempo scorre. Buckley è teso e a mezzogiorno estrae la sua pistola. Ma Givens è più veloce e fredda il criminale. L’assassinio era giustificato.
Sotto inchiesta per l’accaduto, Givens viene allora inviato presso la sede federale di Lexington, Kentucky, vicino alla sua città natale: Harlan. Il figliol prodigo è tornato a casa per mettere ’pace’ nel paese.
Controverso e ambiguo Justified parte con dei presupposti molto chiari: mostrare una realtà fuori dalla realtà comunemente intesa. Un universo pervaso dalla violenza e dalla rassegnazione, un nuovo Far West dove la legge dello stato federale è mal digerita dalla cultura della comunità rurale ’redneck’. Un luogo, questo non luogo, che risulta essere evanescente e povero. Un territorio dove valori sociali, familiari e culturali perdono sostanza per lasciare il posto alla criminalità, alla decadenza e al razzismo.
E se la rappresentazione può a prima vista apparire come una dicotomia povertà-violenza troppo banale e diretta, è lo scatenamento delle cause e degli effetti a creare l’articolazione di questo elementare binomio, il quale si dipana lungo il divenire di episodi che mostrano con cruciale realismo le dinamiche di un mondo che altrimenti risulterebbe incomprensibile, spiegando invece l’insussistenza e la fragilità di un vivere che diviene, per l’appunto, un sopravvivere alla violenza e alla povertà.
Ma se questo è il tessuto connettivo nel quale si svolge la storia, a creare uno scarto decisivo è la sua messa in scena. Poiché, utilizzando stilemi cari al genere western e aggiornati al presente, la dinamica corre allora con un respiro lento e cadenzato. I rapporti umani sono divorati velocemente. Gli scontri sono caratterizzati da contrapposizioni manichee chiare ed evidenti. E lo stesso profilo morale perde di consistenza di fronte a tale imbarbarimento. Le emozioni vengono così consumate in un batter di ciglio. Gli amori sono figli di emozioni forti, fisiche e travolgenti. E anche quei sentimenti ’familiari’, quelli che dovrebbero mettere a riparo gli individui dalla brutalità del mondo esterno, vengono traditi.
È questo il panorama in cui si sviluppa una delle più interessanti produzioni televisive contemporanee, un’opera che non lascia indifferenti e che porta alla luce il lato oscuro di un Paese che si muove a due velocità, lasciando indietro una fetta netta di popolazione. Ma forse non vi sarà più motivo per preoccuparsi: perché oramai lo sceriffo è tornato in città!
