Americana - October Road: tra strade autunnali e aranceti i serial americani di East e West Coast

‘Solo lo sciocco non fa ritorno nel posto in cui è stato felice’.
E’ questa frase, rivoltagli da una sconosciuta, a spingere il ventottenne Nick Garrett ad abbandonare New York, dove anni prima ha dato alle stampe un romanzo di successo, per confrontarsi, dopo ben dieci anni di assenza, con la sua città natale, la middle town Knights Ridge, costellata di viali alberati e villini a schiera.
Peccato che il ritorno del figliol prodigo non sia ben visto dagli amici del giovane, che del romanzo di Nick erano i protagonisti, dipinti come grigi fannulloni segnati dalla routine, come se il Moraldo de I vitelloni tornasse nella sua Rimini e ritrovasse gli amici di sempre ancora nei loro letti.
L’incipit di October Road, nuovo serial lanciato da Abc e in onda in Italia su Fox, stabilisce una variante rispetto al prototipo del ‘new boy in town’ alla base del teen drama classico: dato che i protagonisti sono ormai fuori dall’adolescenza – benché il tempo a Knights Ridge sembri essersi bloccato – è un ritorno e non un arrivo ex novo a scombinare abitudini e ad alterare i fragili equilibri tra i personaggi.
Ma è soprattutto la consuetudine topografica a catturare l’attenzione, tanto più che persino il titolo e il concept del serial vi pongono l’accento: Knights Ridge rappresenta la tipica ambientazione dei serial East Coast, con tutte le caratteristiche che seguono tale scelta. Wilmington, alias Capeside o Tree Hill, Boston, l’immaginaria Stars Hollow del Connecticut o la piovigginosa Seattle non sono soltanto dei set casuali per questi show ma l’espressione stessa dell’umore di fondo della storia e dei suoi protagonisti.
Al punto che, per dare una nuova chance di felicità all’amato personaggio di Addison Montgomery, gli sceneggiatori le hanno fatto abbandonare il Seattle Grace e i ferryboat, teatro dei malinconici intrecci di Grey’s Anatomy, in favore della calda e soleggiata Los Angeles e di una casa vista oceano a Malibu nello spin-off Private Practice.
Se prendiamo poi in considerazione i due teen drama di maggior successo degli ultimi anni – Dawson’s Creek e The. O.C. – noteremo come proprio la diversa ambientazione sia la discriminante per l’opposto spirito che manifestano: da una parte la tenera, affettuosa Capeside, che benché sia vissuta al presente, appare quasi filtrata dal ricordo dei personaggi ormai adulti e vista attraverso l’ottica romanticamente deformata della rimembranza (e di certo lo è nell’approccio del suo creatore, Kevin Williamson).
Capeside è una location fatta apposta per l’inazione, una cittadina cristallizzata nei suoi ruscelli e prati, che spinge costantemente i personaggi alla riflessione e alla malinconia durante le lunghissime chiacchierate sulla vita e l’amore lungo i pontili.
Nell’assolata Orange County, al contrario, tutto spinge all’azione e rigetta il dialogo: se Capeside era un paesaggio impressionista, dipinto con tocchi leggeri e delicate tonalità pastello, Newport somiglia a un quadro pop, brillante e acceso, dai contrasti violenti. Qui i personaggi, nonostante siano coetanei di Dawson e soci, sembrano già ‘corrotti’ dalla vita e scafati al punto da far sembrare la ragazza problematica di Dawson’s Creek, la deliziosa Jen Lindley (Michelle Williams), soltanto una provinciale.
Eppure tra la messa in onda di questi due cult per adolescenti di tutto il mondo passano solo pochi anni e i problemi dei protagonisti rimangono tutto sommato gli stessi, per quanto adattati a un contesto più vizioso e tentacolare: un rapporto difficile con la famiglia per Ryan e Pacey mentre idilliaco è quello di Seth e Dawson con i rispettivi genitori; Marissa rappresenta una versione più esasperata dei tormenti di Jen, mentre lo scarto più evidente si produce tra Summer e Joey, la seconda molto più sfaccettata e protagonista dell’altra, personaggio fondamentalmente piatto e privo di contrasti.
La grande distanza culturale tra i due serial è però evidente e va ricercata proprio nella diversa ambientazione che permette di stabilire una vera dicotomia tra East e West Coast per le tipologie dei serial televisivi. October Road, da cui siamo partiti per questa riflessione, non è che l’ultimo esempio.
Il viale dalle foglie dorate, sostanzialmente immutato rispetto al passato, se non per il color seppia che avvolge i flashback amarcord di Nick, predispone, come i pontili di Capeside, all’introspezione emotiva, al bilancio esistenziale. I personaggi stessi, ancora giovani ma già costretti a fare i conti con le difficoltà del quotidiano, possiedono un’aria crepuscolare e immalinconita cui non sfugge lo stesso Nick, benché per molti anni lontano dalla città. Come se il panorama dolce amaro di Knights Ridge avesse contaminato i suoi abitanti di una mestizia che tuttavia affascina e dona a October Road quell’aria flaneur di un certo cinema indipendente (alla Wonder Boys, per intenderci).
I paesaggi autunnali – reali o immaginari, come la cittadina linda e naif di Gilmore Girls, circondata dai college della Ivy League – rivelano immediatamente l’aspirazione degli autori a conferire ai propri script un’impronta più seria, ma soprattutto più raffinata, che guardi ad un pubblico più adulto e amante dei verdi paesaggi del Vermont, del Connecticut e del Massachusetts, delle città dal fascino europeo come Boston o degli imponenti campus universitari (cui ammicca anche la sigla di House-Medical Division).
Al contrario, i panorami californiani, meno presenti ma costanti nella storia della tv americana – dagli scenari scollacciati di Baywatch, al teen drama simbolo degli anni 90 Beverly Hills 90210, per arrivare alle ibridazioni noir di Veronica Mars – esistono per far sognare gli spettatori dei posti più freddi e ricordare a tutti i gemelli Walsh degli Stati del Nord che anche per loro esiste un posto al sole, lussuoso e scintillante...
