Angelo e Beatrice

“Genio assoluto!”. Queste le parole che Gordon Craig, ideatore della regia teatrale, utilizzò per descrivere la personalità artistica di Ettore Petrolini. C’è voluto l’incontro con l’icona per eccellenza della commedia dell’arte per arrivare a riconoscere un’identità ed una specificità artistica al ruolo dell’attore; specificità a lungo rinnegata e relegata fino a quel momento al solo testo drammaturgico. Ma non è necessario scomodare i mostri sacri per comprendere non solo l’essenza artistica dell’interpretazione ma la stessa centralità di questa sulla scena, Michele Botrugno e Veronica Milaneschi ne stanno offrendo oggi uno splendido esempio nello spettacolo teatrale di Angelo e Beatrice, di cui i due vestono i panni dei protagonisti. È infatti proprio la loro interpretazione a concedere enfasi vitale ad un testo che da solo pare essere quasi abbozzato, loro a sprigionare una carica emotiva ricca di densità, capace di arrivare al cuore dello spettatore e suscitando in esso anche una riflessione critica.
Angelo e Beatrice è la storia di due terroristi, la cui appartenenza politica non è mai volutamente esplicitata, che nella Roma degli anni ’70 vivono sulla loro pelle le contraddizioni interne ed esterne che le loro stesse ideologie producono. Provenienti da ambienti sociali completamente contrastanti, si ritrovano a vivere nella stessa realtà condotti dal loro amore distruttivo e dalle loro ideologie esasperate. Due mondi quindi, apparentemente destinati a non incontrarsi mai, finiscono per convergere e scontrarsi in una delle epoche storiche più critiche del nostro paese, gli anni di piombo. Decisa e rabbiosa lei, idealista e titubante lui. Di fronte al sangue versato di innocenti, Angelo inizia ad avere i primi cedimenti, a mettere in discussione quella rivolta armata in cui tanto fermamente credeva. Ma il tempo della riflessione per loro pare essere finito, i meccanismi innescati e la tragedia inevitabile.
Scritto pensando a due coppie storiche del terrorismo italiano, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro dei Nar e Adriana Faranda e Valerio Morucci delle BR, il testo di Francesco Apolloni viene rimesso in scena dopo circa quindici anni dalla sua creazione. Angelo e Beatrice riapre così delle ferite che non si sono mai chiuse del tutto, riporta al centro il dibattito su un’era che pare essere stata rimossa dalla memoria collettiva e dalla storiografia. Lo fa in un momento storico altrettanto delicato, in cui rabbia e disperazione fanno cogliere a tratti pericolose assonanze. Lo fa però rimanendo in superficie, la riflessione critica rimane soffocata e confusionaria, dal testo non si evince alcuna analisi storica e sociale, come se questo non avesse la forza di centrare l’obiettivo e sferrare poi il colpo. Eppure il pubblico è visibilmente scosso, qualcosa di questo spettacolo l’ha colpito, per chi quegli anni li ha vissuti ha perpetuato il ricordo affinché la storia non si ripeti, per chi li ha studiati sui libri di scuola ha suscitato una riflessione critica al fine di liberarsi da schematismi fuorvianti. Ma se l’intento autoriale è stato raggiunto, è grazie a quanto questi giovani attori sono riusciti a trasmettere con i loro sguardi, le loro movenze e i loro silenzi all’interno di uno spazio claustrofobico assolutamente funzionale alla messa in scena. Un’interpretazione che pare esplodere e raggiungere il suo apice nei momenti di puro dramma, supportati da una regia dinamica e capace di osare. La tensione di fatto, è mantenuta per l’intero decorso temporale da un ritmo perfettamente scandito anche dall’utilizzo di inserti audiovisivi che ritraggono immagini di repertorio. Se a questa incredibile efficacia interpretativa e a questa regia coraggiosa si fosse accompagnato un testo dalle fondamenta più solide, ne sarebbe forse emerso uno spettacolo più organico da una valenza sociale certamente più influente.
(Angelo e Beatrice); Regia: Massimiliano Caprara; drammaturgia: Francesco Apolloni; interpreti: Michele Botrugno, Veronica Milaneschi; teatro e date spettacolo: Roma Sidecar, dal 9 al 31 Gennaio 2013.
