Anniversari - L’impunità e l’immunità di Totò

Totò attraversa il mondo immune dal dolore e dalla malinconia. Non lo vedremo mai piangere o riflettere. Quasi mai entrerà dentro un contesto come figura umana. Quasi mai tranne che in Uccellacci e uccellini o in uno dei due episodi che lo vedono protagonista in Capriccio all’italiana. E in pochi altri casi. Ma quello non è Totò. Quello è un attore straordinario che si presta faticosamente al lavoro di un grande regista, Pier Paolo Pasolini, o di altri non grandi come lui ma grandi abbastanza. Il resto di Totò, un mare di pellicola, è la storia di un pezzo di gomma intorno a cui il mondo si affaccia ma davanti a cui si ferma.
Non è, Totò, l’italiano. E non è nemmeno il meridionale. Non è niente se non se stesso. Una maschera che rappresenta e descrive solo l’uomo che se l’è inventata: la più grande maschera del secolo italiano, almeno. Non a caso sarà Mario Mattòli il regista ufficiale di Totò, e non saranno gli altri, tanti, che, pure, con lui hanno lavorato. Totò non interpreta personaggi, interpreta il suo. Lo rinnova identico da film a film. Un essere sovrumano che tiene in scarsissima considerazione i suoi simili, fratelli compresi. Totò raggira, schernisce, sberleffa. Sa farsi rimbalzare il mondo addosso e, mentre lo fa, conquista lo spettatore regalandogli una risata che viene dal profondo. La sua enorme fortuna e la sua straordinaria grandezza sono quelle di saper anteporre la risata a tutto.
Per ciò l’uomo, il carattere, l’esistenza umana scompaiono. Rimane il prestigiatore, l’altleta, l’artista del suono, il genio della parola. Il ballerino, il contorsionista, il musicista. Totò è un egoista inguaribile. Risponde con un potere solo suo a tutti gli stimoli che il mondo esterno gli procura. Se qualcosa non gli sta bene la incarta e la rispedisce al mittente. Lo stesso fa con i guai che combina: se ne disfà, delegandoli al nulla o ad altri, utilizzando una comicità totale che prende spunto da qualsiasi fonte.
Totò è surreale quando serve, le sue risposte annichiliscono l’interlocutore. Il mal di testa e il nervosismo sono il solo risultato di ogni discussione con Totò. Meglio lasciar perdere per i malcapitati. Non hanno scampo vigili urbani, rapinatori, sceicchi, compratori, turisti, impiegati e soprattutto i capi, i detentori del potere. Contro di loro Totò è ancora più spietato. Totò è furbo, furbissimo, di una furbizia tanabile ma invincibile. Ogni mondo, ogni problematica sociale scompare e si dissolve davanti a Totò. Si muove tra passato, presente e futuro, tra uomini e animali. Totò può andare dovunque e dovunque si comporterà alla stessa maniera. La sua vigliaccheria è lontana da quella di Sordi, perché Sordi, quando si fa vigliacco, è carne del presente, di un uomo fermo in un momento storico e sociale. Totò no. Totò è il folletto mingherlino e sbilenco che ha imparato a sopravvivere di stratagemmi e fantasia. E poi ad ogni suo gesto meschino si accoppia una genialità, un’arte (forse partenopea) che lo assolve da ogni giudizio morale. Il bicchiere della risata con Totò è sempre pieno fino all’orlo. Non si ride mai con un sol occhio, non si pensa mai a nessuna altra cosa quando il piccolo principe agisce. Si è rapiti e basta.
Di Totò ci si innamora perché ogni sua debolezza diventa forza, ogni sua bassezza diventa poesia. Totò non è mai goffo, la sua testa é fine come le sue gambe. Totò sguscia e si infila, sbuca e sparisce, riotrna e punisce. Non c’è memoria in Totò, c’è solo istinto. Un istinto da Italietta che Totò trasforma, esalta, mette in rima. Mai si dirà: fa ridere per quanto è stupido, come si potrebbe fare con i pur grandissimi e mitici Franco e Ciccio. Totò la fa, agisce attivamente, crea e non subisce mai gli eventi. E’ una canaglia, non simpatica, simpaticissima, irresistibile. Ogni italiano come ogni altro cittadino del mondo rimane ammirato, estasiato. Totò immobilizza. E con tutto ciò si rende estraneo alla vita umana. E’ un osservatore che partecipa, interagisce, ma non cadrà mai nelle grinfie della vita. Si ferma appena prima. La vita la prende in giro e con essa tutte le sue comparse, soprattutto quelle più convinte nel recitare la parte che la sorte gli ha regalato. Con queste, con le caricature più grottesche, in senso pirandelliano, Totò va semplicemente a nozze. Pizzica il loro nervo scoperto e, facendoci scompisciare, ci apre pure una finestra sull’Italia. Ma rimarrà sempre impunito, ogni reazione gli rimbalzerà contro e la sua vittoria sarà sicura.
