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Carmina Burana

Pubblicato il 8 marzo 2015 da Sarah Mataloni


Carmina Burana

il 28 febbraio è andata in scena la Compagnia Spellbound Contemporary Ballet, che ha riproposto (dopo il debutto nel 2006 a Maiori), sul palco del Teatro Vascello, l’enorme potenza espressiva dei Carmina Burana, avvalendosi delle celebri musiche di Carl Orff, Antonio Vivaldi I, Ecce Torbit Probitas.
Lo spettacolo, diretto da Mauro Astolfi, punta, attraverso il dinamismo dei nove danzatori, sulla reinterpretazione delle atmosfere rigorose ed inquietanti del Medioevo.
La coreografia di Astolfi, destruttura l’ossatura rigida e schematica del momento storico, ed evoca, attraverso il linguaggio del corpo, il mistero, la passione, la sregolatezza “chiuse in strutture fisse” e pronte ad esplodere.
Lo spettacolo è un crescendo emotivo, un riuscito mix di movimenti e di corpi ondeggianti che si amalgamano alla perfezione.
I danzatori infatti, intrecciandosi tra di loro, rappresentano sul palco scenette “tipicamente medioevali”: il corteggiamento, le atmosfere giullaresche, il peccato e la lussuria, che si nascondono ed esplodono in spazi e linee ben definite.
Il gioco, l’amore e la passione, nascono in sordina, e lentamente, ma progressivamente, crescono fino ad esplodere, creando un interessante contrasto tra le linee definite e austere della scenografia (un tavolo e un armadio) e la coreografia suggestiva e sfrenata.
Gli elementi scenici essenziali, sono pronti a prendere le forme volute dal corpo e dal movimento dei danzatori: è l’energia coreografica che plasma gli oggetti, trasformandoli in strumenti evocativi affascinanti e pieni di significato e di mistero.
La scenografia austera, infatti, viene utilizzata per dare corpo alle atmosfere medievali: il tavolo è luogo dove i commensali bivaccano e si ingozzano o la panchina dove due coppie amoreggiano; l’armadio, nasconde indicibili segreti, tenuti lontano dallo sguardo di censura della folla.
L’armadio (enorme e rigido) è particolarmente significativo: in questo spazio, lentamente, si nascondono corpi che si dimenano per la voglia di esplodere di sensualità; l’ultima scena dei Carmina Burana reinterpretata da Astolfi, è un chiaro richiamo alla carnalità, che partendo in sordina, prende vigore e corpo dalla trasgressione.
il risultato è un bilanciato amalgama tra sacro e profano, un continuo e omogeneo flusso che esplode nel buio, dando senso al mistero tipico di un momento storico oscuro, in bilico, tra rigidità e voglia di trasgressione.
La compagnia Spellbound Contemporary Ballet , non destruttura totalmente lo schema dell’epoca: l’atmosfera più classica del momento storico, si ritrova nei costumi, nello sguardo dei danzatori, nelle linee fisse, scelte per dare corpo alle scene.
“Il titolo classico rimane nei sapori, nelle sfumature e nelle atmosfere, appunto di un classico. La danza contemporanea reinterpreta ed elabora nella percezione del presente tutto quello che di un certo passato, anche di quello non vissuto direttamente, ma solo letto o sentito dire, In qualche modo ci suggestiona" (Astolfi)
Un eccellente reinterpretazione che ci racconta un’epoca, con le sue sfumature e i suoi tratti chiaroscurali.


(Carmina Burana); Regia: Mauro Astolfi; scene: Stefano Mazzola;disegno luci: Marco Policastro; musiche: Carl Off, Antonio Vivaldi I, Ecce Torbit Probitas; interpreti: Sofia Barbiero, Fabio Cavallo, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza. Gaia Mattioli, Giuliana Mele, Cosmo Sancilio;


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