CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?

FESTIVAL “GERMANIA IN SCENA!”, TEATRO PALLADIUM, ROMA - George e Martha non si dimenticano facilmente: appartengono a quella sfera di personaggi che sanno essere persone, vive immagini fatte di (poche) luci e (tante) ombre. George e Martha con le loro nevrosi e i loro sogni fatti per essere rovesciati, messi in gioco, negati, raccontano la loro storia da anni ed anni, sempre la stessa, ma ogni giorno nuova. Chi ha paura di Virginia Woolf? è insieme la loro storia e quella dell’America intera, disillusa, sconfitta, in bilico tra abuso, rovina e follia.
Chi ha paura di Virginia Woolf?, grazie agli anni, al successo, alle continue rivisitazioni è ormai un testo che sa di classico, e il rischio nel mettere in scena un classico, si sa, è quello di ripetere il "già visto", di cadere nel banale. Ma vi è un pericolo ancor maggiore, e di gran moda, per chi si cimenta nell’impresa di reinterpretare un classico ed è quello di sfociare nell’eccesso, decisi a sbalordire ad ogni costo. Tutto questo lo sa molto bene Jurgen Gorsch, e non può non saperlo l’intero ensamble teutonico del Deutsches Theater, sbarcato al Teatro Palladium per aprire il Festival Germania in scena!. Da Otto Brahm in poi, il Deutsches ha scritto alcune tra le pagine più significative della storia teatrale, ha inaugurato avanguardie e lanciato talenti. Qui a Roma il Deutsches Theater incontra il testo di Edward Albee scegliendo la strada della semplicità: una cupa e tragicomica semplicità. Forse Gosch non passerà alla storia accanto ai nomi di più illustri e creativi predecessori e comprimari, forse questa sua opera non sarà un capolavoro, ma è ben fatta, si sa far seguire e apprezzare. Il lavoro di Gosch è sottile, eppur preciso: la sua strategia è lasciare che la storia parli da sola attraverso i suoi bravi interpreti, in una scenografia intelligentemente spoglia. Sono loro, gli attori (eccezion fatta per i due belli ma "sciapi" giovani, questo va riconosciuto), a fare spettacolo: sono Ulrich Matthes (George) e Corinna Harfouch (Martha) i veri protagonisti. Certo non è una grande sorpresa: premio Gertrud-Eysoldt-Ring e miglior attore teatrale 2006 il primo; un German Film Award come miglior attrice la seconda. Matthes è l’humor nero che a tratti incombe sul dramma e il suo sguardo, attento e comunicante, è capace di divertita osservazione e sa farsi interprete di depressa attesa. Ma è per lei, per Corinna Harfouch che il pubblico perde la testa, pronto, a fine spettacolo, a consumare le mani in intensi applausi, è lei che si celebra commossi dalla platea. E’ brava, è vero, Corinna Harfouch e non tanto in quegli scatti per cui il pubblico l’acclama: non per le urla isteriche; non per le parole incespicanti; non nelle esplosioni di rabbia, mentre traballa simil-ubriaca. Per nulla di tutto ciò, che anzi sono a tratti troppo sforzate queste sue manifestazioni del delirio umano, la si potrebbe acclamare. La Harfouch si rende tremendamente e fortemente interessante, e brava, molto brava, laddove contiene placida la rabbia e la sua Martha parla e si confessa, con quella voce che un minuto prima tuonava forte e ora si fa flebile e si perde nel soffio: per questo l’acclamiamo, per questo ci commuove. Perché allora è una donna a parlare e non un’attrice virtuosa. Una donna vera fatta di lacrime e sangue.
(Chi ha paura di Virgina Woolf?) di Edward Albee (versione tedesca di Pinkas Braun, rivisitata da Bernd Wilms) Regia:Jürgen Gosch ; interpreti: Corinna Harfouch, Katharina Schmalenberg, Alexander Khuon e Ulrich Matthes.
