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E pensare che da piccolo ero un bravo bambino

Pubblicato il 23 aprile 2013 da Monia Manzo


E pensare che da piccolo ero un bravo bambino

Scoprire che il passaggio dall’infanzia all’adolescenza possa trasformarsi in un viaggio interiore, alla scoperta della propria identità e anima, è reso possibile grazie allo stile efficace e d’impatto e alla lingua vernacolare, utilizzati dal trentatreenne Liborio Natali, già conclamato e bravo attore-autore siciliano. Il protagonista del suo romanzo, breve, ma visivamente coinvolgente, ci fa immergere nella realtà onirica del suo sguardo narrativo, fatto di grottesco e comico ma al contempo legato a uno scenario proletario dove tutti i cromatismi dell’umanità si manifestano nel micro-cosmo della provincia dell’Italia meridionale.

Alessandro è un bambino che racchiude in sé due anime: quella popolare e l’altra inconsapevolmente artistica, in via di definizione. Come in tutte le personalità inconsciamente complesse sin dai primi anni di vita, il protagonista si amalgama con i suoi coetanei ma al contempo si estranea, appartandosi in un suo mondo fatto di immagini surreali, dove i personaggi reali ma grotteschi appaiono come delle vere e proprie caricature inserite in un banale contesto campanilistico, mutato da Natali in mondo immaginifico e suggestivo. L’evidente bravura dello scrittore risiede nel saper trasformare in maniera quasi pirandelliana tic e stereotipi in esaltanti soggetti narrativi: la nonna tirchia, il padre italiano-medio gran lavoratore ma frustrato e forte bevitore (tanto da indurre spesso la mamma a cacciarlo di casa, per poi vederlo tornare penitente e strisciante al focolare domestico), le pettegole del paese poi punite dalla Divina Provvidenza.

I personaggi-chiave del racconto sono la nonna buona e il suo amico d’infanzia vittima di un grave incidente, che, una volta risvegliatosi dal coma, è costretto a vivere una vita penosa, viste le gravi condizioni fisiche. Sarà questo triste avvenimento il viatico per una nuova vita, una sorta di catarsi che avvicinerà il ragazzo ad un mondo nascosto dalle apparenze, in cui l’umanità e il suo mistero possono essere almeno percepite. Le ultime parole prima di morire dell’amico del cuore saranno solo per Alessandro e lo colpiranno profondamente; capirà che se un essere in fin di vita usa le proprie ultime energie per donare un papavero, simbolo di vita, allora, forse, la sua persona è realmente diversa e la sua missione altrettanto difficile e straordinaria. Alessandro decide di intraprendere la professione di attore, un lavoro che gli permetterà di entrare nella vita degli altri e di farlo continuare a sognare, pur dovendo crescere.

In questo realismo onirico, si inserisce un forte elemento biografico del giovane autore, che merita un particolare plauso per aver sfruttato nella maniera più nobile la sua lingua vernacolare donandoci un paesaggio e un ambiente trasfigurato, si, ma ricco di significati sociali e culturali che affondano le radici nelle sue origini meridionali.


Autore: Liborio Natali
Titolo: E pensare che da piccolo ero un bravo bambino
Editore: Amazon.it
Dati: 57 pp
Anno: 2013
Prezzo: 2,68 €
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