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End of the Rainbow

Pubblicato il 21 dicembre 2013 da Francesca Polici
VOTO:


End of the Rainbow

Il declino di una star. La vita e l’inferno di Judy Garland, la bimba prodigio che esordì nei piccoli teatri di provincia insieme alle sue sorelle, quella che fece innamorare tutta Hollywood e che si conquistò un Oscar già alla tenera età di 18 anni, grazie alla magnifica interpretazione della dolce Dorothy, protagonista del celebre musical Il mago di Oz. Cantante, ballerina ed attrice, una grande artista poliedrica amata e ricordata soprattutto per la sua capacità di possedere la scena. Nonostante la sua carriera artistica, costellata da continui trionfi e riconoscimenti internazionali, Judy Garland forse non seppe reggere il peso del successo. Allo splendore della vita artistica purtroppo seguì un’intimità profondamente travagliata, fra innumerevoli divorzi ed amori infranti seguiti poi da gravi abusi di farmaci. Un’ esistenza tormentata che condusse la star ad una morte precoce, per cui ancora oggi il mondo dello spettacolo continua a versare delle lacrime.

End of the Rainbow, l’ultima fatica teatrale di Juan Diego Puerta Lopez, porta in scena sei settimane della vita di Judy Garland, poco prima della sua scomparsa. Siamo all’Hotel Ritz Carlton, un lussuosissimo resort nel cuore di Londra, in pieno periodo natalizio. La star hollywoodiana, ormai quarantaseienne, dopo una breve assenza dal palcoscenico, decide di tornare a far sognare quel tanto amato e detestato mondo dello spettacolo, tra paillettes e lustrini ed un pubblico impazzito pronto ad applaudirla in ogni istante. Intenzionata a lasciarsi alle spalle i sogni e gli amori infranti, i tentativi di suicidio e l’alcool, per tornare a risplendere di quella luce ineguagliabile. Il fedele amico e pianista Anthony ed il suo nuovo e giovane amante Mickey, sembrano mettercela tutta per aiutarla, ma ormai quella fama mondiale e quella vita di eccessi sembrano averle prosciugato tutta la linfa vitale.

L’opera procede tra sprazzi da commedia e momenti profondamente tragici, accompagnati da alcune delle più belle canzoni di Judy Garland. Fra palcoscenico ed intimità, assistiamo alla lenta e graduale rovina della diva interpretata da una splendida Monica Guerritore che domina e sovrasta la scena con tanta disinvoltura e naturalezza dei gesti che spiazza gli occhi di chi la guarda. La fisicità della sua interpretazione acquista un carattere quasi magnetico e toni poetici, irrompendo con forza nella visione dello spettatore. L’attrice mette in luce ed esalta anche i più piccoli difetti fisici, dotandoli così di una bellezza sublime. Con grande maestria si muove leggiadra da un genere all’altro, in un’opera che più che un musical potremmo definire musicale. Funzionale ed apprezzabile anche l’interpretazione degli altri due personaggi (Aldo Gentilischi e Alessandro Riceci), che ben accompagnano la protagonista sul palco, pur restando sempre in penombra rispetto al dominio scenico assoluto tenuto dalla Guerritore. L’intera opera di fatto è sorretta da questa che riesce a donare forza ed efficacia anche laddove la drammaturgia a tratti sembri mancare. Nello spettacolo si può notare anche una certa cura nei dettagli scenici e soprattutto nei costumi, che contribuiscono alla creazione di un’opera teatrale a dir poco imponente. Uno splendido omaggio ad una grande star.


(End of the Rainbow); Regia: Juan Diego Puerta Lopez; drammaturgia: Peter Quilter; costumi: Walter Azzini; scene: Carmelo Giammello; musica: Marcello Sirignano; interpreti: Monica Guerritore, Aldo Gentileschi, Alessandro Riceci; teatro e date spettacolo: Roma, Teatro Eliseo dal 26 Novembre al 15 Dicembre 2013.


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