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EuroAmericana - I Pilastri della terra

Pubblicato il 18 ottobre 2010 da Lorenzo Vincenti


EuroAmericana - I Pilastri della terra

“Evento televisivo dell’anno” è una frase che sentiamo ormai gridare dagli altoparlanti dei televisori con sempre più frequenza. A volte per presentare prodotti seriali degni di cotanta enfasi – è il caso di The Pacific – altre per spingere lavori non certo meritevoli di attenzioni particolari (il Ben Hur recentemente trasmesso sui palinsesti generalisti ci sembra l’esempio ultimo). Altre volte ancora, invece, questa definizione si appiccica sul prodotto in maniera quasi automatica, senza quasi che lo stesso possa rendersene conto o faccia qualcosa per meritarsi l’appellativo di evento mediatico. È il caso di quei kolossal multimilionari voluminosi e impegnativi di cui, a nostro avviso, I pilastri della terra costituisce non solo l’esempio più recente ma anche il più significativo.
La megaproduzione euroamericana voluta dal network statunitense Starz (su spinta del Ceo, Chris Albrecht) e realizzata fattivamente dalla tedesca Tandem Communications, in collaborazione con la canadese Muse Entertainment e la britannica Scott Free (ancora i fratelli Scott) rappresenta infatti un evento a prescindere, sontuoso per i suoi numeri da capogiro (40 milioni di budget per otto ore di prodotto finale), prestigioso per la sua provenienza letteraria illustre (tratto direttamente dall’omonimo best seller storico di Ken Follett) e imponente per le esigenze tecnico artistiche emerse sul campo. E se è vero che un evento, per essere riconosciuto come tale nella tv odierna, debba presentare delle caratteristiche ormai consolidate come la brevità del formato (miniserie e film tv) e un’unione tra il carattere storico del racconto e l’epicità dello stesso, allora I pilastri della terra rappresenta forse l’emblema massimo dell’evento televisivo degli ultimi anni. Addirittura più di The Pacific, un prodotto che da un punto di vista qualitativo si può ritenere, senza dubbio, più intenso e completo della miniserie tratta da Follett.
I pilastri della terra è una fedele trasposizione del romanzo storico originario e per questo rispecchia con eccessiva fedeltà l’evoluzione e i risvolti narrativi di una epopea classica, fatta di numerosi personaggi che intrecciano i loro destini, di percorsi umani tesi a rivelare la sostanziale differenza tra bene e male e la lotta tra queste due fazioni per il predominio definitivo. La miniserie, quasi quanto il testo, mescola sapientemente lo sfondo storico, le ambientazioni, le atmosfere medievali concrete con la leggenda di eventi e personaggi creati dal genio di Follett. Li unisce in maniera impeccabile per elevarne poi il risultato attraverso l’enfasi di un racconto ridondante e vistoso, imponente ma sempre e comunque classico. Anche sotto questo punto di vista la miniserie trasmessa da Sky rivela una chiara e definita identità. Lo stile, la composizione visiva, la struttura drammaturgica vivono di una classicità inattaccabile ed essenziale per il tipo di prodotto. Non vi è azzardo o sperimentazione alcuna per un’opera che sembra non solo vivere dell’essenza del libro ma anche farsi carico di un rinnovamento evidente della tradizione classica. Rigenerazione che passa ovviamente dal carattere spettacolare della messa in scena e dall’influente impatto visivo che essa ha sullo spettatore.
Non per questo, però, I pilastri della terra appare come un’opera perfetta. Tutt’altro. Dietro la fascinazione del racconto e dei mondi mitici dell’Inghilterra medievale si nascondono difetti più o meno evidenti. Come la semplicità dei dialoghi, sinceramente troppo approssimativi per un’epopea così imponente, e una certa confusione di ruoli, tempi e spazi. Nel passaggio dalle mille pagine del testo di Follett alle otto ore della miniserie, infatti, la storia perde leggermente di linearità e chiarezza, cadendo vittima, in più di una occasione, della impietosa rapidità televisiva. Ecco così che saltano parti, stralci, raccordi testuali, si perdono descrizioni particolareggiate, introspezioni sui personaggi e ’quadri d’insieme’ atti a far respirare di tanto in tanto lo spettatore. La visione per quest’ultimo ha insomma i suoi effetti collaterali. Se da una parte l’impianto visivo ammaliante contribuisce ad attirare l’attenzione e convogliarla verso una storia avventurosa e altrettanto affascinante, dall’altra l’eccessiva presenza di elementi esposti al pubblico con rapidità disarmante non produce altro che uno spiazzamento evidente dello stesso, costretto ad assimilare tutto e a riutilizzarlo rapidamente senza nemmeno averlo digerito. Mai come in questa occasione, quindi, sarebbe opportuno avvicinarsi al prodotto da lettore dell’opera originaria, per entrare nei meccanismi ancor prima di vederli rappresentati, ma soprattutto per conoscere in partenza l’essenza più pura che anima I pilastri della terra. Per godere insomma in maniera totale e assoluta di tutti i dettagli che compongono uno, e non certo l’unico, degli eventi televisivi dell’anno.


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