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Fabrizio Cattani: "Il mio prossimo film? Un western moderno"

Pubblicato il 6 luglio 2012 da Antonio Valerio Spera


Fabrizio Cattani: "Il mio prossimo film? Un western moderno"

Dopo la presentazione all’ultima Mostra di Venezia nella sezione Controcampo italiano, Maternity Blues, opera seconda di Fabrizio Cattani, è arrivata nei nostri cinema a fine aprile, purtroppo con poco successo. Ora però il film si sta fortunatamente prendendo la sua rivincita: i festival italiani e stranieri gli stanno dando la visibilità che avrebbe meritato nelle sale e i riconoscimenti stanno arrivando uno dopo l’altro. Ecco quindi il premio Biraghi alla protagonista Andrea Osvart e due Globi d’Oro della Stampa Estera, uno sempre all’Osvart e uno come "film da non dimenticare", in attesa di conoscere i verdetti dell’Ischia Film Festival, dove il film è stato presentato in questi giorni accompagnato dall’attrice Chiara Martegiani e dal regista.

Fabrizio, felice per questa seconda vita di Maternity Blues?

Fabrizio Cattani: Molto, e speriamo ce ne sia anche una terza, perché la prima è stata breve dato il poco spazio che ha avuto nelle sale. Il film è stato presentato con successo al Festival di Shanghai, sarà in concorso a settembre al Festival di Alessandria d’Egitto, e poi i Globi d’Oro sono stati una vera sorpresa, un bel coronamento per il lavoro di tutti noi.

Qualche sorpresa ce l’avremo anche noi con il DVD?

F.C.: Nel DVD ci sono 15 minuti di scene tagliate, tra le quali anche un finale alternativo che vede la protagonista tornare dal marito. Un finale che mi piaceva molto, ma che poi ho scartato, perché nonostante fosse molto emozionante, poteva risultare un po’ scontato.

Quant’è difficile oggi produrre in Italia un film come Maternity Blues?

F.C.: Nel cinema italiano oggi ci vuole tanto coraggio nell’affrontare storie come quella del mio film, perché ormai ciò che richiedono è la commedia. Se non avessi messo in pratica la formula del "coproducer" non lo avrei mai realizzato. Bisogna lottare, crederci, il mercato chiede altre cose in questo momento: prima andava il filone adolescenziale, poi i comici di Zelig, adesso vogliono commedie divertenti ma a sfondo sociale, sulla linea di Quasi amici, che ha incassato tantissimo. I produttori, quando vedono che funziona una formula, puntano su quella.

Alcuni registi infatti hanno deciso di adattarsi al mercato e sono passati alla commedia...

F.C.: E’ una scelta che io non farei. Se faccio questo mestiere è perché credo in ciò che sento e che voglio fare, anche se a volte può essere complicato. Il rabdomante era una commedia, ma ci sono commedie che non riuscirei a fare. Non voglio realizzare film in cui non credo.

Prossimi progetti?

F.C.: Ho una sceneggiatura pronta, tratta dal romanzo Uomini e cani di Omar Di Monopoli, e sto lottando per portarla sullo schermo. Sarà un film diverso dai miei precedenti, si tratta di una sorta di western moderno, ambientato in una Puglia non da cartolina.

Hai già in mente gli interpreti?

F.C.: E’ un film corale e ci sono tantissimi personaggi. Per gli interpreti sto cercando soprattutto attori pugliesi sconosciuti. Per tre ruoli invece stiamo lavorando su nomi importanti, vedremo.


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